The Falcon and the Winter Soldier segna il passaggio nel MCU alla nuova generazione di eroi

Arrivare dopo WandaVision non deve essere gradevole per nessuno, nemmeno se sei un prodotto Marvel. Se però sei The Falcon and the Winter Soldier forse le cose possono risultarti più facili. Non semplici, ma sicuramente più facili. Questo perché qualsiasi fan o meno del MCU sa cosa aspettarsi da un’operazione che vede coinvolti i personaggi di Falcon e del Soldato d’Inverno, più di quanto poteva essere prevedibile invece lo sviluppo e le possibili ricerche di stile che due Avengers come Visione e Scarlett Witch potevano offrire, assai più mistici e meno inquadrabili, soprattutto nell’aria supereroistica edificata da Kevin Feige.

Sta di fatto che WandaVision ha sfruttato al massimo l’elemento immaginativo dei creativi dei Marvel Studios, i quali hanno potuto letteralmente giocare con la percezione narrativa e visiva della serie ideata da Jac Schaeffer, facendone la produzione più sperimentale a cui il MCU si è mai dedicato, poco più solamente rispetto a un altro psichedelico risultato quale quello agguantato da Doctor Strange. L’elemento sorpresa perciò non poteva che andarsi ad affievolire con la prosecuzione dell’universo fumettistico seriale, l’unico che in questo trascinarsi di tempi pandemici ha riservato agli spettatori la propria dose marveliana annuale, andata a sopperire dal punto di vista cinematografico e ancora in attesa di un titolo bramato come quello di Black Widow

Arrivare quindi alla visione di The Falcon and the Winter Soldier non suscita la stessa imprevedibilità o lo stupore con cui WandaVision ci aveva viziato a gennaio, ma porta al pubblico quel conforto che solamente un contenitore come la Marvel sa assicurare, e che la maggior parte delle volte risulta anche riservare degli esiti ottimali. Nella convenzionalità che la serie del creatore Malcolm Spellman sembra recare, nei toni che si riappropriano completamente dell’energia Marvel di cui i suoi fan, spaesati dagli Hex di Wanda Maximoff, possono rimpossessarsi, The Falcon and the Winter Soldier è il confine a metà tra il mondo conosciuto che abbiamo cominciato ad amare fin dal primo Iron Man del 2008 e lo stravolgimento a cui le conseguenze di Avengers: Infinity War e Avengers: Endagme hanno condotto.

Addio Captain America, benvenuti Falcon e Soldato d’Inverno

Nell’eccitazione di quel sentore di casa, di quelle tipiche atmosfere action con cui la serie ci accompagna fin dall’apertura della prima puntata, vanno e andranno srotolandosi i racconti e le sequenze supereroistiche a cui la Marvel ci ha educato. Un ritornare a delle origini che simboleggiano, insieme, un nuovo inizio; il quale si legano ad una specifica figura, ad una delle assi fondamentali per le imprese della squadra degli Avengers e che, pur nella sua assenza (e soprattutto per questa) farà da traino a un’inedita mitologia di supereroi che progrediranno partendo proprio dai suoi successi.

È Captain America il punto di fine e di inizio che segna il racconto e le dinamiche personali quanto umane e supereroistiche di The Falcon and the Winter Soldier. Se WandaVision aveva metaforicamente detto addio ai suoi predecessori, staccando il proprio cordone ombelicale attraverso la messinscena e l’investigazione di uno stilema artistico e narrativo inusuale per la dimensione Marvel, The Falcon and the Winter Soldier cerca di salutarlo e di addentrarsi nella Fase 4 esplicitando a parole e gesti un passaggio di testimone fondamentale. La celebrazione effettiva del passato che lascia spazio ad una nuova ondata, quella che andrà formando il destino della saga del MCU e dei suoi prossimi Avengers.

The Falcon and The Winter Soldier

The Falcon and the Winter Soldier e la responsabilità dei nuovi, centrali Avengers

Un’iconografia del passaggio che parte dalla commemorazione del defunto (o eremita sulla Luna?) Steve Rogers. La morte di un’epoca che cerca di lasciare spazio a quella che verrà e che avrà, necessariamente, bisogno di personalità appropriate, adatte ai propri tempi, fedeli agli ideali della tradizione eppure in grado di sapersi adeguare al presente e a quello che riserverà il futuro. Ereditare, per quella che sarà la storia di Falcon e del Soldato d’Inverno, non significherà solamente accettare o meno di impugnare lo scudo del compare Captain America o di sostituirsi alle imprese che ha compiuto. Ereditare è il sentimento di responsabilità, coscienza e costruzione di una realtà al passo con il periodo storico che si sta vivendo; che sappia guardare agli anni addietro non per imitarli, ma per trovare ispirazione su dettami universali e impiantarli su metodi e visioni del domani.

È chiaro dunque che alla Marvel e al mondo intero servono dei nuovi eroi. Eroi che sappiamo rappresentare quei simboli che, senza le persone, non sarebbero altro che simulacri vuoti lasciati ad impolverare in un museo. Di eroi che sappiano cosa accade in un mondo in cui le persone sono state blippate per cinque anni, in cui sono poi tornate improvvisamente come se ne erano velocemente andate, rimediando a quel gap che Thanos aveva causato con lo schiocco delle proprie dita, dovendo reintrodurre una stabilità a cui, pur con difficoltà, c’è bisogno di abituarsi. 

La morte degli eroi del passato equivale al peso che la nascita dei nuovi dovrà comportare. E con la sicurezza del proprio compartimento creativo e con lo spalleggiarsi di due personaggi non ancora così esplorati perciò pieni di opportunità, The Falcon and the Winter Soldier sembra poter raccogliere con fiducia e determinazione le sorti della Fase 4 di questa nuova sfida Marvel. Una versione old fashion di tanti film e scene del MCU per un racconto esclusivo che va solcandosi in profondità nella ritualità del lascito. Quello che per Spider-Man fu la morte di Tony Stark e che per Falcon e il Soldato d’Inverno sarà quella di Captain America. Un prodotto che ha la tipicità del MCU, ma il quale contiene tutta un’altra storia: l’era di una nuova generazione di supereroi