Niccolò Amminiti racconta della lavorazione di Anna insieme alla sceneggiatrice Francesca Manieri e al cast

“Ho avuto molte ispirazioni, ma la prima è il quadro I giochi dei fanciulli di Pieter Bruegel: una piazza vista dall’alto dove i bambini fanno dei giochi anche molto violenti. C’è chi gioca a palla, chi fa finta di sposarsi. I volti sono tutti molto seri, c’è qualcosa di adulto.”. È questa la prima suggestione da cui ha preso Niccolò Ammaniti, scrittore famoso nel panorama italiano, che torna a dedicarsi alla tv dopo il lavoro svolto con Il miracolo. È ancora una volta Sky a prendersi carico dell’autore che diventa sceneggiatore e regista, il quale prende dal proprio romanzo Anna del 2015 per renderlo una miniserie in sei episodi, tutti disponibili dal 23 aprile.

“Dopo aver chiuso Anna come romanzo ho continuato a pensare alla sua storia. Mi sono concentrato molto sulla protagonista, interrogandomi sul suo carattere, il suo vivere in un mondo senza adulti, lei che nel giro di pochissimo tempo diventa figlia, sposa, madre, vedova e moritura, tutto senza saperlo.” afferma Ammaniti “Più passava il tempo, più volevo aggiungere snodi e personaggi, aumentare l’importanza di altre figure come ad esempio quella della Picciridduna. Quando si è poi presentata la possibilità di sviluppare una serie tv e mi hanno chiesto di scegliere chi sarebbe stato il regista ho risposto: devo essere io.”.

Anna non è la prima trasposizione di un romanzo dello scrittore diventato prodotto audiovisivo. Il primo è stato L’ultimo capodanno di Marco Risi nel 1998, passando poi per Io non ho paura di Giuseppe Salvatores nel 2003, il quale ha diretto anche nel 2008 Come Dio comanda, fino a Io e te del 2012 del maestro Bernardo Bertolucci. “Avevo iniziato a pensare alla regia già ai tempi di Io e te, ma quando Bernardo Bertolucci si è mostrato interessato, non ho potuto fare altro che tirarmi indietro.”. Una voglia di rendere concrete le proprie storie per riuscire finalmente a capire se i suoi personaggi possono esistere esattamente come li ha immaginati: “Questo non vuol dire che non abbia apprezzato i lavori tratti dai miei libri, solo che voglio vedere se sono in grado di dare loro la voce che desidero.”.

E con Anna l’operazione sembra riuscita, grazie anche al contributo della sempre impeccabile Francesca Manieri, che dopo aver sceneggiato accanto ad Ammaniti la serie Il miracolo, torna a collaborare col romanziere: “Per me è una gioia lavorare con Niccolò. È la persona con il tasso di idee più alto che conosca. Il che è un bene, ma questo significa che bisogna saperlo trattenere. E considerando che praticamente non dorme mai, è una fucina di idee 24h su 24h.”. Continua la sceneggiatrice: “Caratterialmente siamo molto simili, ma abbiamo una visione diversa delle cose: lui atea, io sono molto religiosa. Ma entrambi sappiamo approcciarci con ironia alla realtà. Questo ci permette di scavalcare insieme gli algoritmi prefissati dal cinema o dalla televisione, il che ci ha permesso di esplorare le sfumature tra bene e male facendoci muovere nella scrittura grazie alla compassione, non al colpo di scena.”. Conclude Manieri: “Anna è stata un’operazione titanica, ma Niccolò non fa mai percepire la fatica dietro alla regia e questo contribuisce a dare la giusta traiettoria alla visione.”.

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Anna arriva con le sue sei puntate su Sky dal 13 aprile

Ad interpretare Anna è la giovane Giulia Dragotto, scelta tra duemila ragazze: “Anna è una folle, è pazza. Essendo entrata nei suoi panni posso dire che siamo totalmente diverse. Ma la stimo molto e penso che al contrario di lei io, in una situazione simile, non ce l’avrei mai fatta.”. Ad affiancare la giovane interprete c’è il piccolo Astor, interpretato dall’attore Alessandro Pecorella: “Con Niccolò c’è stata una grandissima intesa.”. Conferma che arriva anche dal resto del cast di giovanissimi, di cui fanno parte Giovanni Mavilla nel ruolo di Pietro e Clara Tramontano nel ruolo di Angelica. 

Tra gli adulti di Anna compaiono Elena Lietti nella parte della madre di Anna e Astor, protagonista dei flashback che ricostruiscono nella serie i momenti precedenti allo scoppio della pandemia che ha infestato il mondo, lasciando sulla terra solamente i bambini. “Ciò che fa il mio personaggio è creare un’eredità per i propri figli. È una donna indipendente, autonoma, libera da vincoli, fedele a se stessa e ai propri bambini. Quello di scrivere un manuale di sopravvivenza è un gesto eroico e non solamente perché dà ai propri figli informazioni pratiche, ma anche consigli sull’importanza del ricordo e dell’essere una famiglia.”. Roberta Mattei è invece la Picciridduna, l’unica adulta rimasta: “Non posso dire molto visto che il mio è un personaggio chiave. La mia Katia è costretta a una sorta di sottomissione, ma alla fine non può che far valere la propria natura. E questo credo sia un punto importante della serie. Natura sia come terra che ricomincia a riprendersi i propri spazi, sia natura come indole dei personaggi.”.

Ovviamente il cortocircuito che si potrebbe creare con la realtà è il fatto che, all’interno di Anna, i personaggi vivono una pandemia, e la serie esce proprio mentre siamo ancora nel pieno del Covid-19. “Ma la serie non parla effettivamente di quello e le due malattie sono comunque differenti.” commenta il regista “Avevo bisogno di un evento che lasciasse sulla terra solo bambini e quello del virus che si attiva dentro di noi quando diventiamo adulti mi sembrava il più adatto. In verità è la speranza ciò che porta avanti la serie. All’inizio è offuscata, non si vede, ma finisce per diventare la spinta propulsiva di Anna. Come dice la protagonista nella serie, la Sicilia in cui si trova è solo ad un dito d’acqua dall’Italia, che per lei rappresenta il varco verso il futuro. Ma non solo per la sua famiglia, bensì per l’intera umanità.”. 

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