Ambientato nelle scuderie a nord di Filadelfia, Concrete Cowboy è racconto di formazione tra valori campestri e alternative di vita

Sinossi del film Concrete Cowboy:

Cole (Caleb McLaughlin) viene portato a passare l’estate dal padre Harp (Idris Elba), il quale lavora alle scuderie di Fletcher Street. Il ragazzo si dividerà così tra la vita della stalla e quella per le strade dello spaccio assieme all’amico Smush (Jharrel Jerome), dovendo decidere quale strada intraprendere.

La recensione di Concrete Cowboy:

Ci sono storie vere che hanno l’alone della favola. Ruvida, crudele, apparentemente distante, ma pur sempre favola. Come possono esserlo alcuni luoghi, posti da immaginario fantastico che abitano in verità le strade metropolitane, che incastrano un panorama all’apparenza irreale nel mezzo del quotidiano, rendendolo momentaneamente estemporaneo. È il caso delle scuderie Fletcher Street nel nord della Filadelfia, dove una reminiscenza di uomini del far west continua a vivere il sogno americano, in cui i cavalli vengono tenuti in mezzo alla strada a fare da contrappunto alla rivoluzione industriale, liberi per i campi mentre dietro di loro i semafori e le macchine ci riportano velocemente alla contemporaneità.

Quella di Ricky Staub è una dimensione sospesa, riportata in forma cinematografica con Concrete Cowboy dopo essere stata trascritta come romanzo da Greg Neri nel 2011 col suo Ghetto Cowboy e sceneggiata per Netflix da Dan Walser insieme al regista stesso. Tra i produttori figura Lee Daniels, assieme a quell’Idris Elba che accetta di immergersi nel mondo degli stallieri per un ruolo marginale eppure segnato da una profonda trasformazione all’interno del film, la medesima affrontata dal vero protagonista Caleb McLaughlin. Uno dei ragazzi prodigio di Stranger Things, l’attore volto del personaggio di Lucas nella serie tv Netflix si divide nel film di Staub tra la disillusione della vita di strada, dove lo spaccio è sempre l’unica via, e un’alternativa per la prima volta concreta, raggiungibile, sincera. Quella fatta di stalle da pulire e animali da domare, spiriti affini che possono incontrarsi nel rapporto di un giovane col suo cavallo: irrequieti e per questo uguali, inflessibili, ma pronti a cambiare.

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Per le vere strade di Fletcher Street

Cole (McLaughlin) arriva in estate nella casa del padre per un obbligo imposto dalla madre, esausta dalle continue chiamate da scuola per il comportamento irascibile del ragazzo, che ha bisogno di modificare completamente il proprio comportamento. È così che la donna lo porta nella casa in cui il giovane non vorrebbe abitare, dove all’ingresso è pronto ad accoglierlo un cavallo poco socievole e il cui proprietario è quel padre mai conosciuto a fondo e, per questa mancanza, odiato dal figlio. È delle scuderie di Fletcher Street che Harp (Elba) si occupa, in cui cura le proprie bestie e in cui insegna ai cittadini del quartiere a cavalcare. E sarà questa la vita a cui Cole si dovrà temporaneamente abituare, tenendo nascosti i suoi traffici di droga col coetaneo Smush (Jharrel Jerome), assumendo un’inedita prospettiva d’esistenza, tutta vista dalla groppa di un cavallo.

I viali fuori dal tempo di Fletcher Street si avvalgono di un sentore di mito che, in verità, è quanto di più reale si possa trovare nelle zone a nord di Filadelfia. Quei luoghi che non si pensa riscontrabili nella modernità, posti semmai nel mezzo di campi sconfinati e terre rurali, ma che nel film Netflix fanno da sfondo tanto alla storia del personaggio di Cole quanto a quella del corpo corale attoriale, il quale non fa altro che andare ad interpretare se stesso. Quelle scuderie che portano il nome di Fletcher Street sono davvero posizionate ai bordi della periferia cittadina e sono gli attori stessi dell’opera i custodi che, nella realtà di tutti i giorni, si prendono carico dell’attenzione e della premura dei loro cavalli. Bolla reale e di finzione si compenetrano dunque nel racconto di formazione del protagonista di Caleb McLaughlin, mentre il ragazzo si lascia circondare da autentici cowboy che si prestano per l’occasione all’arte della recitazione, restituendo al pubblico un’attinenza tangibile di ciò che i personaggi trattano seppur rimaneggiata attraverso gli stilemi cinematografici. 

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Concrete Cowboy e i valori terreni del fim di Ricky Staub

Concrete Cowboy porta dunque i precetti dell’esistenza campestre per raccontarli tessendo un legame tra un giovane e quello che diventerà presto il suo cavallo, per un parallelismo che lega mondo umano e mondo animale nella continua ricerca di qualcosa che porti ad un personale scopo e a una ricercata pace. Quella che Cole e il puledro Boo troveranno rispecchiandosi l’uno nel riflesso dell’altro, riconoscendosi come affini in una dimensione che, al principio, non ritenevano propria, ottica che andrà modificandosi nell’entrata in comunione tra padrone e destriero, mutando anche il rapporto con l’esterno.

Un’opera sulla crescita che rende marginale il solito lavoro sulla perdizione dei ragazzi di strada, ricontestualizzandoli in questa visione salvifica e fatta di valori, in cui il dedicarsi anima e corpo al proprio cavallo dona nuova calma all’irrequieta insoddisfazione. La tradizione di questi cowboy orfani sostituisce l’illegalità giovanile, il trovare un proprio posto allontana così dagli sbagli che una vita con poche alternative può far compiere. Un film più sentimentale di quanto possa far pensare il Concrete Cowboy di Ricky Staub, per una via di fuga nobile e incredibilmente terrena.

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