Quella che può sembrare una fiaba è in verità reale: Il mio amico in fondo al mare è l’amicizia tra un uomo e un polpo in un doc da Oscar

Ciò che spesso meraviglia dei documentari è che sembrano trarre direttamente dalla fantasia. È su questo paradosso che un maestro come Werner Herzog ha creato alcuni dei punti cardine della propria carriera, a ricordo della fantascienza inserita nel suo L’ignoto spazio profondo, storia di un alieno realizzata con immagini di repertorio e chiusura di una trilogia iniziata con Fata Morgana e proseguita con Apocalisse nel deserto. Anche quella di Il mio amico in fondo al mare potrebbe tranquillamente porsi come rimaneggiamento di una storia che parte dall’invenzione per poter passare poi come reale, in quanto contenente al proprio interno ogni elemento necessario all’attivazione della nostra immaginazione spettatoriale, coinvolgendola vivamente. 

Eppure quella di Craig Foster, per quanto impensabile, è una storia autentica, che ha tutta l’empatia del racconto cinematografico applicato in maniera incredibilmente attinente ai connotati della realtà. Proprio come per il Grizzly Man di Herzog, ma con uno svolgimento e un finale del tutto diversi, i registi Pippa Ehrlich e James Reed hanno voluto assemblare insieme il materiale archiviato in quasi un intero anno dal protagonista Foster per raccontare l’amicizia nata e sviluppatasi insieme a un polpo nelle profondità dell’Oceano di False Bay nel Sud Africa. Una storia che ha stilemi narrativi archetipici, i quali vengono seguiti pedissequamente dall’incontro tra umano e non-umano che va instaurandosi tra i due personaggi del documentario, sospendendo momentaneamente il senso di surrealtà per ciò che si sta osservando e immergendosi insieme al protagonista nelle acque incontaminate dell’ecosistema atlantico.

Il mio amico in fondo al mare

Sintonia e evoluzione tra uomo e polpo in Il mio amico in fondo al mare

Alle motivazioni di Craig Foster, a sua volta documentarista di professione, e alla decisione di riconnettersi in primo luogo con un proprio benessere personale va dunque unendosi l’incontro imprevisto con una creatura dei mari che saprà agire come lenitivo per ben due aspetti della vita dell’uomo. Da una parte esporrà a Craig la possibilità di poter ritrovare un proprio equilibrio interiore, perso nel corso degli anni e ritrovato nella distanza dalla confusione quotidiana. Dall’altra gli permetterà un’entrata in connessione talmente intensa con un appartenente del regno acquatico da farlo sentire giorno dopo giorno sempre più vicino all’animale, scrutandolo con l’occhio dello studioso, ma rimanendone affezionato come ciò che impariamo a conoscere bene nel tempo.

È proprio per le dinamiche di relazione tra i due personaggi che Il mio amico in fondo al mare spiazza, per quell’interazione unica che va creandosi in un cerchio ristretto di fiducia e congiunzione. Un collegamento mostrato come punto di incontro tra la bolla umana e quella della fauna marittima, la quale oltrepassa qualsiasi semplicistica definizione, mostrando senza filtri gli appuntamenti, l’entrata in sintonia e l’evoluzione del rapporto tra Craig Foster e il suo amico polpo. Tutto ripreso, tutto fedelmente documentato per una delle esperienze più significative della vita dell’uomo, per un rapporto che va dalla curiosità al sentimento, ripristinando le medesime sensazioni in fase di montaggio così da far percepire le stesse emozioni anche agli spettatori.

Il mio amico in fondo al mare

Un documentario da Oscar

Le suggestioni sono il principale veicolo con cui Il mio amico in fondo al mare contribuisce a introdurre il pubblico nelle acque esplorate dal protagonista. Già dalla sua sequenza iniziale il documentario stabilisce un’atmosfera che contribuirà alla calma della visione, al dolce accarezzare delle correnti che coccolano e sorprendono per la loro ricchezza. L’acqua diventa la culla dei soggetti del documentario, altresì quella di chi li osserva attraverso uno schermo. Rendere confortevole lo spazio e adattarlo a quello vissuto da Craig amplifica la maniera in cui viene restituito allo spettatore, e così anche quell’amicizia con il polpo che finisce per venir percepita nella sua completezza e intimità. 

Il mio amico in fondo al mare arriva su Netflix e conquista alla serata degli Oscar la statuetta come Miglior documentario. Percorre il ciclo vitale del polpo e, come nelle migliori narrazioni, restituisce chiaramente ogni passaggio di un legame tra il simbiotico e il valore della scoperta. Un lavoro da cui imparare, cosa che dovremmo sempre fare quando la natura ci si palesa in modo così sincero davanti. 

Vuoi conoscere tutti i vincitori degli Oscar 2021?

Clicca qui!