Invincible è la serie tratta dal fumetto di Robert Kirkman che incontra l’eredità di un figlio, il sangue e l’ambiguità dell’essere supereroi

Di supereroi ne conosciamo tanti ormai. Ne abbiamo visti di ogni forma, di qualsiasi fattura. Abbiamo i supereroi da blockbuster che difendono il bene e sconfiggono il cattivo con uno schiocco di dita, abbiamo la narrazione mitopoietica della salita e caduta di figure quasi divine che proteggono la razza umana, e abbiamo anche le varie alternative reali-immaginifiche, quelle in cui i protagonisti, assuefatti dalla pervasività dei supereroi, si convincono di essere tali. Continuare a puntare su personaggi in balia dei loro poteri è, al momento, scommessa e azzardo di registi, produttori e sceneggiatori: da una parte risonanza sicura dovuta alla fagocitante fame del pubblico di operazioni sempre inedite dedite al supereroismo, dall’altra indigestione di un genere che, ad oggi, ha davvero tanto di già detto e pochissimo di non ancora visto.

Amazon Prime, però, non si tira indietro e per ampliare la propria scelta di produzioni seriali sceglie di affiancare al successo del proprio The Boys un ulteriore contenuto, tra protagonisti volanti e narrazioni supereroistiche scorrette, prendendo dal lavoro fumettistico di Robert Kirkman. Dopo l’ondata della trasposizione televisiva di The Walking Dead, a suo tempo serie cult destinata con il proprio proseguimento a scemare, Kirkman continua a offrire materiale seriale al piccolo schermo prima con la produzione del suo Outcast, trasmesso nel 2016 su Cinemax, ed ora con l’animata Invincible, tratta dai fumetti della Image Comics.

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Invincible e cosa significa essere il figlio di Omni-Man

La serie si fa doppio della carta stampata con cui condivide i tratti e i colori appartenenti solitamente al fumetto e questa volta riproposti in variante audiovisiva-animata per una storia che vuole nuovamente ribaltare la visione che si ha di questa schiera di super uomini e super donne con cui abbiamo imparato, spettacolarmente, a convivere. Non certamente una versione aggiornata rispetto ai canoni che li ha visti protagonisti, ma che restituisce comunque un singolare aspetto sulla psicologia che va affondando nel tema della forza, dell’eredità e della riuscita delle proprie aspettative, quelle che andiamo auto-ponendoci o che derivano da altri.

Il protagonista Mark Grayson è figlio del supereroe Omni-Man, l’uomo più forte del mondo, appartenente alla razza aliena dei Viltrum e sposato da più di vent’anni con la terrestre Debbie. Questo fa di Mark un ibrido in cui va incontrandosi la natura umana e quella extra-terrestre del proprio padre, il cui confronto-scontro diventa sempre più stringente nel palesarsi, in trada età, dei poteri del ragazzo. Un giovane patito di fumetti, nato sapendo di dover combattere un giorno contro il crimine e con il peso di un nome come quello di Omni-Man sulle spalle. È per questo che la sua identità da battaglia “Invincible” suona, a buon vedere di tanti, incredibilmente ottimistica, poiché ad abbatterlo non saranno solamente le invasioni spaziali o le lotte contro i cattivi da sconfiggere, ma le scoperte che lo attendono dietro alla vita di ogni supereroe, oltre a quella di un padre osannato da tutti e complice di un destino nefasto per il proprio futuro.

Imbrattando di sangue le scene con una brutalità micidiale, usufruendo della contraddizione che dovrebbe crearsi tra animazione e violenza e che invece sappiamo bene sospingersi e alimentarsi a vicenda, la serie dall’ideatore Robert Kikman coinvolge lo spettatore con la curiosità che un buon fumetto sa suscitare. La derivazione cartacea dei personaggi, che dispone per loro di un ottimo background da cui attingere, permette una caratterizzazione che rende immediatamente di spessore i componenti, buoni e/o cattivi, che la serie pone dinnanzi, ricercando un’ambiguità che sospinge tanto le azioni a fin di bene quanto quelle incomprensibili crudeltà che alcuni protagonisti sono portati a commettere.

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L’insaziabilità di prodotti comic può dunque trovare in Invincible una serie che non solo si avvicina alla dimensione fumettistica per antonomasia, in una galassia talmente vasta in cui il risultato più riuscito dell’incontro tra audiovisivo e i racconti per disegno è l’inavvicinabile Spider-Man – Un nuovo universo, ma la sfrutta a proprio favore per estremizzare i contrappunti e gli equivoci che un ruolo di potere può riservare. L’insistenza della grandezza da dover raggiungere da parte del giovane Mark confluisce in gesti e comportamenti che tentano di somatizzare l’ansia intrinseca del lascito paterno e al contempo far fuoriuscire quelle stesse emozioni trattenute con una potenza lacerante e furiosa, pronta a spazzare via tutto. 

Atteggiamenti e umori che scorrono con grande presa sul pubblico, il quale si accinge a seguire le imprese di Invincible riuscendo ad empatizzare tanto con la componente supereroistica quanto, ancor di più, con quella legata alle origini umane del protagonista. Un’analisi che va approfondendosi nella serie, che non si risparmia in nulla su ciò che ha da dire o mostrare, dalle indicibili nefandezze alle lotte più cruente, per un’atrocità manipolatoria che segnerà il percorso da supereroe del suo protagonista, devastandolo definitivamente.