Con Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, Locked Down è il film che mescola la chiusura di un rapporto alla possibilità di un colpo grosso. Tutto in piena pandemia.

Sinossi del film Locked Down:

Linda (Anne Hathway) e Paxton (Chiwetel Ejiofor) sono costretti a trascorrere la quarantena insieme, anche se hanno deciso di lasciarsi. Un rapporto inclinato che andrà peggioranzo con la clausura forzata, ma che non impedirà ai due di pensare ad un piano per intascare tre milioni di sterline, senza farsi beccare.

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Recensione di Locked Down:

Di opere sulla pandemia da Covid-19 ce ne aspetteranno a bizzeffe. Sono già molte quelle uscite nel giro di un anno e mezzo di restrizioni più o meno totali, da film che in baffo alla quarantena sono stati girati comunque come Malcolm and Marie a vere e proprie sciocchezze come il nostrano Lockdown all’italiana. Ogni volta, però, il versante su cui impostare il tema del virus che ha attecchito a livello mondiale prende forme diverse, diventando centrale in un’opera horror/thriller come il Songbird prodotto da Michael Bay o facendo solamente da contorno storico a un racconto che non viene necessariamente condizionato dal distanziamento sociale e dalle mascherine come il vincitore dell’Orso d’oro a Berlino 2021 Bad Luck Banging or Loony Porn.

A far parte di questa seconda categoria è la commedia a due personaggi Locked Down, diretta da Doug Liman e che, se vede come protagonisti principali Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, può vantare una lista di personaggi secondari tutti disposti a partecipare anche con il poco spazio riservato loro nella pellicola. Sono Ben Stiller e Ben Kingsley i nomi che più di tutti risaltano in questa carrellata di singolarità che gravitano attorno alla storia dei colleghi Hathaway e Ejiofor, a cui vanno aggiungendosi Mindy Karling, Stephen Merchant, Mark Gatiss, Lucy Boynton e Dulé Hill.

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La scrittura pulita e pungente di Steven Knight

A risaltare tra tutti, però, è il nome alla sceneggiatura di questo esperimento da pandemia girato nel suo mezzo. Lo Steven Knight della serie di culto Peaky Blinders torna al cinema per redimersi dalle nefandezze commesse col precedente film Serenity – L’isola dell’inganno, di cui oltre che sceneggiatore era stato anche regista per uno dei thriller più orrendamente improbabili degli ultimi anni. Questa volta l’autore sceglie di tenersi sul semplice, operando su fondamenta basilari: una scrittura pulita, dei personaggi ben caratterizzati, un intrigo che non occupa l’intero racconto, ma si mescola alla crisi di coppia di un uomo e una donna insieme da dieci anni e costretti a passare il tempo rinchiusi in solitaria proprio quando avevano deciso di separarsi.

L’atmosfera perciò non può essere che quella del film volutamente verboso, fatto di linee di dialogo intelligenti e continui scambi di battute tra i due personaggi e il contesto che si sviluppa loro attorno. Un’operazione che presenta tuttavia una personalità tutta sua, spinta volutamente ai limiti della finzione quasi a voler far assistere lo spettatore ad un pezzo di teatro, dove le assurdità si mescolano al disagio della condizione da Covid-19 mondiale, sfruttandola come parte integrante dei meccanismi della narrazione e non volendosi lasciar schiacciare da questa. Se, infatti, Locked Down può ad un primo sguardo sembrare la tipica resa dei conti di una coppia allo stremo, avanzando nella sua durata la storia prende una piega inaspettata, che trova nelle dinamiche da prevenzione e sicurezza delle norme anti-contagio la possibilità per i protagonisti di mettere a segno un colpo da tre milioni di sterline.

Linda (Anne Hathaway) e Paxton (Chiwetel Ejiofor) si ritrovano invero ad essere le uniche due persone a cui viene data l’occasione di ritrovarsi assieme ad un diamante di valore inestimabile. Il trasporto del prezioso oggetto viene affidato a Paxton, mentre Linda è la responsabile del controllo e della vendita del brillante. In un’occasione unica e irripetibile nelle sorti della coppia, i due ragioneranno sull’opportunità di poter intascare il diamante scambiandolo con un falso, collaborando un’ultima volta come duo prima di lasciarsi.

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Il talento di Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor in Locked Down

Locked Down nel suo tono semi-surreale segue due umori narrativi che tanto nella scrittura, quanto nelle riprese semplici, ma efficaci di Liman trovano una propria dimensione ironica e intrigante. Sono le conseguenze della quarantena il vero traino dell’intero film, che condizionano le azioni dei protagonisti, ma al contempo le pressioni e le emozioni dei personaggi, agendo sulla recitazione dei due attori e restituendo un quadro dell’esaurimento e della pazzia che ci tocca vivere ogni volta che ci ritroviamo chiusi per un nuovo lockdown. 

Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor sono incredibilmente bravi pur in un film così piccolo, fuori di testa perché nel pieno di una situazione inusuale e in grado di restituirne tutta una serie di toni. Presi spesso da flussi di coscienza, non limitati a recitare solamente con le battute del copione, ma integrando alle parole una gestualità e un utilizzo del corpo che sottolineano ancora una sorta di vicinanza con la rappresentazione su palcoscenico, gli interpreti si stuzzicano e giocano, si odiano, ma lo fanno con affetto. Due attori più grandi del film in sé e comunque attentamente quadrati nella giostra messa in moto dal racconto; divertenti, frustrati, esasperati e mai stati così desiderosi di vita proprio quando questa viene contenuta.

Ricordando da vicinissimo le produzioni a cui si interessa Steven Soderbergh, richiamandone nello specifico i lavori più essenziali e utilizzando la medesima maniera di vedere all’ironia e a come integrarla nelle proprie opere, Locked Down è una godibile e pazzoide fuga dalle quarantene che ci hanno toccato e che potrebbero aspettarci ancora. Un film che sfrutta la realtà del Covid-19, ma che agisce in maniera tale da non venirne schiacciata, abituando il cinema a un periodo storico impossibile da ignorare, ma a cui non vuole sottostare non rendendolo ogni volta fulcro principale della propria storia.