SPECIALE OSCAR 2021

Nicolas Becker è il realizzatore del sound designer di Sound of Metal, che ha realizzato per dare allo spettatore la percezione di sordità del protagonista   

Sound of Metal apre la propria storia con il rumore aggressivo e assordante della musica metal. Si accanisce sullo spettatore, salta addosso al pubblico spiazzandolo per le assordanti sonorità che il film sceglie subito di adottare, alzando al massimo il proprio volume e offrendo il più alto momento di immersione sonora dell’intera pellicola. Subito dopo, il silenzio. Quello calmo e assonato, di una mattina appena cominciata in cui si stanno ancora stropicciando gli occhi. L’aria è artefatta, il suono è pacato. Luci e suoni sono mutati rispetto a quelli d’apertura del film di Darius Marder, che stabilisce fin da subito i toni e le percezioni che vivremo attraverso la storia di Ruben e del suo percorso nella sordità.

Arrivato dal documentario nel 2008, alle prese con il primo lungometraggio di finzione a più di dieci anni di distanza, Marder agisce sul suono di Sound of Metal con un approccio veritiero, che rispetta i processi di perdita dell’udito e delle sensazioni che questo comporta. Per farlo il filmmaker si avvale del tecnico del suono Nicolas Becker, sperimentando assieme a lui strumenti e trovate che permettano di restituire il nuovo mondo in cui sarà tuffato il protagonista Ruben, tolto dal sonoro reale per arrivare alla sua inedita dimensione ovattata e confusa. 

sound of metal

La parola a Nicolas Becker

Percorso che il personaggio compie all’interno del film, ma che è principalmente l’opera nella sua integrità a restituire allo spettatore, che già dal distacco delle prime due sequenze, legate insieme dal montaggio di Mikkel E. G. Nielsen, coglie le differenze di un universo uditivo e di un altro condotto alla sordità, restituiti entrambi con gli strumenti del cinema. 

“Ho usato tutti i microfoni insoliti che si possono trovare, anche gli idrofoni e un microfono per stetoscopio fai da te. Ho persino registrato con microfoni a contatto, accelerometri e geofoni. Inoltre, ho dei microfoni che puoi mettere in bocca senza problemi, in modo da poter registrare il respiro interno del corpo.”. Nell’esperienza con Sound of Metal, l’artista del suono Nicolas Becker rivela nellintervista a Deadline di aver applicato tutta la propria conoscenza, ma soprattutto l’inventiva e la voglia di realizzare il lavoro più coinvolgente possibile ai fini di una restituzione totalizzante della condizione di vita del protagonista.

sound of metal

Sound of Metal e i contrasti sonori

E se è il contrasto a dare il primo, significativo, accenno di diversificazione tra i due modelli uditivi, è la normalità che ci circonda ad essere presa successivamente di mira per diventare sia veicolo del racconto di Sound of Metal che metro di bilancio tra lo stato pre e post udito del personaggio di Riz Ahmed. Dopo il destabilizzante volume della musica metal suonata dal protagonista all’inizio, passato poi alla placidità della mattina successiva, il film comincia a sottolineare i gesti quotidiani del ragazzo e i suoni che li accompagnano. Pulire la propria strumentazione, preparare un frullato: piccole emissioni di suoni che creano la voragine seguente del film in cui il protagonista non è più in grado di recepire in modo distinto quei suoni. Un tappeto sonoro all’apparenza insignificante, che in realtà rappresenta il punto di partenza per esprimere il cambiamento che andrà subendo Ruben, visibilmente scosso dalla perdita subita e vedendosi intento a compiere quelle stesse identiche azioni di ogni giorno, senza però alcun suono.

Perdere l’udito per Ruben vuol dire non riuscire più a cogliere tutte le frequenze che giungono dall’esterno e che, messe insieme, restituiscono un suono pulito e completo alla persona. Sono i bassi le uniche linee che al ragazzo viene concesso di captare e sono solo queste che il film restituisce allo spettatore, rendendolo in prima persona parte della vita dell’uomo. Il successivo contrasto, dunque, è l’alternanza che Sound of Metal applica alla storia: l’identificazione uditiva con la cavità danneggiata di Ruben e i rumori che il giovane non può più cogliere attorno.  

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I suoni della realtà

Il suono recepito dal protagonista è debole, smorzato. È lui solo circondato da un mondo che non riesce più a recepire nella sua interezza, struggendosi per la carriera musicale al capolinea e incapace di accettare la perdita di un senso che non si riferisce solamente all’udito, ma allo scopo che stava perseguendo e alla relazione con la sua ragazza. Quando l’animo turbolento di Ruben si scontrerà con la quiete della perdita, il film subirà un avanzamento dovuto all’unione dei sentori sia sonori che umani del protagonista, conducendolo fino alla comunità di sostegno dove il lavoro sul suono cambierà un’altra volta.

Spinto ad entrare nel circolo del personaggio di Joe interpretato da Paul Raci, Ruben verrà assorto da una realtà che avvicina gli altri abitanti della comunità alla sua stessa condizione, restituendo il suono esterno allo spettatore, mentre il giovane cercherà di abituarsi alla sua nuova esistenza. Se fino ad ora Sound of Metal aveva agito mescolando l’udito difettoso di Ruben alle sonorità della realtà rumorosa e scrosciante, da questo momento Nicolas Becker si impegna affinché tutto ciò al di fuori di Ruben venga intercettato dal film e dal pubblico. Affondati nel silenzio assente di musica e parole, ogni movimento e ogni fattore naturale si assume nella pellicola l’impegno di arrivare distintamente alle orecchie dello spettatore. Dagli uccelli che cantano sugli alberi allo scricchiolio di una scala di legno invecchiata, la realtà viene descritta sonoramente come autentica, così da amplificare il coinvolgimento dello spettatore. 

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Il mondo metallico di Ruben

Ruben, però, non accetta la sordità a cui è destinato, scegliendo di impiantarsi un dispositivo auricolare che gli permette di poter processare e udire i suoni. È qui che in Sound of Metal avviene il terzo cambio di paradigma uditivo: dal suono alla sordità, fino al ritorno nel mondo “normale”, ma avvertito adesso come metallico. La possibilità di un udito normale è esclusa per Ruben, che si ritroverà con un impianto che lo costringerà ad abituarsi ad un’ulteriore maniera con cui approcciarsi al mondo. Gracchiante, stonato, innaturale. Il riacquisto del suono passa per un lavoro di continua esplorazione per Becker, che insieme al regista Marder modella un’inedita realtà per il protagonista, contribuendo ad un’impresa di giocoforza che parte dalla tecnica cinematografica per arrivare all’introspezione del personaggio.

L’ultima scena, infatti, evoca la comprensione sofferta, ma finalmente colta da Ruben. Come in apertura del film, i suoni sono sgradevoli all’orecchio (questa volta soprattutto del protagonista), ma se con la musica metal raggiungevano una propria “armonia”, nella vita che scorre al di fuori del giovane e che arriva distorta al suo udito quest’ultima risulta intollerabile sia per lui stesso che per il pubblico. E, esattamente come all’inizio, l’opera agisce con un cambiamento netto: Ruben spegne il dispositivo. È un silenzio massimo quello che segna il finale di Sound of Metal; vivo, ma pur sempre immobile. Un’accettazione che passa per la completa assenza di suono, per quella che diventa la comprensione di un ristoro interiore da cui Ruben cercava continuamente di scappare. 

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L’inizio e la fine circolari nel suono di Sound of Metal

Il film conclude la propria parabola enunciando, attraverso il nulla sonoro, che non si può trovare pace se non si guarda oltre quello che avevamo immaginato. Che quest’ultima può arrivare da un evento inaspettato, all’apparenza tragico e privo di opportunità. Che può essere qualcosa di opposto rispetto a quello che avevamo creduto, ma c’è una sola maniera perché diventi fruttuosa ossia saperla accettare in qualsiasi sua forma

Sound of Metal trascina una tristezza sconfinata anche e oltre i titoli di coda, sostenuta però dall’entrata in sintonia di Ruben con un silenzio finalmente abbracciato per una nuova vita, né migliore, né peggiore, ma sicuramente diversa. Sicuramente ricca di un inesplorato significato, tutto da scoprire grazie alle sue nuove vibrazioni. 

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