Il quarto episodio di The Falcon and the Winter Soldier sciocca per il suo finale e per il ribaltamento dei simboli che va rappresentando                                                                 

Spoiler alert!

La lettura è consigliata solamente A chi ha visto la puntata 1×04 

Aprire la recensione del quarto episodio di The Falcon and the Winter Soldier non è affatto facile. Non può esserlo per quell’immagine con cui la puntata si chiude, per il gelo che avvolge personaggi e pubblico, per la musica di Henry Jackman che ci annuncia i titoli di coda, mentre cerchiamo ancora di elaborare quello a cui abbiamo appena assistito. È la brutalità che colpisce, quella che avevamo già visto nel Marvel Cinematic Universe, ma che non era mai stata così atavica e viscerale. È il sangue che macchia non solamente un oggetto, ma l’idea stessa che rappresenta, marchiandola così indelebilmente.

John Walker non solo ha assunto il siero del supersoldato, unica fiala rimasta dopo la distruzione delle altre da parte di Zemo, ma ha dovuto assistere alla morte del suo amico e braccio destro, di un uomo che lo ha affiancato durante gli anni insuperabili della guerra e che ha scelto di essergli leale anche nelle sue nuove vesti da novello Captain America. Lemar Hoskins in arte Battlestar viene ucciso nello scontro corpo a corpo che ritrova gli Avengers e i dipendenti del governo con lo scudo di Steve Rogers davanti ai sogni di rivoluzione della battagliera Karli Morgenthau. Un colpo talmente forte, per l’uomo, da scagliarlo contro una colonna, tanto da toglierli la vita.

the falcon and the winter soldier

Il siero di John Walker

Se l’assunzione del siero, come esplicato nell’episodio, può accentuare pregi o difetti di chi si sottopone alla sua trasformazione, per John Walker i due aspetti raggiungono il loro apice alla vista del compagno ucciso. Il grande affetto che provava per Lemar, gli anni di servizio che li univano, gli scambi umani intercorsi tra i due, richiedono infatti una giustizia che il personaggio ha sempre rispettato, ma che si ritrova compromessa a causa della frustrazione attraversata nella sua nuova vita. Ed ecco dunque che, di fianco all’amore per un amico caduto, la testardaggine dell’uomo si scatena, diventa incontenibile. Rabbia accumulata dal momento in cui ha deciso di assumersi l’incarico di essere Captain America e che, tra la mutazione del siero e la morte dell’amico, si esprime furiosa e iraconda.

John Walker insegue i Flag Smasher al comando di Karli. Se prima provava solo disprezzo e si crogiolava per questa posizione di inferiorità rispetto ai supersoldati-terroristi, ora l’uomo è portato ad odiarli più di quanto per un individuo con determinati poteri sarebbe opportuno fare, troppo pericoloso per le azioni che potrebbe compiere e che finiranno, come poi diventa chiaro, per rivelarsi indecorose. John, nella foga della corsa, intercetta uno degli appartenenti al team Flag Smasher. Lo tramortisce con lo scudo, lo inchioda ad un monumento su cui si accascia cercando di riprendere fiato. Ma la sua sorte è già decisa. Walker lo sovrasta fino a fargli ombra col solo corpo. Alza lo scudo sopra la testa, nel gesto che nessuno avrebbe creduto possibile, e lo inizia a colpire mortalmente, impregnando lo scudo del suo sangue. 

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Il passaggio dello scudo insanguinato 

C’è un secondo di fremito in The Falcon and the Winter Soldier prima che l’uccisione per mezzo dello scudo di Captain America si compia micidiale e cruda davanti agli occhi dello spettatore. Le telecamere stanno riprendendo, le persone attorno nella serie assistono con i loro cellulari pronti nelle mani, rendendo “la giustizia” di John Walker una live da mostrare al globo per dare la vera idea di chi e cosa è il nuovo Captain America.

Perché se sono i simboli a valere più delle stesse idee e delle persone che li portano, da adesso lo scudo continuamente nominato all’interno di The Falcon and the Winter Soldier, quello consegnato da Steve Rogers a Sam Wilson e da quest’ultimo ceduto per non tradire la propria identità, sarà il rappresentante della punizione violenta e del potere incontrollato dell’icona americana. Sarà la vendetta. Sarà la ritorsione, la rivalsa. Sarà la morte del dialogo a favore della veemenza, l’agire bestiale contro la comprensione e l’incontro col prossimo. 

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Il nuovo Captain America di The Falcon and the Winter Soldier

Se la figura di Captain America come lo conoscevamo non era sfiorita con il ritorno di Steve Rogers nel passato, lo ha fatto definitivamente con l’animalesco affronto di John Walker verso il nome che gli era stato ordinato di portare, verso lo scudo che impugnava e soprattutto verso tutti quei purissimi, sinceri, benevoli valori in cui il suo predecessore – unico e solo – credeva e sapeva onorare. Steve Rogers è morto quindi due volte e la seconda ha fatto ancora più male.

 Nell’episodio più politico di tutto The Falcon and the Winter Soldier, con le analisi sul suprematismo di Zemo che vanno riecheggiando ancora più insinuanti dopo il gesto di John Walker, la serie Marvel pone un’ulteriore bandiera nel proprio intero universo a segnare il momento in cui è tutto è cambiato e nulla è stato più lo stesso. Il voler ergersi come baluardi vedrà John Walker e Karli Morgenthau bruciarsi inevitabilmente nella difesa dei propri alleati. Due opposti a difesa entrambi della propria gente e disposti ad ucciderne altra pur di salvarla. Un conflitto a cui Sam e Bucky assistono mentre Captain America diventa una figura intercambiabile: prima ragazzina a capo di un gruppo di terroristi che rivuole solo la pace per il (suo) mondo, poi soldato scoraggiato dalle responsabilità da dimostrare, portato a tradire gli altri, se stesso e i suoi simboli.