Con il finale di The Falcon and the Winter Soldier il supereroe Captain America assume un’inedita identità e un nuovo significato  

Spoiler alert!

La lettura dell’articolo è consigliata a chi va visto la puntata 1×06

Kevin Feige ha da subito dichiarato che le serie Marvel non avrebbero inciso sulla linearità della dimensione cinematografica del MCU, non diventando dunque visioni obbligatorie e lasciando ai film l’opportunità di poter essere seguiti senza dover tenere largamente conto delle proprie controparti seriali. Ma come si può non voler e saper conoscere la storia delle origini del nuovo Captain America quando ce lo ritroveremo sul grande schermo? Il passo infatti è stato fatto, l’eredità si è compiuta: Falcon è diventato ufficialmente Captain America, tanto da cambiare alla fine anche il titolo della serie che si trasforma in Captain America and the Winter Soldier.

Un Captain America però con le ali quello del Sam Wilson di Anthony Mackie, perché se c’è una cosa che abbiamo imparato da The Falcon and the Winter Soldier è l’importanza nel dare il giusto preso alla Storia e non oscurarne tutte le tappe che ci hanno condotto fin qui. Sam avrà accettato infatti il lascito consegnatogli da Steve Rogers, ma rimane pur sempre un “uomo di colore che indossa stelle e strisce” e che decide perciò di dare una sferzata alla direzione intrapresa dall’immaginario comune fino a questo momento, sapendo che è infattibile cancellare il passato, ma è possibile dedicare e dedicarsi un nuovo futuro.

The Falcon and the Winter Soldier in fondo ha rappresentato in maniera mainstream quello che buona parte del cinema statunitense contemporaneo ha cercato di fare negli ultimi anni: porre i dilemmi e le ingiustizie sociali al centro del racconto, recuperando una tradizione storica nera che era stata completamente e volutamente dimenticata. L’affossamento del ruolo fondamentale della popolazione afroamericana ha subito nel corso del tempo una deviazione nel fosso del dimenticatoio su cui molti autori hanno scelto di fare finalmente luce. Un’operazione che ha richiesto la trasformazione dei fatti in prodotti di coscienza artistica come nel caso del Da 5 Bloods di Spike Lee, che accende il dibattito sul contributo delle persone di colore nella guerra del Vietnam e il loro viaggio parallelo ai soldati “principali” bianchi verso l’inferno. 

the falcon and the winter soldier

“No, è Captain America”

La serie di Malcolm Spellman sposta la visione marveliana dell’universo supereroistico su di una personalità sociale e politica, mitigata molto dalla necessità del prodotto di rimanere un divertissement intento a riprodurre la complicità del buddy movie, ma riflettendo al contempo su una realtà contemporanea a cui un plausibile Captain America di colore andava incontro. È così che gli episodi spostano gradualmente il loro baricentro puntata dopo puntata, rendendo sempre meno irreale l’approccio alla sfida che Falcon e il Soldato d’Inverno devono intraprendere, e ricalibrando il peso del retaggio non tanto sull’idea di non poterlo accettare, bensì di lavorare affinché se ne possa tirar fuori una nuova identità. Fedele alla precedente, ma centrata sui nostri tempi.

Scopo che The Falcon and the Winter Soldier raggiunge pur dovendo scadere, soprattutto nella sua ultima puntata, in un didascalico che smorza la potenza evocativa di un uomo di colore con in mano lo scudo di Cap, dove però lo scambio di battute tra due afroamericani, uno anziano e l’altro giovane, stabilisce il nuovo significato che questo personaggio andrà a rappresentare. “È Black Falcon” esclama l’uomo alla vista di Sam, mentre questo si erge in volo. “No, è Captain America” gli risponde il ragazzo, in un momento che segna il cambiamento tanto di una figura come quella del supereroe, quanto quella dei tempi che stiamo vivendo. Momento storico che riverbera nella parole di Sam in conclusione di una storia che ha meditato fin dal principio sulle differenze che posso sussistere in una società da dover rimodellare dopo il blip di ritorno di migliaia di persone, anche queste a sottolineare quasi in maniera didattica quale sarebbe il mondo ideale dove vivere, senza etichette, né confini.

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Il finale di The Falcon and the Winter Soldier

Con uno svolgimento lineare e sostenendo sempre il medesimo tono, che ha raggiunto il proprio picco nel dolore e nella rabbia di John Walker nel quarto episodio della stagione, The Falcon and the Winter Soldier chiude in modo altrettanto chiaro il proprio racconto e, con questo, tutte le diramazioni che i personaggi avevano intrapreso. Bucky ha potuto lasciarsi dietro il taccuino di Steve Rogers e trasformare l’ammenda non più in sottile vendetta, ma in un’autentica richiesta di perdono. Sam ha compiuto il suo percorso per diventare (un nuovo) eroe (come il viaggio dell’eroina che compie Wanda in WandaVision). John Walker si redime e diventa, come preventivato seppur con un percorso differente, il nuovo U.S. Agent. Isaiah Bradley verrà finalmente conosciuto e ricordato per quello che ha fatto. E anche Zemo ha chiuso la propria parabola in maniera, sostanzialmente, definitiva, pronto a godersi i propri libri in solitaria nella prigione di massima sicurezza. 

L’incognita rimane quella di un possibile ritorno dei Flag-Smasher nonostante la morte della loro leader Karli Morgenthau e ancor più il percorso che da adesso in poi intraprenderà la Sharon Carter di Emily VanCamp, quel Power Broker sotto mentite spoglie che da Madripoor ritorna all’interno del governo Usa, pieno di segreti di Stato, armi sperimentali e piani di cui pochi sono al corrente. 

Giunto alla sua conclusione, The Falcon and the Winter Soldier ha rispettato tutti i simboli, ha reso loro onore, comprendendo però la necessità di evolversi e permettendo anche a quest’ultimi di farsi protezione per nuovi ideali di inclusione e aiuto reciproco. Un lavoro che ha richiamo lo spirito Marvel nei suoi momenti d’azione, non abbracciando il thriller/politico duro e crudo come aveva fatto al tempo Captain America: The Winter Soldier, ma facendosi finestra accessibile sul contemporaneo d’oggi, supereroistico e umano