Dal 21 aprile arriva su Netflix la nuova serie originale italiana Zero, con protagonisti immigrati di seconda generazione di cui ci parlano gli autori, i registi e il cast

Zero è la nuova serie italiana originale di Netflix che farà parlare di sé. Questo perché il prodotto ideato da Menotti assieme a Antonio Dikele Distefano vede come protagonisti un cast di ragazzi di pelle scura, tutti figli di seconda generazione che vanno a formare il gruppo di personaggi pronti a qualsiasi cosa pur di salvare il proprio quartiere. “Ma a me non piace parlare di diversity, bensì di normalità. Questa dovrebbe essere la normalità, mi rendo però conto che essendo il primo prodotto simile si tenda a sottolineare questo aspetto. Però solo quando sarà considerato normale si potrà parlare della narrativa di questi lavori. Il successo di Zero tra una settimana si vedrà infatti da questo: se si parlerà del suo aspetto o delle svolte della storia.”. È così che commenta lo scrittore Distefano, autore di Non ho mai avuto la mia età da cui la serie prende liberamente ispirazione.

“Prima di realizzare Zero siamo andati a parlare con alcuni ragazzi della periferia e ciò che mi ha sorpreso è stata la forza con cui vogliono essere considerati italiani.” commenta il fumettista e sceneggiatore Menotti “Che non significa rinnegare le origini genitoriali, ma far comprendere cosa significa per loro essere nati qui. E si vede anche nella parole con cui discutono del loro quartiere, che difenderebbero ad ogni costo.”. Ed è sempre di un quartiere che tratta la produzione Netflix, che va integrando la vita delle periferie a quella di Omar e del suo superpotere. In fondo lo stesso Menotti non è estraneo a questo tipo di racconto, avendo sceneggiato insieme a Nicola Guaglianone Lo chiamavano Jeeg Robot: “Cerco di dire qualcosa senza usare stereotipi. E la maniera per farlo è farne collidere due, in questo caso la periferia e i supereroi, per poter veder nascere qualcosa di originale dallo scontro.”.

È infatti il dono dell’invisibilità quello appartenente al protagonista Omar e che userà per aiutare i suoi nuovi amici a salvare le proprie case. Un personaggio interpretato da Giuseppe Dave Seke, alla sua prima esperienza attoriale e che, come quasi il resto dei protagonisti, ha accettato la chiamata in azione dello scrittore Distefano lanciata su Instagram. Racconta Seke: “È una storia assurda, quasi da favola. Un mio amico mi gira il post di Antonio in cui cercano attori per la serie. Ero molto scettico perché non mi sentivo all’altezza, ma alla fine ho tentato comunque. Il giorno del mio compleanno ricevo un’email in cui mi dicono di salire a Milano per i provini. Per me già questo era un regalo, quindi quando sono salito sul treno per andare non pensavo al venir preso o meno, ma che per me quella già rappresentava una vittoria. Poi mi prendono come Omar. A dieci seconda di felicità, sono seguite ben dodici ore di me che non ero sicuro di potercela fare.”.

zero

Zero: dalla call su Instagram ad una serie fondamentale

Anche Giuseppe Dave Seke, come il resto degli attori del cast, ha compreso fin da subito l’importanza del dover prendere parte a un progetto come non se ne erano mai visti in Italia. Dichiara Haroun Fall, interprete del personaggio di Sharif: “È fondamentale avere una letteratura cinematografica con attori neri che non solo ci descriva in quanto persone, ma che normalizzi le nostre storie. Zero è, appunto, il punto zero della rappresentazione che speriamo possa aprire a un cambiamento.”.

Gli fa eco Daniela Scattolin, nella serie Sara: “Quando ho saputo del progetto ho fatto di tutto per entrare a farne parte. Sara è come me, come qualsiasi altra ragazza italiana: una lavoratrice, con il proprio studio di registrazione, i suoi amici. Zero è innovazione, non ci sarà più in futuro un’altra serie così, perché speriamo che questo sia un punto di partenza.”. Visione confermata da Beatrice Grannò, l’attrice di Anna: “Fin da subito ho capito che Zero era già proiettato nel futuro, dove al senso di appartenenza si univa l’amore e l’amicizia.”

Conferma che arriva dal resto del cast, da Virginia Diop che “ho già fatto un film, ma lì ero un’immigrata. Qui ho potuto interpretare una ragazza come me e spero si capisca che possiamo essere protagonisti di molte storie.” fino alla svolta da modello ad attore di Madior Fall (“Per me era un’opportunità unica, con gli altri abbiamo legato subito”) a quella di Richard Dylan Magon, passato dal lavorare in fabbrica a gestire i panni del personaggio di Momo (“Ero fuori d’età di un anno, ma ho voluto provare lo stesso. Sapevo che sarei riuscito ad esprimermi davanti alla telecamera.”). 

zero

La parola ai registi

Come moltissime serie tv, anche Zero si avvale di diversi registi alla direzione delle puntate, un lavoro che vede insieme Paola Randi (Tito e gli alieni), Ivan Silvestrini (Monolith, 2night) Margherita Ferri (Zen sul ghiaccio sottile) e Mohamed Hossameldin (alla prima grande esperienza dopo i cortometraggi Il passo, Sotto terra, Yousef). 

Inizia Paola Randi: “Da milanese sono molto fiera di questo progetto e da come le mura della mia città siano riuscite ad ispirare gli autori. C’è un’autenticità che arriva tutta dalla vibrante energia delle periferie.”. Continua Silvestrini: “Zero è una serie importante visti i suoi protagonisti e credo che lo spettatore si troverà a ragionare come me quando ho cominciato questa esperienza: pensando che sia assurdo vedere in questi ragazzi qualcosa di diverso. Sono giovani italiani, perfettamente integrati nel paese, non c’è nemmeno bisogno di altri appellativi come afro-italiani.”.

Continua Ferri, riferendosi più nello specifico al cast di attori: “Lavorare sul set è stato meraviglioso poiché potevi vedere come interagivano tra loro gli attori sul set. Avevano tutti storie di vita molto diverse, ma hanno trovato il loro modo di essere amici. E questa vicinanza che hanno creato tra loro ci ha permesso di inserire il loro slang e il loro modo di fare all’interno delle puntate.”. Conclude Mohamed Hossameldin, riconfermando l’unione creata durante le riprese di Zero: “Mi sono sentito subito parte di questi ragazzi. Basta considerarli solo italiani di seconda generazione. La loro storia è universale, come vuole mostrare Zero.”.

Zero per lo scrittore Antonio Dikele Distefano è la rappresentazione di tutti quelli Zeri che ha incontrato nella vita e che lui è stesso è stato, cercando di dare una spinta alla società, passando anche per una produzione Netflix: “Mio padre arrivò in Italia negli anni Ottanta ed io nacqui nei Novanta. A quattordici anni i miei compagni mi dicevo che per loro avermi in classe era “nuovo”, qualcosa di nuovo. A ventotto anni, oggi, come faccio ad essere ancora nuovo? Con Zero possiamo farci sentire. È come il discorso che fa il personaggio di Sam Cooke in One Night in Miami: si può partire dal business per far valere la propria voce. Dopo Zero anche i poteri forti saranno costretti ad ascoltarci.”.

Vuoi leggere la recensione di Zero?

Clicca qui!