Dopo la Zack Snyder’s Justice League, ecco tornare nel 2021 il regista con il suo originale Army of the Dead in arrivo dal 21 maggio su Netflix

Sinossi di Army of the Dead:

Un gruppo di mercenari guidati da Scott Ward (Dave Bautista) deve entrare dentro una Los Angeles invasa da un’epidemia di zombie per riuscire a prendere un bel bottino.

Recensione di Army of the Dead:

Il 2021 è decisamente l’anno di Zack Snyder. Non solo nel mese di marzo il regista è riuscito finalmente a imporre la propria versione della Justice League con una Snyder’s Cut che ha generato il più alto grado di interesse per una pellicola soprattutto in tempi di pandemia, ma a distanza di un mese passa dalla cassa di risonanza di HBO Max a quella di Netflix per un nuovo contenuto tutto originale. Army of the Dead è l’action horror con cui l’autore si cimenta e con cui speriamo possa andare avanti dopo che la DC ha dichiarato chiuso il percorso di Snyder all’interno del proprio universo cinematografico. Affermazioni che vengono punteggiate dalle continue frecciatine del regista e dalla costante curiosità che va suscitando nei fan, da ultimo l’aspetto che avrebbe avuto Lanterna Verde se fosse stato approvato all’interno del suo progetto. 

Anche quando Snyder ha quindi tutt’altro divertissement su cui dover concentrarsi, il fermento che decide volontariamente di stuzzicare prosegue affiancato dal rilascio sulla piattaforma del suo inedito film, così come ci si immagina il dibattito che andrà generandosi attorno alla sua visione. Ciò che c’è da capire è dunque se Army of the Dead sarà un nuovo “gioiellino” da difendere da parte degli amanti più sfegatati del regista americano o, dall’altra parte, la solita dimostrazione del cineasta di costruire un cinema che piace solo a se stesso non tenendo conto delle basilari dinamiche dell’intrattenimento. La verità, come avviene spesso, si trova nel mezzo, nell’esaltazione continua che l’autore fa di sé, ma che questa volta potrebbe incontrare il plauso di un bacino di più largo pubblico che può trovare in Army of the Dead una distrazione ludica, pur sempre gigionesca, con cui svagarsi. 

army of the dead

La società zombie di Zack Snyder

Per Zack Snyder l’incontro con gli zombie non è il primo, lui che ha debuttato nel 2004 con il remake di Zombie di George Romero. Ma se con L’alba dei morti viventi il regista aveva un immaginario da cui poter attingere, pur intenzionato a porre fin da subito il proprio marchio, con Army of the Dead è il cineasta medesimo a poter dettar legge nelle gerarchie e nelle dinamiche dei suoi zombie. Una società orrorifica dove a comandare sono gli esseri Alpha che rendono la corsa dietro al cervello umano brutale e calcolata, facendosi nemici al pari dei loro contraltari protagonisti, per una Justice League senza superpoteri, ma un Dave Bautista in prima fila. 

Tra tutti è l’attore stesso a farsi paladino della pellicola e interesse unico per un’opera che, come troppo accade nell’operato di Snyder, pensa più alla grandezza della confezione rispetto al risultato ottimale, dilatando all’esasperazione i propri tempi e credendo di dare profondità a dei personaggi quando vorremmo solamente che questi uccidessero quanti più zombie possibile. Accade purtroppo al protagonista di Bautista, come al resto della sua sgangherata congrega, che nell’entrata in una Las Vegas contaminata cerca di giustificare azioni e movimenti con una profondità semplicistica e non necessaria all’economia della pellicola, che avremmo voluto solamente ancor più rocambolesca.  

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Il grande attrito di Army of the Dead

È poco roboante un Army of the Dead che si prolunga su personalità con cui si finisce comunque per avere poca affinità e che rischiano di appesantire a tal punto il proprio racconto da non far risultare esaltanti nemmeno le scene fatte appositamente per portare alla palpitazione. Non c’è combattimento indimenticabile, non personaggio preferito, non fuga escapista da far elettrizzare. C’è sicuramente un inizio comico – una pandemia zombie causata da un amore scambiato in macchina, quanto è romantico! -, dei titoli di coda scoppiettanti e un paio di scene realmente gasanti. Ma, al contempo, il film si dimostra incapace di mantenere ben incollate tutte le sue componenti e ancor più quelle promettenti, disperdendole in due ore e mezza di pellicola, dove la maggior parte del tempo si consuma nell’attesa di ritrovarsi davanti a qualche altro momento galvanizzante, da una sala da gioco dove volano in aria mille e più dollari a un’uscita da un casinò alla massima velocità, come quella degli zombie di Snyder.

Army of the Dead è una pellicola che perde di frizzantezza nel suo infinito estendersi, sapendola ritrovare giusto in qualche singolo istante, ma non permettendo di poter fare una differenza che sarebbe comunque impari rispetto alle svariate sequenze senza mordente. L’inganno di una possibile riflessione politica da parte dell’autore che si tramuta nel nulla assoluto se si va osservando il potenziale e i presupposti che la storia aveva in partenza, disattendendo tutto ciò che ci si aspetterebbe da un film simile e perdendo gradualmente di ritmo, tanto da immobilizzarsi. Un divertimento che non può essere assicurato, che rispunta a più riprese, ma non dissipando mai il proprio attrito. Quello che fa faticare la visione dello spettatore, che sia questo fan o non fan di Zack Snyder