Gabriele D’Annunzio, una rockstar ante litteram: gabriele Jodice, Matteo Rovere e i protagonisti Sergio Castellitto e Francesco Patanè su Il cattivo poeta

Gianluca Jodice debutta al cinema e, per farlo, sceglie un soggetto per nulla semplice. “Forse il fatto di essere più adulto mi ha dato coraggio, se avessi esordito a trentadue o trentatré anni magari avrei scelto un film più piccolo”. L’autore, sia regista che sceneggiatore de Il cattivo poeta, cuce la propria storia attorno alla figura di Gabriele D’Annunzio, poeta mai trattato nel cinema italiano. “Quando Matteo Rovere (produttore del film) mi ha chiesto di pensare a un biopic è la prima personalità che mi è venuta in mente. Di D’Annunzio mi affascina la figura da poeta recluso nel proprio castello come il conte Dracula. Un uomo la cui vita negli ultimi quindici anni è stata segnata da ossessioni, perversioni, donne, cocaina. Una sorta di Nosferatu che nel Novecento ha subito una damnatio memoriae sistematica. Un personaggio complesso, scomodo, che ha vissuto mille vite. E inoltre non era mai stato raccontato al cinema, quindi: bingo!”.

È stato proprio Matteo Rovere a sostenere il progetto di Jodice, mostrando ancora una volta un ottimo occhio produttivo, soprattutto per quanto riguarda la volontà di portare nel cinema italiano storie che attingono dalla nostra storia e siano di qualità. “D’Annunzio è stata la prima rockstar ante litteram, in grado di spostare le folle senza l’aiuto dei social.” ha dichiarato Rovere, raccontando l’assemblaggio di Il cattivo poeta “Per la creazione della sua storia ci siamo affidati a degli storici e Gianluca ha composto una sceneggiatura con le frasi e gli scritti reali del poeta. Quello che desideravamo per il film è che seguisse un senso filologico che fosse poi posto affianco all’intento intrattenitivo, riportando la realtà di quello che è avvenuto facendo cogliere ad ognuno le proprie conclusioni.”.

A interpretare questo “cattivo poeta”, che come spiegato da Jodice prende il titolo da una stessa espressione che D’Annunzio riferì a se stesso, è Sergio Castellito: “Per preparami al personaggio mi sono tagliato i capelli. Temendo che non ricrescessero, tra l’altro. Non si tratta solamente di un’identificazione fisica con Gabriele D’Annunzio, ma è un atto di generosità. Se si chiede alle persone di chiudere gli occhi e immaginare il poeta italiano la prima cosa a cui si pensa è il suo cranio. Bisognava quindi offrire al pubblico un cranio vuoto di capelli, ma pieno di immensità, sapienza, fantasia, pericolosità.”.

Per Castellitto, dunque, non conta solamente la verosimiglianza nell’aspetto, come non basta solamente imitare un personaggio quando lo si interpreta in un biopic: “Si inventa sempre. Si inventa anche quando si imita. Il gioco è non avere paura della grandezza del personaggio che si va ad interpretare. Non c’è bisogno di temere gli insulti che si potrebbero ricevere. Il mio trucco è fare finta che il personaggio non sia vero, ma sia stato scritto, inventato anche lui. Si inventa anche quando si crede di ricostruire qualcosa di già esistito.”.

il cattivo poeta

Sergio Castellitto: “Il cranio è quello a cui si pensa subito quando si nomina Gabriele D’Annunzio. Dovevamo offrire al pubblico il cranio.”

Proprio come il personaggio del giovane Giovanni Comini, anche il suo interprete Francesco Patanè si è dovuto confrontare con un veterano del cinema italiano come Sergio Castellitto. Spiega Patanè: “La frase con cui più mi piace descrivere il mio personaggio è quella che pronuncia D’Annunzio quando gli dice che ha il volto di un giovane in guerra e che la guerra non se l’era immaginata così. Giovanni Comini crede negli ideali che gli sono stati impartiti, li ritiene genuini nella visione di un giovane del ’38. Cede alle lusinghe di chi gli dice che le cose potranno andare meglio, per sé e la sua famiglia. Ma la sua vera fortuna è quella di incontrare D’Annunzio e avere il coraggio di cambiare le sue idee. Un D’Annunzio che per me rappresentava comunque una sfida, visto che sentivo la stessa soggezione che Comini provava con il poeta, visto che mi trovavo accanto a Sergio Castellitto.”

È ancora Castellitto a sottolineare la contraddittorietà di un poeta così illustre: “Non esiste figura di artista nella storia che sia stato tanto amato in vita, quanto disprezzato in morte. Per me D’Annunzio è stato un poeta soldato, come Pasolini, anche se a quest’ultimo non piacerebbe il paragone visto che lo disprezzava. Entrambi, però, sono i primi ad uscire dalla trincea per prendere i colpi. È per queso che il gesto di coloro che hanno imbrattato la statua di Gabriele D’Annunzio qualche giorno fa in segno di protesta è un triste avvenimento di cancel culture.”. 

“Il film comunque non ha pigli con la realtà di oggi” afferma il regista Giancula Jodice “Nessun gancio con l’attuale. Quello che volevo fare era interrogare un’epoca senza evidenziare eventuali coincidenze, corsi o ricorsi. Se poi qualcuno la vede come cassetta degli attrezzi da cui attingere per fare luce sulla contemporaneità ben venga, ma non era questa la mia intenzione.”.

Se i protagonisti principali de Il cattivo poeta sono D’Annunzio e il giovane Comini, accanto a loro si affianca un’architettura predominante nelle scenografiche del film: il Vittoriale, dimora di D’Annunzio, che si fa personaggio e palco dove si muove come un fantasma il suo poeta, luogo adibito a set per Jodice e il suo cast. Commenta il regista i posti magnifici in cui il film è stato girato: “L’opera ha una partitura scritta da luoghi e stanze. Sergio ha ricostruito questo con meravigliose pennellate d’improvvisazione, come la scena in cui stanno suonando al pianoforte e sembra che lui stia dormendo.”

Il cattivo poeta arriva in sala dal 20 maggio distribuito da Vision Distribution.