Roberto Baggio racconta i retroscena del film Il Divin Codino, tra la nascita del suo soprannome e il pallone d’oro portato sul set

Dal 26 maggio su Netflix arriva il biopic Il Divin Codino, storia di un Roberto Baggio che il film di Letizia Lamartire non ha voluto riportare solamente come figura pubblica, ma descrivendolo attraverso tre importanti fasi della sua carriera calcistica, sempre in riferimento all’amore e al rispetto per la maglia degli azzurri. È stato lo stesso Baggio a contribuire alla creazione di un’opera che ha tutti gli elementi per commuovere i fan del calciatore, ma insieme per far scoprire un’emotività forse sconosciuta dell’uomo a un pubblico più ampio, che non avrà difficoltà ad entusiasmarsi per la storia proposta della regista Lamartire.

Certo riprodurre le imprese calcistiche di un’icona del calcio non deve essere stato affatto facile. “Per Il Divin Codino dovevamo girare scene che il pubblico già conosceva” racconta la regista durante la presentazione del film “Per fare in modo che le persone si appassionassero abbiamo deciso di dilatarle all’interno della pellicola. Quella della tecnica poi, in qualche modo, è stata la parte con cui abbiamo cercato di creare l’intrattenimento. Mentre per la parte emozionale del film abbiamo lavorato sul Roberto uomo. È stato indescrivibile per me poter mettere in scena una persona che stimo tanto come Baggio.”.

Questa scelta narrativa, all’interno del film, ha portato ad escludere molti dei momenti eclatanti della carriera di Baggio ed è così che Lamartire spiega le decisioni prese a riguardo: “La nostra intenzione è stata quella di sviscerare le parti più dolorose della vita di Roberto e come si è sentito quando le ha vissute. E, insieme, quale è stato il percorso che ha scelto per rimettersi in gioco. Sapevamo che questo avrebbe comportato il lasciarci fuori da molte dinamiche interessanti, ma volevamo raccontare questo aspetto del calciatore ed è stato possibile soprattutto grazie ad Andrea (Arcangeli).”.

Ad interpretare il “divin codino” nel film Netflix è proprio Andrea Arcangeli, giovane talento la cui ultima impresa era stata in protolatino per la serie Romulus, acquistato invece l’accento vicentino per dare credibilità al suo Baggio. “È un ruolo pieno di responsabilità.” dichiara Arcangeli “Ti senti cento chili in più sulle spalle e la prima reazione è non accettare. Ero molto scettico nell’interpretare la parte. Non solo per quei paletti imprescindibili come il mettere su un fisico da calciatore o imitare la sua parlata. Si trattava di non voler deludere il pubblico. Quando però ho capito che, in verità, era inutile fare fan service, tutto è diventato più chiaro. Non si tratta di essere uguale a quel personaggio reale, ma di vivere l’esperienza al meglio per restituirla così allo spettatore.”.

il divin codino

Andrea Arcangeli: “Il consiglio migliore mi è arrivato da Roberto Baggio: alla fine devi sentire di aver fatto tutto quello che potevi.”

A dare il consiglio più utile ad Andrea Arcangeli, che veste i panni del protagonista in tutte le diverse fasi della sua età e della sua carriera calcistica, è stato lo stesso Baggio: “Ho visto e letto tutto quello che ho trovato su di lui. Video, interviste. E, un giorno, trovo una sua frase che mi serviva proprio per quel momento. Diceva: l’importante alla fine è saper di aver fatto tutto quello che potevi fare, questo è l’obiettivo. Poi anche Baggio stesso mi ha svincolato da qualsiasi pressione, facendomi capire che dovevo vivere questa esperienza in maniera unica.”.

A comporre il resto del cast de Il Divin Codino figurano anche Valentina Bellè e Andrea Pennacchi rispettivamente nei ruoli di Andreina Fabbi e Floriano Baggio, moglie e padre del calciatore. “Sono molto contenta di aver partecipato al film” afferma Bellè “Di Andreina mi ha affascinata fin da subito il fatto di essere insieme molto privata, ma meravigliosamente accessibile, proprio come Baggio. E questo è avvenuto ogni volta che ci siamo incontrati, in cui ci invitavano ad abbandonare ogni riverenza.”. A Pennacchi invece viene affidata la parte sentimentale del film, quella del legame tra il protagonista e il genitore: “Sono felice di aver accettato il ruolo, ci sono stati dei momenti davvero emozionanti, come nella preparazione al film. E bisogna dire che non è qualcosa che succede spesso. Questo perché l’opera contiene degli istanti intensi che raccontano il rapporto del campione con le persone che lo amano, chi più e chi meno.”.

A parlare dell’esperienza de Il Divin Codino e di aver preso parte alla realizzazione dell’opera è Roberto Baggio stesso, sorpreso perché “non avrei mai pensato che qualcuno potesse essere interessato alla mia storia, per questo non ero d’accordo sul film” e parte integrante di quest’ultimo visto il suo coinvolgimento nella lettura della sceneggiata (“È stato divertente!”) e nell’aver portato il pallone d’oro sul set: “Serviva per una scena del film, così era più autentica.”. Ma il cuore della pellicola, come di gran parte della carriera di Baggio ruota tutto attorno a quel rigore sbagliato nei Mondiali del ’94 nella partita di Italia-Brasile: “Il discorso sul rigore sbagliato non lo archivierò mai. Me lo porterò per sempre dentro. Era il sogno della mia vita calcistica e per come è andata a finire non posso metterlo da parte.”. 

Un rigore sbagliato, ma una vita piena di soddisfazioni e momenti iconici, come l’aver raccolto la sciarpa della fiorentina perché “Non dimenticherò mai l’affetto che mi hanno dato, pur non avendo quasi mai giocato nella squadra per due anni” e l’aneddoto sul codino “In verità non è nulla di particolare. Nell’albergo in cui alloggiavamo in America una cameriera aveva delle treccine perfette, dopo due ore era lì a farmele. Poi ovviamente sbattevano mentre giocavo, quindi le ho fermate velocemente con un elastico. Ma mi è piaciuto che nel tempo sia nato questo soprannome che mi ha poi accompagnato”. E se gli si chiede cosa ha capito negli anni risponde che: “Il percorso è quello che ho scoperto nella vita. Solitamente si guarda al finale, ma se si fa attenzione si capisce che il tragitto è più importante. Bisogna sentire di aver fatto tutto, al di là di arrivare secondo o terzo. È il desiderio che metti in ciò che fai che conta davvero.”. 

Baggio non manca di ringraziare Andrea Arcangeli per la sua interpretazione “fatta con grande passione, di cui sono grato e che mi rende felice” e a sperare che ciò che più passi attraverso il film sia “il rapporto che si ha con i propri genitori. Mio padre lo vedevo quasi come un nemico, solo dopo ho capito che tutto ciò che loro fanno è per proteggerti e gliene sono grato. Spero che questo film possa servire per capirlo.”. Ma soprattutto che, per lui, il calcio è vita: “Se potessi tornerei a giocare anche subito. Peccato che ho le ginocchia che cedono!”.

Il Divin Codino arriva dal 26 maggio su Netflix.