Dal fumetto di Mark Millar e Frank Quitely arriva su Netflix la serie Jupiter’s Legacy: storia di famiglia, morale e divisione tra passato e presente

Se The Boys e Invincible non vi sono bastate, se siete rimasti in astinenza dopo The Falcon anche the Winter Soldier, ecco arrivare prontamente Jupiter’s Legacy in vostro soccorso. Dopo aver affrontato la fantascienza nostalgica di Stranger Things, aver raccontato di strabilianti abilità famigliari attraverso The Umbrella Academy, anche Netflix ha voluto accedere a dei veri cavalli di razza che ad oggi vengono rappresentati nell’audiovisivo con tute e mantelli. La piattaforma streaming ha trovato così i suoi supereroi, personaggi nati dalla mente e dalla penna di Mark Millar e Frank Quitely e trasposti per la scatola digitale dall’ideatore Steven S. DeKnight. Il cast è di volti conosciuti, ma non mainstream (Josh Duhamel, Leslie Bibb, Ben Daniels, Matt Lanter), come in fondo i protagonisti di questa lega di uomini e donne degni di maneggiare un immenso potere, giunto ad un momento di conflitto visto il mutamento e l’inasprimento dei tempi.

È il Codice quello che Utopian (Josh Duhamel) segue e che impone ad ogni supereroe appartenente all’Unione. Non un limite, ma una guida. Non una corda attorno al collo, ma un campanello costante e rumoroso che ricordi a chi ne fa parte di dover mantenere e preservare il valore che simboleggiano i loro poteri. Ma è esattamente il Codice quello che viene messo in dubbio quando il figlio Brandon uccide brutalmente il supercattivo Blackstar, impedendo la medesima sorte che sarebbe altrimenti toccata al padre e segnando il primo espediente per rivalutare il significato di un regolamento che non sembra più adempiere alle necessità del presente.

jupiter's legacy

Il Codice dei supereroi Netflix

Questo perché il Codice, centrale in Jupiter’s Legacy, è la morale di un passato che è lo stesso con cui si alterna la prima stagione della serie Netflix. Un viaggio nel tempo che l’operazione riserva allo spettatore, intento a seguire le criticità che i personaggi stanno affrontando, mentre sbircia nella loro storia che ha come data di partenza la caduta di Wall Street nell’anno funesto della Grande Depressione. Sono il 1929 e la contemporaneità che vediamo spalleggiarsi; ognuno con il proprio formato, ma entrambi condividendo gli stessi attori, giovani al principio di questa loro avventura e sorprendentemente invecchiati da un trucco di cui non si mette mai in discussione la fattura – e l’impressionante veridicità. Sono queste due epoche così distanti a entrare in conflitto nella realtà vissuta nell’oggi dei personaggi, quella che Utopian non vuole accettare mentre il mondo attorno sta vertiginosamente cambiando.

Impegnarsi a salvare ancora una volta l’universo, ancora una volta la razza umana, richiede uno sforzo che per i supereroi non è più contrapposto solamente a dei banditi bramosi di denaro o a dei delinquenti dalla mano pesante. È l’avidità che si è espansa nel corso dei decenni e che svetta sopra qualsiasi rimostranza etica. È la perversione del male, la sadicità della violenza, la brutalità che porta ad uccidere un altro supereroe in più, mentre altrettanti e più supercattivi sono pronti a scatenare morte e confusione nel più implacabile degli inferni. Jupiter’s Legacy, mostrando il percorso di conquista di una fiducia divina che ha voluto rimettersi nel buon animo dei protagonisti, ne esalta i meriti virtuosi mettendoli a confronto con i bisogni di un adesso (finzionale) e manifestando il sacrificio che hanno dovuto investire per poter rendere la terra un posto migliore. Dovendo però constatare che quello che un tempo valeva come assoluto può essere rivalutato. Che la razionalità, la correttezza e la giustizia non sono più al passo con un aggravarsi degli umori e della società esasperante.

Abbandonando qualunque tentativo di emulazione, non cercando di essere ossessivamente qualcosa di unico eppure riuscendoci grazie ad un suo ritorno alle origini nella natura supereroistica, Jupiter’s Legacy seguirà anche il suo Codice alla lettera, ma si dimentica che in ballo c’è da lottare per la presa sullo spettatore. La serie rispetta lo spazio di ogni personaggio, la maniera con cui fa appassionare alla storia, ma dimentica in più punti il materiale per catturare con la propria narrazione, deviando e allungando più di quanto sia utile per arrivare ai suoi punti cruciali. Una dilatazione inefficace per il racconto, che pur convincendo lo spettatore a continuare con i personaggi nella loro impresa, dimentica di allietarli con le sorprese inderogabili che gli spettano, riempiendo a volte inutilmente le sue otto puntate soltanto per arrivare al pur ottimo finale.

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Le potenzialità di Jupiter’s Legacy e quel brutto vizio di Netflix

Conclusione che, però, sia per la peripezia fine anni Venti che per ciò che accade nel presente dei personaggi, lascia un senso di incompiutezza e di acerbità tipica di troppe produzione Netflix: la sensazione di aver assistito solamente ad un lunghissimo preambolo prima di servire la serie vera. Un difetto a cui lo spettatore della piattaforma non può più sottostare, che può pur arrivare all’ultima puntata di Jupiter’s Legacy riconoscendone le potenzialità, ma non potendone giudicare il complesso perché monco di una parte fondamentale che è errato pensare di poter offrire solamente grazie ad una seconda stagione. 

Una sete di indizi e misteri che ci mettono molto a venir svelati, una sequela di azioni e svolte indebolite perché si è lasciato prendere loro troppo fiato. La rinuncia di un’esposizione serrata degli eventi, che riesce comunque a strappare un benevolo seppur fievole plauso da parte del pubblico e quel briciolo di curiosità che potrebbe portarlo fino al continuo della storia di Utopian e del resto dell’Unione. Un primo tentativo, quello supereroistico di Netflix (esclusa l’invisibilità del novello Zero), che deve ancora affinare i propri poteri. Un genere che viene usato nuovamente per mettere in luce la nostra integrità, sporcando quella di donne e uomini in costume.