Si vive una volta sola arriva su Amazon Prime, l’ultimo film di Carlo Verdone che mostra quanto il regista sia lontano dai tempi d’oggi

Sinossi di Si vive una volta sola:

Un gruppo di quattro amici decide di partire insieme per un viaggio in Puglia. Il motivo è la malattia di uno di loro, di cui l’uomo è ancora all’oscuro e di cui i suoi compagni tenteranno di parlare durante i giorni di vacanza…

Recensione di Si vive una volta sola

Si dice sempre che bisogna avere rispetto per i più anziani. Ma quando quest’ultimi hanno rispetto per i più giovani? Si vive una volta sola di Carlo Verdone mostra come un certo cinema, e soprattutto un certo cinema italiano, non sia minimamente interessato ad accostarsi alle trasformazioni che la società sta attraversando, costringendo e (fortunatamente) portando a cambiare la folta schiera di spettatori. Evento riscontrato ancora una volta durante la premiazione dei David di Donatello 2021, a fare da eco alle assegnazioni dei riconoscimenti già della stagione precedente, dove Marco Bellocchio nel 2020 e Giorgio Diritti quest’anno vengono investiti dagli onori di miglior regia e miglior film per due film pregiati, ma affiancati da pellicole “giovanili” altrettanto meritevoli. 

Seppure è altamente increscioso mettere sullo stesso piano opere come Il traditore e Volevo nascondermi con l’ultima commedia di Verdone, il concetto alla base rimane quello di un’industria che finge di voler scalpitare per la riformazione di un immaginario che sappia abbracciare l’avanzamento dei tempi, ma che nella realtà nei fatti continua a perpetrare negli stessi errori. Cavalieri di una roccaforte impossibile da espugnare, che fingono di voler accogliere un nuovo battaglione di autori con visioni contemporanee e rivoluzionarie, mentre puntano ancora sui loro zoppicanti cavalli di razza.

si vive una volta sola

Un cinema che viene da lontano

Carlo Verdone ai tempi del suo debutto fu quello che tentano di essere oggi molte voci nostrane in avanscoperta. Una novità ai suoi inizi, segno di una comicità romaneggiante fatta di maschere e idiosincrasie che hanno donato i migliori personaggi della risata italiana. Un regista e sceneggiatore che è evoluto assieme al proprio lavoro, ai protagonisti da interpretare. Che ha rispecchiato un percorso di crescita che si rifletteva nelle proprie opere, ma che ha finito per incepparsi con la contemporaneità tanto da creare discrepanze tra gli anni che si stanno vivendo e come Verdone li riporta nelle sue opere.

Si vive una volta sola è il culmine di questa inconciliabilità tra ciò che ci aspettiamo dal cinema di oggi e cosa Verdone è in grado di offrire. Tralasciando i tempi morti del primo atto, il lassismo (non) simpatico degli scherzi dei quattro amici protagonisti, la banalità dei loro caratteri e delle storie che si portano dietro, il film soffre di un’arretratezza trattabile a punti e descrivibile attraverso scene e frasi insostenibili da patire. La goliardia millantata e difesa dal personaggio di Verdone, in un momento comunque bizzarro per un chirurgo con casa con domestico (straniero, ovviamente) e con la possibilità di poter pagare cinque notti in hotel di lusso ai suoi tre compagni di viaggio, suona esattamente come la scusa qualunquista per quelle battute indecenti che non si è più disposti a tollerare.

La donna andata a letto con uno il suo amico viene appellata naturalmente come una poco di buono (e il termine è stato ben peggiore di così). L’uomo della coppia sessualmente aperta viene preso come pretesto per una battuta dai contorni omofobi. La figlia del protagonista viene rimproverata per l’esposizione insistente delle sue natiche eppure queste hanno più spazio nel film rispetto al volto dell’attrice. Connotati di una pellicola che sembra provenire da un passato (non troppo purtroppo) lontano, quello di una cinematografia che in Italia ha sguazzato allegramente e indisturbata per un numero eccessivo di anni, ma che ormai siamo stufi di dover sopportare. 

si vive una volta sola

Si vive una volta sola. Ma non forse tutti lo sanno.

A dispiacere inoltre è che a farne le veci sia un’icona come Carlo Verdone, ma non si può giustificare con un nome un cinema retrogrado e stantio. Nulla di fazioso a priori nei confronti di Si vive una volta sola. In cui, anzi, è innegabile riscontrare una delle performance più convincenti e tenere di Rocco Papaleo, preso a giullare dai suoi maligni amici, e un gruppo di protagonisti formato da Anna Foglietta, Max Tortora, Papaleo e Verdone che come quartetto funziona benissimo per sintonia e scambi comici. Peccato però per cosa quel copione mette loro in bocca, incastrandoli così in un’opera francamente imperdonabile.

L’uscita di Si vive una volta sola è slittata per più di un anno a causa dell’emergenza Covid-19. Come da tradizione annuale, Verdone doveva arrivare in sala per portare un momento conviviale nel pubblico italico, a cui era stata promessa l’uscita al cinema tenendo stretto il film per un intero anno e promettendo agli esercenti una pellicola su cui, nonostante il contenuto, si era intenzionati a puntare. I piani però sono cambiati, reduci le recensioni negative che da più di dodici mesi circolano sul film e il rilascio in sordina per sole tre sale romane d’appartenenza a Aurelio De Laurentiis, che non hanno avuto la benché minima promozione, pubblicità o il più piccolo annuncio. Si vive una volta sola arriva così segretamente su Amazon Prime e forse questo la dice lunga più di qualsiasi altra cosa: meglio che nessuno parli o sappia del film. Meglio.