Con Alfredino – Un storia italiana Sky cerca di portare una cura per una ferita ancora dolorosa. Ce ne parla il regista Marco Pontecorvo col cast della miniserie.

Sky continua e anche nel mese di giugno si propone per offrire al pubblico un prodotto di qualità che, questa volta, va riportando una delle pagine di cronaca più traumatiche del Bel paese. Un’Italia ferma a Mazinga e ai ghiaccioli d’estate, stroncati entrambi da quella che fu la perdita del piccolo Alfredo Rampi, che viene riportata attraverso la miniserie in quattro puntate Alfredino – Una storia italiana. Scritto da Barbara Petronio e Francesco Balletta, l’incidente di Vermicino del 1981 vede alla regia Marco Pontecorvo e sarà disponibile dal 21 e 28 giugno su Sky Cinema e in streaming su NOW.

“C’era una certa pressione nel lavorare a questa serie.” commenta così il regista di Alfredino – Una storia italiana “Fa parte della nostra storia. È transgenerazionale perché ha toccato tutti, sia chi l’ha vissuta sia a chi è stata raccontata. È un trauma importante e bisognava raccontarlo con i piedi di piombo.”. È stata infatti un’etica ben precisa quella con cui si è svolta la lavorazione della miniserie. Continua Pontecorvo: “Non bisognava cavalcare sentimenti facili. Avevamo una rotta ben precisa da voler seguire e che non conducesse il racconto a nessun tipo di pietismo. Non volevamo fare una tv del dolore, bensì volevamo curare quella che è stata una ferita difficile da superare.”.

Una sofferenza che è in maggior misura Anna Foglietta a portare sulle proprie spalle, lei che va ad interpretare il ruolo di Franca Rampi, quella mamma forte e determinata che ha fatto il possibile per far sapere al proprio figlio che non era solo in quel pozzo. Una donna che la Foglietta ha voluto ricordare e di cui ha ammirato l’intraprendenza irreprensibile soprattutto per ciò che ha realizzato dopo la morte di Alfredino: “Ho trattato il progetto di Alfredino – Una storia italiana non come un figlio, perché questo non era mio. O meglio, non solo mio. È come quando ti occupi del figlio di altri, in questo caso di tutti, e perciò sei ancora più accorto. Ci siamo sostenuti l’un l’altro perché era la storia di tutti gli italiani, come Franca Rampi che ne è diventata la mamma. Una donna di un’anima, di una cultura, di una forza e di un’empatia straordinarie. Non l’ho mai conosciuta, ma l’ho sentita comunque vicina.”.

Alfredino una storia italiana

Il cast per ricreare la vicenda di Alfredo Rampi è pieno di nomi noti al pubblico italiano. Tutti presenti per parlare di un lavoro che ha toccato ogni interprete che ha preso parte all’operazione di Sky. A fianco di Anna Foglietta troviamo Luca Angeletti, nella miniserie interprete del padre Ferdinando Rampi: “È stato un viaggio doloroso che andava dall’euforia delle belle notizie alle discese nel baratro. Come Anna, anche io non ho conosciuto personalmente Ferdinando, ma piano piano l’ho scoperto mentre ne vestivo i panni e mi sono attaccato alla lotta di un genitore che in quei momenti non può mostrare dolore, perché sta lottando con le unghie e con i denti. Ma l’elastico delle emozioni è stato difficilissimo da gestire ed è stato ogni volta il nostro regista a riportarci nel presente. La cosa fondamentale era non spettacolarizzare in maniera involontaria l’accaduto, un po’ come accadde proprio in quell’estate del 1981.”.

Francesco Acquaroli è invece il comandante dei Vigili del Fuoco Elveno Pastorelli, colui che ha tentato in ogni maniera di salvare dal pozzo il bambino, il quale ha sottolineato il ponte che si crea tra ciò che si ricorda di quell’evento e cosa significa averlo rivissuto: “Avevo diciannove anni al tempo e ricordo bene le ultime ore della diretta. Non volevamo staccare perché c’era un senso di presenza che pensavamo potesse sospingere fuori il bambino. Rivivere la vicenda di Alfredino mi ha permesso di porre una distanza storica che mi ha reso meno emotivo di allora. Ma non posso che ricordare per sempre l’ingiustizia e il dolore che fermarono gli italiani davanti a questa tragedia. Fu uno shock in un periodo di forti emozioni.”

Non solo Pastorelli tra gli uomini che tentarono di salvare il piccolo Alfredino. Tra i vigili del fuoco figura anche Vinicio Marchioni nel ruolo di Nando Broglio, che cercò di sostenere il bambino in quelle ore tremende giù nel pozzo: “È stato difficile risultare distaccato girando certe scene. Avevamo come la sensazione di avere attaccato un megafono che poteva dare voce a tutti quegli italiani che quarant’anni fa si sono fermati durante quei giorni ed è per questo che ho sentito una forte responsabilità. Per quello che mi concerne, ho cercato di riportare l’umanità di Nando Broglio che ha tentato in tutti i modi possibili un contatto con Alfredino.”.

A coordinare i primi tentativi di soccorso dell’incidente di Vermicino fu Marco Faggioli, che nella serie viene interpretato da Beniamino Marcone: “Quello che Alfredino fa è cercare di capire cosa ha significato quell’evento per la gente. Per fare questo c’era bisogno che le persone al lavoro del progetto avessero una forte volontà e non dessero nulla per scontato.”. Questo senso di volontà e memoria viene ripreso anche da Massimo Dapporto che nel lavoro di Pontecorvo veste i panni del Presidente Sandro Pertini: “Quando un lutto finisce ci si dimentica di come si era stati uniti, e non come lo si è solo davanti alla nazionale di calcio. È stata un’esperienza fortissima prendere parte ad Alfredino, soprattutto nei panni di Pertini di cui ero un tifoso.”.

Alfredino una storia italiana

Nella serie incontriamo anche coloro che si calarono nelle profondità del pozzo per tentare di recuperare il piccolo Alfredo Rampi. Tra i volti più conosciuti figura Giacomo Ferrara nella parte di Maurizio Monteleone: “Non ho vissuto in prima persona la vicenda di Vermicino perché è avvenuta prima che io nascessi, ma ho potuto capire la grandezza di quell’evento soprattutto quando sono dovuto scendere personalmente a testa in giù anche per pochi minuti. Mi ha fatto molto riflettere e rispettare ancora di più il raccontare questa storia.”. A seguirlo il giovane Daniele La Leggia, anche lui nel gruppo di speleologi nel film che si sono calati per raggiungere Alfredino: “Aver conosciuto Tullio Bernabei che vado ad interpretare nella miniserie mi ha aiutato a calarmi ancora di più nel personaggio. Ho visto le sue emozioni quando è venuto sul set e anche il suo rammarico. Domandarsi e interrogarsi su cosa queste persone hanno fatto sottoterra è stata un’esperienza fortissima e ci ha legato tutti molto.”

A completare il gruppo di speleologi c’è Valentina Romani nel ruolo della volontaria alpina Laura Bortolani, geologa che contribuiva allo studio sul terreno della zona del Vermicino: “L’eroe non è chi vince sempre, ma chi non si arrende mai. Per me Laura Bortolani e tutte le altre persone che hanno preso parte a questa missione sono eroi. Questa storia ha aiutato a comprendere cosa si poteva imparare per il futuro. Dal dolore può nascere qualcosa di buono.”. Ad entrare fisicamente nel pozzo fu al tempo anche Angelo Licheri, fattorino di una tipografia che per corporatura riuscì ad arrivare a sessanta metri di profondità nel pozzo in cui era caduto Alfredino, ma non riuscì a riportarlo su. Nella miniserie è interpretato da Riccardo De Filippis: “A volte non basta fare l’attore, ma bisogna mettersi completamente al servizio di storie che vanno raccontate. Licheri è stato un simbolo di umanità e coraggio. Lui non voleva essere un eroe, voleva solo stare lì.”.

Alfredino – Una storia italiana sarà disponibile il 21 e il 28 giugno su Sky Cinema e NOW