Tra l’essere donna, l’importanza della famiglia e scene con esplosioni alle spalle Black Widow fa finalmente di Natasha Romanoff una vera protagonista Marvel

Sinossi di Black Widow:

Pur dovendo nascondersi dopo gli eventi di Sokovia, Natasha Romanoff (Scarlett Johansson) sarà costretta a uscire allo scoperto per aiutare sua “sorella” Yelena (Florence Pugh), anche lei una Vedova Nera che vuole fermare i piani di controllo sulla mente e sul corpo delle altre agenti della Stanza Rossa da parte di Dreykov (Ray Winstone). 

Recensione di Black Widow:

Con Black Widow possiamo finalmente brindare all’avvio della Fase 4 della Marvel, anche se non sarebbe del tutto corretto. In precedenza al film stand-alone dedicato alla Vedova Nera lo studios dei cinecomics ha rilasciato nel 2021 le sue prime tre serie originali destinate alla visione su Disney Plus. WandaVision, The Falcon and the Winter Soldier e Loki hanno riaccompagnato lo spettatore nel MCU dopo l’anno di pausa dovuto all’emergenza da Covid-19, con Kevin Feige a dover rimescolare le carte di operazioni pianificate minuziosamente anni prima, ma che nonostante alcuni cambi e qualche spostamento sono riuscite comunque a delineare con soddisfazione il nuovo quadro dell’universo fumettistico cinematografico.

È pur vero, però, che quello della serialità è un mondo totalmente diverso rispetto all’esperienza che si crea con la sala cinematografica o semplicemente con una narrazione che inizia, si sviluppa e si esaurisce tutta all’interno dello stesso spazio tempistico – un esaurirsi che spesso va ampliandosi con altre opere della bolla Marvel. E che soprattutto quello del 2020 è stato il primo anno senza film supereroistici in uscita dalla casata degli Avengers, il quale ha creato una sorta di voragine che ha segnato uno spartiacque che dal 2008 non aveva mai fatto capolino nella linearità e nella pervasività dei personaggi ideati da Stan Lee

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Le supereroine del MCU

Aspettare Black Widow è diventata nel corso dei mesi una lotta estenuante e un desiderio logorante. La sensazione di aver già visto tutto sospinta da una campagna marketing che ha cercato con tutte le proprie forze di mantenere intatto l’appeal per la pellicola e insieme il tentare di rivelarne il meno possibile per non rovinare il momento della visione. Tutto ciò che quindi si voleva dal cinecomic era semplicemente che rendesse giustizia a un personaggio che per il MCU ha dato la vita, concedendole quel background che non era mai stato ben esplorato e donando spessore a quella che per troppo tempo è stata l’unica donna indistruttibile del gruppo dei supereroi.

È così su un sentiero marcatamente femminile che la Marvel si va ad impiantare con Black Widow e con l’avvio cinematografico della sua Fase 4. Una scelta peculiare quella di destinare al personaggio di Natasha Romanoff uno spin-off pur dopo gli eventi consumatisi in Avengers: Endgame, ma che restituiscono il portato dei cambiamenti che lo studio sta tentando di apportare e che, fortunatamente, si allineano al cambiamento dei tempi da cui non possono rimanere esclusi. 

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Il mutamento di Natasha Romanoff nel MCU

Era infatti il 2010 quando la Vedova Nera di Scarlett Johansson faceva il suo ingresso sexy e provocante in Iron Man 2. Ed è con una ripresa del personaggio sensuale e irresistibile che si è continuata a formare la sua figura, fino a che non si è compreso che anche le supereroine potevano essere qualcosa di più di mera carne. È pur vero che Natasha ha dimostrato già nel corso degli anni successivi al 2010 una mutazione nel suo essere supereroina in un gruppo di supereroi. Ma con Black Widow al personaggio viene affidato un passato che permette di definirne la personalità e ancor di più i gesti che l’hanno resa l’implacabile assassina che conosciamo. La dotazione di uno spessore che contribuisce alla memoria che si avrà della Vedova Nera di Johansson e che offre un altro pezzo di gran intrattenimento al pubblico da parte della Marvel.

Il genere femminile e le esplosioni con tanto di fuoco alle proprie spalle sono i catalizzatori del film diretto da Cate Shortland, che nel soggetto della storia ritrova la Jac Schaeffer di WandaVision e Captain Marvel e alla scrittura lo sceneggiatore Eric Pearson. Ottimo seppur cedevole nell’uso di alcuni suoi effetti speciali, supportato da pochi pilastri narrativi che sanno ben calibrare l’equilibro della pellicola, Black Widow è il riappropriamento della mente e del corpo delle agenti della Stanza Rossa da cui Natasha Romanoff era riuscita a scappare e che credeva di aver distrutto definitivamente. I piani di Dreykov diventano metafora di un controllo esercitato sul gruppo di killer a sangue freddo che la protagonista insieme alla “sorella” Yelena vuole liberare, restituendo loro la capacità di poter comandare sulle proprie azioni.

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Donne e famiglia: i temi portanti di Black Widow

Controllo che con Dreykov rappresenta tutto ciò che per lunghissimo tempo gli uomini hanno creduto e ritenuto corretto detenere nei riguardi del loro contraltare femminile. Il personaggio interpretato da Ray Winstone non solo riduce a inesistente il libero arbitrio delle donne addestrate dalla Stanza Rossa, ma le appella come rifiuti abbandonati e non voluti dalla società, che lui stesso ha reso arma utile e fondamentale per il completamento dei propri piani. Una riduzione ad oggetto che ha la palese intenzione di essere scardinato dalla potenza e determinazione di Natasha e dalla sua spalla Yelena. Una presa di coscienza che la Marvel ha avanzato nei confronti della supereroina e che cerca di rispecchiare, con spirito di miglioramento, nella propria produzione e nella realtà quotidiana.

Se da una parte la centralità del film è cosa significa essere donna, l’esistere come genere femminile e il poter agire in quanto essere umano e non secondo i piani o gli ordini di un uomo, dall’altra è la famiglia che ancora una volta Romanoff va a ricercare. Elemento imprescindibile nella maturazione di un gruppo sentimentalmente unito come gli Avengers, che assume nel corso del MCU un senso chiave veicolato proprio dalla stessa Natasha. Valore a cui la donna, in quanto priva di quel calore ricevuto per molti anni nella sua vita, ha sempre affidato il più assennato riconoscimento. Ed è perciò nella formazione di una piccola, sgangherata e all’apparenza insignificante famiglia che la Vedova Nera andrà ad esplorare nuovamente quanto le persone care sono certamente quelle che ti mettono al mondo, ma altresì coloro che scegli e che ti scelgono per stare l’uno accanto all’altro. Un partire in solitaria per arrivare ad avere persino due famiglie per cui sacrificarsi. Un’emozione che il personaggio di Natasha Romanoff contiene ancora una volta e che si riflette in coloro che, nel MCU, ricorderanno quanto grazie a Vedova Nera si siano sentiti a casa.

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Tra action, tute bianche e… Florence Pugh

Black Widow mantiene ben pulsante il proprio cuore, in una chimica stratosferica con la compare Florence Pugh, ironica e travolgente come sappiamo già essere questa giovane attrice, nonché dividendosi tra l’insolita famiglia dei personaggi di Rachel Weisz e David Harbour e le continue scene action con rimandi velatamente alla Mission: Impossible. Un progresso per la raffigurazione e l’essenza dei personaggi femminili della Marvel e insieme un divertissement per chi non è stato ancora in grado di dire addio a Natasha.

Una Scarlett Johansson che rimarrà per sempre Vedova Nera. Pur liberandosi dalle costrizioni di chi la vuole sotto il proprio comando, togliendosi quella famosa eppure costrittiva tuta nera, che come segno di ripartenza e ridefinizione del sé viene sostituita dal candore stavolta di una tuta bianca.