Dopo aver portato lo spettacolo a teatro nel 1985, Gabriele Salvatores trova nuovi protagonisti per Comedians, tornando a riflettere sulla comicità

Sinossi di Comedians:

Un gruppo di aspiranti comici si appresta ad esibirsi nella serata che potrà cambiare loro la vita. Chi infatti colpirà un noto manager seduto tra il pubblico avrà la possibilità di far parte della sua agenzia. Ma il successo non sempre va a braccetto con l’onestà e questo si percepisce sempre, soprattutto quando si parla di far ridere.

Recensione di Comedians:

La dimensione di Comedians è quella teatrale. Gabriele Salvatores porta sul palco la pièce di Trevor Griffiths nel 1985, dando agli aspiranti comici dell’opera il volto tra i tanti di Silvio Orlando, Paolo Rossi e Claudio Bisio. Ma gli anni passano e la voglia di riaffrontare un tema che sempre è rimasto legato a Salvatores si tramuta per l’autore in prodotto cinematografico, dove la teatralità continua a scorrere tra le riprese in un unico posto e unico tempo del Comedians diventato film. 

Ad affiatare lo spirito dei nuovi protagonisti, i quali vanno a sostituire i compagni dei camerini che Gabriele Salvatores aveva reclutato a metà degli anni Ottanta, sono due settimane di prove che garantiscono al cast una fluidità tale da far muovere i personaggi come nello spazio ristretto di un palcoscenico. Di questo elemento primo naturale, quello dello spettacolo dal vivo e la sua espressione tramutata da fisica a intangibile attraverso la ripresa digitale, si fa paradigma la dichiarazione di intenti in apertura nei titoli di testa, dove al tipico “Sceneggiatura di…” si sostituisce un “Adattamento di…” a sottolineare maggiormente l’investimento artistico e creativo che Salvatores ha impiegato per questi suoi commedianti.  

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La duplicità che si nasconde dietro la comicità

Alessandro Besentini (Ale), Francesco Villa (& Franz), Marco Bonadei, Walter Leonardi, Vincenzo Zampa e Giulio Pranno sono gli studenti del mattatore filosofeggiante di Natalino Balasso e gli adepti del successo facile secondo i consigli del manager di Christian De Sica. Una classe di allievi che del sogno di far ridere apprendono gli aspetti speculari: quello intimo del mettersi a nudo e quello del distacco dallo spettatore, seduto davanti a loro solamente in attesa di divertirsi scompostamente. Quello dell’onestà dell’arte comica che richiede un’autenticità e un’onestà cruda di fronte a coloro che sono in ascolto e la semplice induzione a una risata che non deve essere per forza ragionata, ma va a colpire e smuovere direttamente alla pancia. 

Prendendo dal doppio binomio e su questo contrasto esplicitare ancor di più la contrapposizione dei personaggi di Balasso e De Sica, Comedians riflette sulla crisi della commedia stessa e sul suo statuto che, seppure tratteggiato da Griffiths nel 1976, ha dalla propria il fatto di essere costantemente eterno e, per questo, sempre attuale. Condizione che conduce all’interrogazione sulla salute di una pratica così bella, l’elevazione di chi è in grado di alleviare le disgrazie altrui sbarazzandosene solamente salendo su di un palco. Un’indagine sulla commedia, un’analisi sulla costruzione delle battute e come queste possano essere realmente libere. Libere di potersi esprimere con rispetto pur scherzando di tutto, libere di poter rispecchiare un pensiero che è quello di coloro che le pronunciano. Libere di non essere solamente un solletico che non scalfisce che la scorza del pubblico, ma un’introspezione passante tutta per la brutalità irriverente dell’ironia.  

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I personaggi in bilico di Comedians

Le settimane di preparazione per le riprese di Comedians fruttano una prova di film-teatro che, pur impostando di molto la caricatura registica e attoriale, agiscono come un balsamo per far scivolare i personaggi per gli angoli umidi della sala, pronti a potersi esibire nel loro primo e vero spettacolo. È tutto preciso nell’opera di Salvatores, tutto calibrato anche quando i protagonisti rischiano di voler oltrepassare quella linea invisibile che la verosimiglianza ha tirato. Sbavature e freddure non sanno contenersi ed escono per essere rimesse in careggiata. Solo la parte finale fatica un po’ nel volerci dare a tutti i costi un’ultima, profonda lezione, quella che certamente non serviva allo spettatore e ancor meno all’arguzia che aveva dimostrato il film fino ad allora.

I nuovi Comedians di Gabriele Salvatores, più malinconici e avviliti rispetto alla carica giovanile di quelli che aveva portato al Teatro dell’Elfo in quel di Milano più di trent’anni prima, hanno tutti la tragicità dei pagliacci tristi e dei buffoni goliardici. Hanno il sogno di sentire uno scroscio di risate provenire dal centro della sala e una sveglia che li aspetta a casa per suonare alle cinque di mattina, giusto in tempo per prepararsi e andare a lavorare. Hanno degli interpreti che si amalgamano bene tra loro e che, anche ai più insospettabili, sa far tirare fuori una toccante vena drammatica – sorprende davvero la prova di Ale e Franz. Comedians è perciò un’opera che, esattamente come i suoi personaggi, cammina sul filo del rasoio; che pur non uscendo completamente illesa da quell’aula malmessa sa comunque di aver dato il massimo per far intravedere un briciolo di comicità.