Di sensibilità attoriale, rom-com, set di diciotto giorni e Ddl Zan: la nostra intervista allo sceneggiatore Giuseppe Paternò Raddusa di Maschile singolare

Durante il mese del Pride la piattaforma Amazon Prime offre una piccola sorpresa ai suoi abbonati rilasciando una rom-com tutta italiana a tema LGBTQIA+. Ma l’efficacia di Maschile Singolare, film diretto da Matteo Pilati e Alessandro Guida, non si ferma nell’aver posto un eroe romantico omosessuale come protagonista dell’opera, bensì di aver voluto raccontarne la storia con dettami universali. La pellicola, infatti, ha dalla propria la capacità di porsi in maniera onnicomprensiva sul percorso da intraprendere per imparare ad amare se stessi, per una commedia romantica a tutti gli effetti che i registi hanno scritto assieme allo sceneggiatore Giuseppe Paternò Raddusa

Già autore per Gli Ascoltabili, tra i cui lavori la serie Demoni Urbani, con Giuseppe Paternò Raddusa abbiamo affondato le mani nel processo creativo di Maschile singolare. Nei punti di contatto con una realtà che si muove dentro e fuori la comunità LGBTQIA+, nei rimandi a famose rom-com internazionali, nella sensibilità dei tre attori protagonisti (Giancarlo Commare, Eduardo Valdarnini, Gianmarco Saurino). Un’indagine sul racconto e la messinscena del film di Amazon Prime, tra un set di diciotto giorni e un incrocio vario di passioni cinematografiche.

Maschile singolare non è certo il primo film con un personaggio o protagonista omosessuale, ma sicuramente il primo in Italia che imposta il proprio racconto su un genere così marcatamente romantico. Da dove viene questa voglia di porre tale separazione da altre opere LGBTQIA+?

“In Italia esistevano già pellicole a tema LGBTQIA+. C’è Gli anni amari di Andrea Adriatico, c’è Favola di Sebastiano Mauri con Filippo Timi, per fare solo pochi nomi degli ultimi anni. Ma riconosco che Maschile singolare può risultare un unicum nel panorama italiano in quanto narrazione di tipo classico, con archetipi altrettanto classici, e non legati come accade solitamente al tema del segreto o del nascondere se stessi, predominanti in film di genere queer. Nella nostra storia i personaggi sono tutti dichiarati. L’ostacolo di Antonio non è nascosto, attraversa bensì un tipico viaggio dell’eroe, come i drammi che possono vivere i protagonisti eterosessuali. È un racconto classico con protagonisti contemporanei.”

Il film funziona soprattutto perché non cerca di essere altro se non una semplice rom-com, dura e pura. Aspetto che fa quasi prescindere dall’elemento LGBTQIA+, che è pur sempre importante, ma viene normalizzato all’interno del film.

“L’obiettivo è scrivere belle storie che arrivino a tutti. Perché un film con degli omosessuali dovrebbe arrivare solamente alle persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+? È un limite che non voglio pormi. Purtroppo è chiaro che si tratta di un problema culturale e si nota come in Italia abbiamo un impedimento riguardo le narrazioni. In più, anche se personalmente trovo che tutta l’arte sia politica, è ovvio che il film si pone su tutt’altra scala concentrandosi sugli stilemi della commedia. Capisco benissimo cosa Maschile singolare può rappresentare per la comunità LGBTQIA+, ne sono contento e senza una base come quella che ci hanno dato non saremmo riusciti a portare a compimento il nostro lavoro, ma so che questa pellicola può arrivare a chiunque, anche a un eterosessuale.”

Sicuramente il veicolo principale che conduce alla comprensione interiore della storia è il rispecchiamento che qualsiasi spettatore può provare nei confronti del protagonista Antonio.

“Esatto. Antonio, in quanto protagonista, ha un ostacolo. Ma a differenza del solito, quando si tratta di racconti con protagonisti gay, l’ostacolo di Antonio non è il dover omettere o velare la sua omosessualità. Quello che deve capire il protagonista è come imparare ad amare se stessi tanto da riuscire a bastarsi. Si rischia di essere miopi se ci si ferma al discorso eterosessuale o omosessuale. Mi basta pensare a tante donne che mi hanno scritto per dirmi quanto hanno empatizzato con Antonio, perché anche se nella vita viviamo e somatizziamo esperienze differenti è possibile riconoscersi in percorsi e sentimenti che proviamo tutti. Quello che abbiamo cercato di fare è stato di rendere con dolcezza tali strade.”

Giuseppe paterno raddusa maschile singolare

Giuseppe Paternò Raddusa: “L’obiettivo? Scrivere belle storie che lo siano per tutti, indistintamente.”

I tempi di lavorazione di Maschile singolare sono stati strettissimi con solamente diciotto giorni di riprese. Tu hai anche avuto modo di seguire il lavoro sul set, cosa che solitamente non accade agli sceneggiatori. Come è stato veder quello che avevi scritto prendere vita sul momento?

“Visti i pochi giorni di riprese sono state fondamentali le prove con gli attori, i quali si sono dimostrati solerti ed elastici, oltre che sempre prepositivi. Quello che gli avevamo affidato era solamente un testo che loro hanno reso lievito da dover impastare e trasformare in film. Il coinvolgimento sul set è stata poi una lezione. C’erano volte che bisognava fare dei cambiamenti alle sequenze o ai dialoghi così essere presente ha aiutato il lavoro. Nonostante le ristrettezze dell’opera, tutte le maestranze si sono mostrate appassionate. Matteo (Pilati) e Alessandro (Guida) in primis: sono persone energiche, sanno cosa vogliono e sono fieri delle proprie visioni.”

Tu con i registi hai scritto anche la sceneggiatura di Maschile singolare. Cosa ha portato ognuno all’interno del testo? Passioni, influenze…

“Gli stilemi della commedia romantica classica sono stati alla base ma ognuno di noi tre ha chiaramente i suoi “retaggi”.  L’attenzione di Alessandro per esempio è molto incentrata sui nuovi linguaggi della serialità e del cinema contemporaneo. Matteo invece è un tipo da Bergman o da cinema italiano come Scola e Pietrangeli – gli appuntamenti per corrispondenza de La visita risuonano un po’ in quelli organizzati sulle app da parte di Antonio. Per quanto mi riguarda mi sento affine alla commedia americana di autori come Mike Nichols, a opere come Una donna tutta sola di Paul Mazursky o ai film della produzione di Éric Rohmer.”

Hai accennato già agli attori principali di Maschile singolare, ma l’intero cast è riuscito a restituire una cartolina tenera e divertente di personaggi disparati.

“Sì per i ruoli dei protagonisti abbiamo avuto gli attori dei sogni: intelligenti, ma sensibili al punto di comprendere l’anima del film. Giancarlo Commare è stato un’epifania. Per me lui è Antonio in tutto, è Antonio quando dice “rainbow cake” a Luca, quando perde la pazienza, quando scappa, quando sorride.… È il cuore e il motore del film e il motivo per cui si è lì a guardare lo schermo. Non potevo immaginare una scelta migliore, ha restituito cervello, anima e carne al sogno. Ma lo penso di tutti gli interpreti e le interpreti del film.”

Il film è uscito su Amazon Prime e sta ricevendo un buon riscontro da parte del pubblico. Che effetto fa sapere che un film così piccolo può avere l’opportunità di aprirsi a un pubblico tanto grande? E vista la risonanza ricevuta, quali sono le critiche che vi hanno avanzato di più?

“Il film ha avuto la fortuna di essere stato proiettato al Lovers Film Festival ed è stata un’emozione stupenda. Ma è altrettanto vero che Amazon Prime ti permette di volare in alto grazie alla sua capillarità, anche rispetto ad un film così piccolo e le difficoltà che avrebbe potuto avere con la sala. L’opera comunque sta ricevendo molti riscontri e se devo dire quali sono quelli che mi fanno più arrabbiare sono quelli che pensano che Maschile singolare sia un racconto contro l’amore. Un film in cui si parla solo di sesso, per alcuni. In verità quello di Antonio è un modo per ritrovare le priorità nella propria esistenza. Il film parte proprio dall’amore, per sé e per gli altri, che con l’arco narrativo del protagonista arriva alla capacità di saper apprezzare una propria dimensione personale.”

È certo che Maschile singolare esce non solamente nel mese del pride month, ma in un periodo di tumulti vista una legge come il Ddl Zan che continua a venire ostacolato. Cosa pensi di questo ostruzionismo così ferreo?

“Mi sembra che sia evidente che qui ci ritroviamo di fronte ad un concetto che supera la civiltà, perché finisce direttamente nel buonsenso. Chi cerca di impedire il Ddl Zan è in malafede e cerca di privare alcuni dei diritti che dovrebbero avere tutti. Inoltre non comprendo proprio quale potrebbe essere lo svantaggio nel farlo approvare.  Ripeto, c’è bisogno solamente di buonsenso e questo si nutre con cultura e volontà.”

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