Custodi del Tempo, scene post-credit e possibili relazioni amorose: ma cosa si nasconde nel rapporto tra Loki e Sylvie nella serie Marvel?

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Si consiglia la lettura solamente a chi ha visto la 1×04

Sembra che la via intrapresa dalle serie Marvel sia quella dell’introspezione. WandaVision andava elaborando la perdita del lutto attraverso la protagonista Wanda Maximoff e le sue fasi di accettazione per poter finalmente rimettere insieme i pezzi della propria vita. The Falcon and the Winter Soldier si focalizzava sull’interrogazione dell’identità in quanto rappresentazione, riflessione dovuta dal passaggio di scudo da Steve Rogers a Sam Wilson, con quest’ultimo intento a studiare e comprendere le ricadute che ciò avrebbe comportato con il suo essere afroamericano. Loki, fin dal principio, ha mostrato il suo di punto di rispecchiamento che vedeva il villain della Marvel dover mettersi faccia a faccia con sé stesso, scendendo a patti con una Sacra Linea Temporale che lo aveva sempre voluto cattivo e che, adesso, gli sta mostrando che può essere chi vuole, ovunque e in ogni tempo.

La decostruzione della figura del nemico avviene in prima istanza nella puntata iniziale con cui si apre la serie Loki, proseguendo in una continua esplorazione del sé che se passa in maniera intangibile per le parole ficcanti e lucide dell’analista Mobius, diventano poi concrete quando il protagonista si trova di fronte alla sua variante Sylvie. Porsi come davanti a una superficie riflettente che riproduce tutti i propri gesti, umori e invisibilmente anche le proprie idiosincrasie conduce in modo inevitabile ad un’investigazione di se stessi che diventa così assolutamente centrale nel progetto audiovisivo. Il condurre il personaggio di Loki in una direzione differente rispetto a quella “da buono” che lo aveva visto affrontare Thanos, per una strada ben più interiore che si adempie con chiarezza massima nel possibile innamoramento del figlio di Laufey nei confronti del suo corrispettivo femminile.

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La doppia natura del rapporto tra Loki e Sylvie

Una relazione che, se si concretizzasse (e sembra in procinto di farlo), creerebbe uno spaccamento nell’insieme dei fan della Marvel, che poco entusiasmo sembrano aver mostrato nel sentimento che Loki potrebbe provare per Sylvie e che infastidirebbe largamente una buona schiera di affezionati. Una scelta le cui critiche sono anche fondate e condivisibili. Eppure, se vista in un’ottica più ampia, quello dell’innamoramento di Loki per Sylvie non significherebbe altro se non il raggiungimento di un’accettazione completa della propria persona e, in un versante molto meno romantico, l’unico atto possibile da parte di un narcisista destinato così ad innamorarsi di se stesso. Opportunità narrative che portano entrambe in grembo il doppio lato della medaglia: la totale affezione che finalmente Loki riesce a provare nei suoi stessi confronti, ma altresì una mancanza di avanzamento nel personaggio che, pur prevedibile per il tipo di carattere, finisce per provare empatia solamente per un’altra persona. Una similare visione di sé.

Una concezione che sposta l’argomento anche sulla sorte che sembra sempre appartenuta a Loki: quella del perdere e del farlo da solo. A controbattere è però il protagonista stesso: “I Loki non perdono. Sopravvivono.”. Che la sopravvivenza passi quindi anche nello stringersi alla parte più vicina che si riconosce nell’altro è un’ulteriore motivazione per cui i risvolti tra Loki e Sylvie vengono raffigurati come amorosi dalla Marvel, che tra critiche e scontentezze mantiene comunque il punto sulla propria versione intima dedicata all’ambito della serialità. 

La quarta puntata, però, oltre a riservare un impianto interiore in riferimento al proprio protagonista, allarga le domande sul complotto sempre più sospetto attorno alla TVA, con Sylvie che riesce a raggiungere i Custodi del Tempo e, come anche lo spettatore aveva potuto supporre, rimanendo con più domande rispetto a quante era possibile formularne prima. Che i due dei dell’inganno siano diventati prigionieri di un’illusione ancora più grande apre a quesiti sull’eventualità di un multiverso da cui gli spettatori non devono però lasciarsi troppo coinvolgere, memori della delusione avvenuta con WandaVision e tenendo sempre a mente che la serialità Marvel ha un ruolo quasi nullo nello sviluppo delle storie cinematografiche.

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Tutte le Varianti di Loki

Il sentore però rimane, soprattutto vista la scena post-credit con cui il quarto episodio va lasciando il pubblico. La piccola sequenza mostra infatti il risveglio del Loki di Tom Hiddleston davanti a quattro altre sue Varianti. A venir riconosciuto è da prima l’Old Loki dell’attore Richard E. Grant, nominato nel 2019 come Miglior attore non protagonista per Copia originale. L’interprete veste una versione classica del costume di Loki, come nell’apparizione del personaggio nel fumetto del 1962 Journey Into Mystery. Nel bel mezzo del gruppo si pianta poi Kid Loki, interpretato da Jack Veal, personaggio che nei fumetti ricopre l’arco comico più recente per il dio, vista la sua morte e rinascita in un corpo da bambino. A brandire un martello come il fratello Thor è il Boastful Loki di Deobia Oparei. E, infine, un coccodrillo con tanto di elmo cornuto proprio come quello di Loki, che dovrebbe quindi rappresentare una variante rettile del protagonista. 

Un momento che, per quanto breve e che non sappiamo minimamente dove ci condurrà, non può che richiamare alla mente il gruppo delle varie versioni di Spider-Man nel film d’animazione Spider-Man – Un nuovo universo. Un ulteriore passo in avanti per l’espansione del cosmo Marvel con tutte le sue infinite variazioni o solamente un’altra maniera per Loki di scoprire i diversi lati di se stesso. Oppure, ancora più plausibile, una svolta essenziale che potrà portare alla luce i piani celati dietro la Sacra Linea Temporale, non predisponendo più gli individui alle decisioni che dovrebbero prendere secondo l’organizzazione che controlla il tempo, ma potendo finalmente fare ciò che si vuole e, soprattutto, essere chi si vuole. Anche un buono, in caso nessuno ce lo abbia mai detto