Loki entra nel vivo, ma come può un prodotto scollegato dalla linea degli eventi dei film poter introdurre il Multiverso?

Attenzione!

Allerta spoiler!

La Sacra Linea Temporale ci ha donato Loki e di questo dobbiamo ringraziarla. Ma la seconda puntata della serie dedicata al villain della Marvel sembra pronta a scombussolare e ramificare fino all’esasperazione questo inedito universo, dove l’ordine che avevamo conosciuto solamente nell’episodio prima è pronto ad essere sconvolto e, probabilmente, espanso. E, in questo cosmo immenso posto sottosopra, cos’altro è disposto a cambiare? Ma soprattutto: chi? 

Dopo l’investigazione interna del protagonista per mano “dell’analista” Mobius, il personaggio figlio di Laufey continua la sua formazione nella TVA e a tentare di guadagnare la fiducia dell’agente temporale, in una rincorsa dietro se stesso che finirà per metterlo faccia a faccia con la sua Variante “superiore”. Un ulteriore ribaltamento che rende ancora più sorprendente e intrigante la serie Marvel, dove l’imprevedibilità di Loki può contribuire, oltre all’esasperazione di Mobius, dei suoi agenti e a volte del pubblico, all’opportunità di una narrazione tesa verso l’inatteso. 

Se nella prima puntata di Loki il quesito attorno al protagonista era “Chi è Loki?”, se ci si interrogava su cosa potesse nascondersi dietro all’evidente maschera di malvagità che solamente un Dio dell’Inganno potrebbe indossare, col proseguimento della serie ritroviamo una parte conosciuta del personaggio e una sua prospettiva inconsueta. L’illusione nell’episodio precedente è sembrata per un attimo gettata alle spalle e, con lei, le mille sovrastrutture. Ma Loki pur avanzando una scoperta più approfondita del protagonista non può che sollecitare all’attenzione sia spettatori che personaggi, dove la mossa più incauta sarebbe proprio fidarsi dell’individuo meno leale che si possa mai trovare su un pianeta. 

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Rendere l’arrivo di Lady Loki un colpo di scena

Sull’ambiguità eterna di Loki, sull’incertezza dovuta dalla continua domanda su quale sarà il passo, il tranello, la furbizia successiva del cittadino asgardiano, si fonda insieme sia quella complessità sottolineata da Mobius riguardo al protagonista, sia la struttura narrativa che la serie può costruirli intorno. Una stratificazione che rende impossibile prevedere quello che effettivamente accadrà di sequenza in sequenza all’interno della serie, aumentandone l’aggancio che la lega allo spettatore e potendo ribaltare continuamente il racconto. 

È così che Loki tenta di imbrogliare i Minutemen, che indugia su di una scena del crimine per cogliere il momento giusto per liberarsi dalle imposizioni della TVA e scappare. Ed è così anche che oltrepassa la porta temporale apertagli da un suo doppio. Da quella Variante che tutti stanno cercando e che lo metterà faccia a faccia con se stesso. Esattamente come la serie aveva previsto, esattamente come la decostruzione di sé può esser fatta. Guardandosi.

È qui che la Marvel ci introduce all’attesa versione di Loki al femminile, dove quel nome non viene affatto gradito, visto che è il personaggio stesso a non farsi chiamare come il fratello di Thor. Il sapere già in precedenza del ruolo interpretato dall’attrice Sophia Di Martino come Lady Loki riesce comunque a farsi colpo di scena all’interno della serie. Priva della capigliatura nera che presenta nei fumetti, ma adornata dalla tiara dal corno spezzato, quello di Di Martino è il personaggio che Loki decide di seguire sul finale di puntata, per poter fuggire, per poter scoprire, per rispettare quell’essenza che si pensava potesse modificarsi nel seguito delle puntate, ma che vede una strada ancora lunga da dover percorrere. In fondo, qualsiasi decisione prenderà, Loki ha ben chiara una cosa: non tutti i cattivi sono completamente cattivi, non tutti i buoni sono completamente buoni. E potrebbe valere anche per Lady Loki. O i Custodi del tempo. 

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Loki e quel collegamento con WandaVision

Di certo Lady Loki ha un piano attuato per scuotere e rovesciare completamente la Sacra Linea Temporale. Un’eccitazione che non può che cogliere i fan della Marvel, che vedono imboccata ancora una volta la via del Multiverso. L’accenno al piano della villain come percepibile sulla conclusione della puntata sembra proprio destinato a mandare in confusione un percorso temporale che, fino a quel punto, si era svolto in maniera regolare. Aver bombardato la linea del tempo costringe la TVA a dover risolvere le infinte anomalie che Lady Loki ha innescato, cercando il modo di ripristinare un equilibrio che, apparentemente, sembra impossibile.

Temprati però ormai dai continui raggiri con cui WandaVision li ha scossi, per gli spettatori credere in un autentico passo in avanti verso il Multiverso lascia alquanto scettici. È pur vero che proprio come nella serie su Wanda Maximoff anche qui torna la definizione di Nexus e tutto ciò che rappresenta all’interno del panorama Marvel (per scoprire di più su cosa è Nexus, dove compare in WandaVision e di cosa si tratta leggete qui). Ma proprio perché inconcludente ai fini del Multiverso in WandaVision e quanto mai scollegato dagli accadimenti che potremo trovare all’interno dei film secondo la parola di Kevin Feige, ci si chiede se quello degli eventi Nexus – in Loki rappresentati come deviazione dagli eventi prestabiliti della realtà – non sia soltanto un altro modo per depistare il pubblico, utilizzandoli però con genio dalla Marvel sia per generare un ponte con ciò che potrebbe espandere il proprio universo, sia per lo sfruttamento che ne fa all’interno dei suoi prodotti seriali.

L’avventura, in ogni caso, è appena cominciata con Loki e vedersi interrompere la puntata proprio quando è pronta a rivelare qualcosa di ogni volta shockante è un dolore che può venir alleviato solamente con l’arrivo della settimana successiva. Perché se non si può avere fiducia in Loki, la Marvel ci ha promesso che possiamo averne almeno in lei