È vero, in Luca della Pixar c’è la pasta, la Vespa e Marcello Mastroianni. Ma com’è l’Italia rappresentata nel film d’animazione?

La Pixar annuncia un film ambientato in Italia. Giubilo, terrore. Da una parte la gioia di venire finalmente rappresentati da una delle case cinematografiche più importati del mondo, dall’altra il sentore che la stereotipizzazione di un’Italia fittizia si ripresenti ancora una volta donando una visione non veritiera della nostra cultura. Ma l’eccitazione è comunque troppa e non riesce certo a sostituirsi all’agitazione di doversi vedere rappresentanti come i soliti farabutti fascinosi e chiassosi, con tanto di gesticolamento delle mani e allusioni a una criminosità che ha fatto la fortuna di lavori come Il Padrino sia in America che nel resto del globo.

Ma il film in questione diventa poi Luca e la regia viene affidata all’italiano Enrico Casarosa. Talento nostrano emigrato all’estero, che dalla lavorazione di storyboards di già classici Pixar quali Ratatouille e Up passa alla macchina da presa nel 2011 col corto La luna, per l’animatore Luca si fa esordio al lungometraggio in cui riversare l’enorme portato delle sue origini genovesi, facendo dell’inventata Portorosso una miscela di cittadine di mare lì sulla scogliera ligure, dai colori e gli odori conosciuti. C’è vita dietro la superficie dello schermo e la tridimensionalità dei protagonisti del film. C’è un portato emotivo che si lega profondamente ad un’infanzia e a una giovinezza incredibilmente filtrate attraverso i ricordi, la memoria, ciò che realmente plasma il senso dell’opera animata, tutta racchiusa nella bella Italia.

Luca Italia

Cartoline dalla liguria

È il tratto autobiografico ad uscire con maggior forza pur in un racconto che guarda a due personaggi irreali, figli del mare e creature che si trasformano in umani solamente quando asciugano le loro squame. È la spensieratezza degli anni della crescita del regista Casarosa, il quale non ha mai fatto mistero del lato intimo che Luca racchiude, per un esperienza personale che diventa espressione universale quando va riportando le spinte fondamentali che può darti l’amicizia. Così, quel paesino immaginario collocato nei territori delle Cinque Terre, diventa a propria volta rappresentazione sia di un passato quale quello vissuto dal cineasta, sia dimensione sospesa in cui ogni spettatore ha la possibilità di poter ritrovare un pezzo di sé e delle proprie estati italiane.

Portorosso è così il borgo marittimo per antonomasia: ha la piazzetta in cui giocare a calcio, le vecchiette che siedono mangiando il gelato, gli anziani davanti al bar che mescolano le loro carte. Ha le competizioni estive per i vicoli del paesino, la rugiada che si deposita sulla vegetazione la notte, le sfumature del mare che fanno risaltare quelle delle piccole case. Pur seguendo un ideale che è quello dell’Italia immaginata dall’estero, pur tornando ancora una volta indietro nel tempo per poter descrivere la dimensione di una storia tutta italiana, la cittadina di Luca è sì la riproposta degli anni Cinquanta con le sue semplicità e ingenuità, ma lo è affinché possa aggiungere poesia alle dinamiche del racconto. È un paese forse già visto, ripetitivo, eppure la sua tinteggiatura e la brezza con cui avvolge lo spettatore è tale da non farlo soffermare sulla canonicità del pensiero che dall’America si ha della Penisola, che diventa così una bolla senza tempo e senza confini, pur nella volontà di inserirlo in una determinata epoca.

Luca Italia

Il mito della Vespa

E se quindi il mito della Vespa ci sembra ormai incredibilmente lontano, in Luca torna facendo desiderare in primo luogo allo spettatore di poter zompare in sella per vivere quelle attraversate per i colli in fioritura, risplendenti e profumati. Il mezzo di trasporto che nel 1953 conquistava la Audrey Hepburn di Vacanze romane, che non a caso spunta alle spalle di un personaggio nel manifesto del film di William Wyler, è di nuovo sogno di tutti, condiviso esattamente come l’unione tra Luca e Alberto.

Quello del poter viaggiare insieme sulla propria Vespa diventa desiderio condiviso che non si fa quindi anacronistico se riproposto al pubblico dei nostri tempi, che proverà la stessa voglia dei protagonisti di spostarsi con i propri amici alla scoperta di tutte le meraviglie nascoste dentro e fuori dal mare.

Luca Italia

Luca ha l’Italia e l’Italia ha Luca

Stessa simpatia suscitata dalla competizione Portorosso Cup, dove nei vari step di questo triathlon non può mancare la prova di resistenza in cui ingozzarsi di pasta senza lasciare nemmeno una forchettata. Un’altra caratteristica certamente sdoganata nell’idea che vorremmo dare dell’Italia, ma a cui in fondo siamo enormemente legati e a cui non potremmo rinunciare. Perché comunque siamo pur sempre i migliori quando si tratta di trenette al pesto ed è bene che questo rimanga chiaro. 

Come rivivendo in prima persona l’estate della nostra giovinezza, ritrovando in Luca, Alberto e Giulia gli amici che hanno contribuito a formarci quando eravamo ancora poco più che ragazzini, il film Pixar omaggia il cinema italiano con il divismo di Marcello Mastroianni e facendoci innamorare ancor di più tanto del nostro paese, quanto delle suggestioni che riesce a suscitare. Quelle pitture celesti, quella semplicità nel paesaggio che ne restituisce il calore. Luca non potrebbe vivere senza l’Italia e l’Italia è ora un po’ più ricca proprio perché c’è Luca