Maschile singolare è una rom-com a tutti gli effetti ed è un altro bel passo in avanti per la produzione italiana (nonostante alcuni difetti)

Sinossi di Maschile singolare:

Antonio (Giancarlo Commare) viene lasciato dal marito con cui era insieme da una vita. Questa totale libertà finisce per spaesare il protagonista, che si ritroverà immerso in un loop di incontri occasionali e nuove amicizie, come quella con il coinquilino Denis (Eduardo Valdarnini) e Luca (Gianmarco Saurino). 

Recensione di Maschile singolare:

Ogni volta che pensiamo di essere tanto progrediti, avanzati, accadono cose che ci ricordano quanto in verità siamo ancora molto arretrati, soprattutto in Italia. Ce lo dice la cronaca ogni giorno, ce lo dice l’ostruzionismo che stanno facendo a una legge per i diritti umani sacrosanta come il DDLZan. Ce lo dice un panorama audiovisivo che si sforza di svecchiarsi e adeguarsi ai nostri tempi, spesso costretto però a sprofondare nuovamente a causa di ciò che viene prodotto dall’apparato tv nostrano e dalle personalità discutibili che ne fanno parte. 

È per questo che la venuta di un film come Maschile singolare ha il sapore della novità e, altresì, la consapevolezza che è sorprendente considerare una rom-com italiana su un ragazzo omosessuale “avanguardia pura”, come per Miranda Priestly il tema floreale a primavera e per il personaggio di Eduardo Valdarnini la rainbow cake preparata da un un pasticcere gay nell’opera di Matteo Pilati e Alessandro Guida. Ed è giusto che sia così, anche se questo manifesta la lunga strada che ancora c’è da percorrere per la normalizzazione di esistenze e modi di racconto da descrivere nel cinema e nella televisione, per uno dei primi passi più significativi avvenuto con Maschile singolare nel nostro panorama. 

maschile singolare

La comunità LGBTQIA+ sul piccolo e grande schermo in Italia

È pur vero che la pellicola di Guida e Pilati arrivata su Amazon Prime non è la prima a presentare dinamiche relazionari della comunità LGBTQIA+, ne tanto meno il primo prodotto ad avere un rapporto omosessuale al centro delle proprie linee narrative. Nel 2018 arrivava infatti al cinema Puoi baciare lo sposo, film di Alessandro Genovesi a propria volta tratto dalla commedia musicale di Broadway My big gay italian wedding, che alla prospettiva matrimoniale dei protagonisti di Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo aggiunge le tradizioni e la visione italiana spesso ristretta sull’amore tra persone dello stesso sesso. Un’operazione passata molto in sordina quella di Genovesi, ma che oltre a presentare un tono da commedia indie tenero e abbacinante, sapeva problematizzare con attenzione le difficoltà di essere gay nel Bel paese, concentrandosi nel particolare sulla mentalità spesso retrograda di una provincia diffidente e indispettita. 

C’è poi il lato della serialità che nel corso degli anni ha contribuito a un’analisi ancora più onesta e approfondita di tematiche fondamentali per ampliare lo spettro della società di fronte a cui ci troviamo davanti, la cui realtà omosessuale diventava una delle varie componenti per tessuti narrativi più allargati. È il caso dei cast corali di Baby e Skam, che focalizzandosi sulla moltitudine di vicende giovanili per l’immaginario teen contemporaneo ha allargato maggiormente alla comprensione di una necessità di rendere concrete queste storie poiché presenti nel nostro vivere. Specchio di una quotidianità che ha portato fino alla venuta di un’inedita realtà filmica così riscontrabile in Maschile singolare.

Seppur la relazione tra Martino e Niccolò in Skam ha appassionato in modo tale da rendere ben noti i loro due interpreti Francesco Cesari e Rocco Fasano – quest’ultimo diventato l’interesse tenebroso della protagonista Alice Pagani in Non mi uccidere -, al contrario il lavoro di Matteo Pilati e Alessandro Guida ha la fortuna di partire dalla notorietà dei suoi protagonisti ingaggiati per vestire le parti principali. La scelta di prendere Giancarlo Commare (torna di nuovo Skam), Gianmarco Saurino (dalla Rai con Che Dio ci aiuti) e Eduardo Valdarnini (noto primariamente per la serie Suburra) contribuisce alla risonanza che si spera di poter dare a un prodotto che possa così parlare ad un pubblico il quanto più vasto possibile. Decisioni non prive di una discreta dose di polemiche, vista l’eterosessualità nella vita vera degli attori, ma che si svincolano comunque dall’importanza che, in ogni caso, Maschile singolare va rappresentando.

maschile singolare

Maschile singolare e quella normalità necessaria

Un film che non sempre mantiene un ritmo sostenuto, che si livella troppo nel centro del proprio racconto, rischiando la ripetizione e sfruttando un evento come svolta per il protagonista che arriva però talmente immotivato e improvviso da vanificare parzialmente la narrazione. Eppure, nonostante le ingenuità che l’opera contiene al proprio interno, la volontà di fare del proprio sforzo un lavoro significativo e insieme leggero si percepisce con premura da parte dei registi Pilati e Guida, alla stesura della pellicola assieme allo sceneggiatore Giuseppe Paternò Raddusa. Un risultato assai discreto in cui sono da sottolineare le ottime performance dei suoi tre attori principali, in particolare la capacità di Giancarlo Commare di tenere in piedi con dolcezza e dolore il suo protagonista Antonio, che per il ruolo sfoggia tutto il suo accento siciliano apportando ancor più colore al personaggio. 

È incredibile come la normalità, quella che da sempre ha assunto connotati quasi dispregiativi e noiosi nei racconti letterari e cinematografici, assuma tutta un’altra valenza quando si tratta di uguaglianza e diritti civili. Maschile singolare è infatti la normalità che sempre più ci auguriamo e che speriamo di ritrovare nella diversificazione dei prodotti che ci aspetteranno nel futuro. Che vorremmo passasse anche nella nostra società, il cui contributo dell’audiovisivo si fa perciò sostanziale. È la comprensibile banalità del soffrire per amore e cercare di riscoprirne per se stessi in Maschile singolare. Narrazioni universali che vorremmo sempre più tali, vicine alla società in cui vorremmo vivere.