Tra murder-mistery e debolezze umane, Omicidio a Easttown con una straordinaria Kate Winslet è semplicemente l’unica miniserie crime da vedere quest’anno.

Sinossi di Omicidio a Easttown:

La disincantata detective Mare Sheehan (Kate Winslet), affiancata dal giovane collega Colin Zabel (Evan Peters) si ritrova a indagare sull’omicidio di una giovanissima ragazza madre, uccisa con un colpo d’arma da fuoco e ritrovata in un bosco. La polizziotta inoltre, si ritrova anche ad affrontare alcuni problemi personali legati al suo passato più recente: piccola celebrità locale grazie a un tiro da record durante una partita di basket del liceo venticinque anni prima, ora Mare è tormentata da un altro caso vecchio ormai di un anno e mai risolto, ovvero la sparizione della figlia di una sua ex compagna di scuola.

Recensione di Omicidio a Easttown:

L’ultima volta in cui Kate Winslet ha recitato in tv è stata esattamente dieci anni fa, sempre su HBO e sempre per una miniserie. Mildred Pierce, regia di Todd Haynes e versione più recente del celebre film con Joan Crawford, all’attrice britannica è valso un Emmy, un Golden Globe, un Satellite Award ed uno Screen Actors Guild Award, sancendo con la quadrupla statuetta il talento sterminato di un’interprete di rara intensità drammatica. Se ha dovuto aspettare dieci anni per tornare nel piccolo schermo, il Premio Oscar doveva per forza farlo con qualcosa di grande, un’offerta in grado di farle risollevare la voglia di lavorare per le “solite” emittenti televisive, le stesse che ogni mese propongono prodotti seriali in grande quantità e spesso, va detto, media riuscita.

HBO era l’unica in grado di conquistare l’attenzione della star di Titanic, e con essa, la possibilità di interpretare un personaggio tortuoso e ruvido; una femminilità complessa come se ne vedono raramente e per questo fedele a quella ricercatezza, che non è snobismo, tipica di attori e attrici del suo calibro. Mare Sheehan, la detective protagonista di Omicidio a Easttown, incarna pienamente le prerogative artistiche della Winslet, poiché donna matura, madre e già nonna; figlia ed ex moglie, con un fardello di dolore mai guarito, intanata e incantata del suo lavoro per sfuggire agli spettri di una perdita chiusa anni fa in una soffitta, e da lì, mai più liberata.

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Frustrazioni e confinamenti nella miniserie HBO in onda su Sky

Attorno a Mare e al giovane collega Colin Zabel (Evan Peters), complice la produzione del regista di The Accountant Gavin O’Connor, la descrizione di una cittadina di provincia piena di frustrazione e disagio esistenziale: una comunità, quella di Easttown in Pennsylvania, come ne è piena l’America, costretta a ricordare i fasti gloriosi di un tiro da record durante una partita di basket lanciato venticinque anni fa, per non guardare dritta negli occhi la cappa di malessere e immobilità nella quale sembra essere congelata.

A Easttown tutti si conoscono, o quantomeno credono di farlo. Le villette a schiera sembrano quasi fissarsi e rispecchiarsi nella loro normalità, ma una volta chiusa la porta di casa, la disillusione di un luogo dimenticato da Dio torna ad inciampare sugli stessi passi: la tossicodipendenza, i tradimenti coniugali, l’incomunicabilità delle famiglie che la abitano. Poi però succede un fatto, precisamente un omicidio e due sparizioni, tutte ragazze normali, giovani madri sulla via della redenzione svanite nel nulla o lasciate cadaveri sul corso d’acqua di un bosco, lì a palesare l’esistenza del male e l’umanità tutta, nessuno escluso, incline a peccare e poi a chiedere perdono.

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Il male, il bene e la complessità del gesto criminale

Una misericordia, religiosa e antropologica, che diventa nucleo drammaturgico di un crime denso di complessità esistenziali avvolta nell’esemplare capacità con cui Craig Zobel va a maneggiare gli elementi tipici del genere, arrivando così a contrappesare il dramma quasi opprimente e lacerante dei suoi personaggi con il murder-mistery sconfinato spesso a thriller, ma senza mai risultare forzato. Due linguaggi sapientemente amalgamati ed esaltati nella loro versione migliore da una regia che pare quasi incantata dal volto in primo piano di Kate Winslet, corrucciato e assente da rughe portate con orgogliosa avvenenza, e da un corpo ingolfato e stanco, trascinato qua e là nella cittadina a lavorare ad un caso di femminicidio che si rivelerà sconvolgente e moralmente prosciugante fino alla sua risoluzione.

È anche tramite la scrittura di Brad Ingelsby che Omicidio a Easttown riesce allora nell’arduo compito di dar vita a persone, oltre ai personaggi, a problematizzare l’assassinio all’interno nel genere umano e delle sue contraddizioni, dei legami amicali o parentali dati per scontato e poi messi alla prova da gesti sospesi nel caso e nella volontà. Posticipando la risoluzione del caso ad un finale in cui si evidenzia quanto mai la caducità della discrepanza fra bene e male, e soprattutto nella persona che si scopre aver realmente commesso il fatto, Omicidio a Easttown supera la limitatezza del crime, spesso chiuso nell’archivio polveroso delle indagini, per aprirsi ad un respiro molto più ampio. Più sottile e decisamente più ambiguo, in cui a dover guarire, non è più la botta, ma stavolta è il livido.