L’ultimo capitolo della saga del manga più visto al mondo, torna a raccontare l’eterna lotta fra il bene e il male. Ma a rendere ancora speciale Sailor Moon è il potere evocativo e nostalgico sui trentenni di oggi. 

C’è un tempo per tutto, ma per molti il tempo dei cartoni non finisce mai. Il cosiddetto passaggio dall’infanzia all’età adulta infatti non decreta in modo tranchant l’allontanamento al mondo dei fumetti, dei manga o dei disegni animati, e non è sempre vero che il colorato universo dei cartoon si smorzi con il progressivo avvicinamento alla maggiore età. Così, serie ventennali come I Simpson, i Griffin, South Park o il più recente Bo Jack Horseman (solo per citarne alcuni), rappresentano prodotti diretti a target specifici di giovani adulti, perché riusciti nella sfida di fondere le potenzialità illimitate del disegno con un linguaggio provocatorio, satirico e spiccatamente pungente sulla realtà sociale e politica. Per altri invece quello dei cartoni è un capitolo che si chiude più o meno definitivamente, tanto che rivedere dopo oltre vent’anni un prodotto che ha segnato la propria pre adolescenza risulta un’operazione sentimentalmente nostalgica, e i ricordi sopiti dei pomeriggi passati difronte alla tv ritornano più vividi che mai.

SUGGESTIONI PERSONALI E STORIE UNIVERSALI

Per chi scrive ad esempio, Sailor Moon ha senza dubbio rappresentato una fetta importante della propria formazione, e dopo (ma solo dopo!) le Spice Girls, le cinque marinarette ideate dal genio Naoko Takeuchi all’inizio degli anni novanta hanno impresso l’indelebile marchio del Girl Power e della personalissima identificazione con una del gruppo, per affinità o anche solo per desiderio di assumere le stesse fattezze. A distanza di molti anni dall’ultima puntata vista di un episodio del manga giapponese poi diventato anime allora, a molte di noi Netflix regala una sferzata di malinconia, proponendo il capitolo finale delle eroine del sistema solare con un film in due parti che mette in scena, con le stesse modalità di un tempo, l’eterna lotta fra il bene e il male. In Pretty Guardian Sailor Moon Eternal, le Sailor (ora sono otto e anche più) sono chiamate a salvare il pianeta terra dopo un’eclissi di sole e dall’arrivo in città delle Amazoness Quartet: un gruppo di amazzoni del male affiliate al Dead Moon Circus, una sorta di circo vagante capitanato dalla malefica Zirconia, capace tramite uno specchio magico di materializzare gli incubi più reconditi delle sue nemiche, ascoltandone i pensieri e i turbamenti più nascosti.

Sailor Moon: eroine astrologiche dalla forza amicale

A suon di cristalli di luna ed evocazione simil pagane di dèi e forze sovraumane, Sailor Mercury, Sailor Venus, Sailor Jupiter, Sailor Mars e Sailor Moon si ritroveranno alle altre tre guerriere del sistema solare esterno Sailor Pluto, Sailor Uranus e Sailor Neptune con lo scopo di trincerare le loro forze per riportare la luce sulla terra. Stavolta però a fare la differenza sono le giovani Sailor Chibimoon e Sailor Saturn, alle quali viene simbolicamente passato il testimone delle veterane per portare avanti il potere dell’amore e della giustizia. A infondere l’immancabile tocco romantico, Mamoru Chiba (Marzio) torna a far battere il cuore di molte spettatrici ormai grandi, ma una volta eternamente incantate dallo charme del misterioso eroe mascherato, qui messo in pericolo da una strana e sconosciuta malattia.

Per coloro che nel corso nel tempo hanno continuato a seguire la saga e i capitoli del franchise che nel frattempo ha preso strade e mutazioni in reboot, cortometraggi e film, troveranno una storia immutata nei canoni quanto evoluta nell’arco dei personaggi; ma a rendere ancora Sailor Moon così magicamente peculiare sono le sequenze della mutazione da semplici ragazze in Sailor, quelle che da piccole si cercavano di imitare alzando in alto un braccio, invocando qualche elemento naturale o pianeta astrologico in grado di trasformaci in una di loro. Prima lo smalto, poi il simbolo sulla fronte ad emanare quella luce magica e sfavillante; e poi i guanti, il body, il gonnellino, tutto aumentato dal vento a rendere la chioma delle cinque sfolgorante e infinitamente fascinosa.

Anche a trent’anni dunque, quella magica scena che ogni pomeriggio i nostri neuroni specchio immagazzinavano per poi riproporla in un qualunque giorno scolastico, riesce di fatto a sprigionare la stessa suggestione: Sailor Moon incarna l’apice dei primi cartoni animati ad esaltare il potere dell’amicizia, lavorando e glorificando l’unione delle differenze contro temibili nemici i quali, episodio dopo episodio, mettevano a repentaglio la sicurezza globale, minando la luce del bene e dunque della pace.

Differenze quindi, non solo nell’associazione di pianeti, di colori e di sembianze, ma soprattutto riguardo la propria specifica indole, le diverse inclinazioni caratteriali e sogni; quest’ultimi protagonisti come mai prima d’ora nell’episodio in due parti uscito su Netflix. Sailor Moon è e sempre sarà eterna, perché eterno è il potere immortale dei personaggi dei cartoni: perennemente gli stessi, perpetuamente nella stessa giovinezza e sempre pronti a dare una lezione anche a chi ormai non è più bambino, orgogliosamente a colpi di energie pulsanti, occhi grandi e unicorni colorati.

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