Spiral – L’eredità di Saw espande la storia dell’enigmista anche ora che si è conclusa, per un film tra cop movie e horror, confusione e intrigo

Sinossi di Spiral – L’eredità di Saw:

Il detective Zeke Banks (Chris Rock) si è fatto terra bruciata nel suo dipartimento di polizia dopo aver incastrato un poliziotto corrotto. Ad avercela con gli agenti dalla coscienza sporca, però, è arrivato anche qualcun’altro: un serial killer che sembra imitare le stesse trovate mortali dell’Enigmista.

Recensione di Spiral – L’eredità di Saw:

È un sequel, è uno spin-off, è un reboot. Che cos’è realmente Spiral – L’eredità di Saw? Arrivato diciassette anni dopo l’uscita del primo Saw – L’enigmista e allineandosi narrativamente sulla medesima linea temporale dei precedenti capitoli, il film diretto dall’affezionato Darren Lynn Bousman va continuando sulla scia degli omicidi efferati di una mente elaborata. Non più quella dell’ormai scomparso John Kramer, ma di un’ideologia che prosegue nella propria contrapposizione tra il bene e il male, quello che si è scelto di fare in vita e come si vuole affrontare tale contrappasso davanti alla morte. Trovate umane e filosofiche che hanno scovato nell’unione con il genere horror la maniera di venir esplicitate attraverso trucchetti mortali e fini atroci. Stessi destini elaborati che sono costretti a vivere i poliziotti corrotti del distretto del detective Chris Rock, per quella che è insieme ripresa e riavvio della saga cinematografica.

Non tutto però è troppo simile tra Spiral – L’eredità di Saw e i suoi precedenti titoli. È il tono nel film di Bousman a cambiare – regista ai tempi di Saw II – La soluzione dell’enigma (2005), Saw – L’enigma senza fine (2006) e Saw IV (2007) -, nonostante la vicinanza esplicita tra le diverse pellicole tutte raccolte sotto quell’unico universo. Se le uccisioni sadiche e machiavelliche rimangono (seppur in minor misura) tra le componenti non solo presenti, ma distintive in Spiral, è infatti l’aria virata verso il poliziesco/thriller a segnare la vera cifra di separazione tra ciò che era stato esplorato prima in questo mondo finzionale e cosa ne sarà del futuro di tale “eredità”.

spira l'eredità di saw

Un ponte tra passato e presente

Un partire quasi da un buddy movie, virando gradualmente verso le investigazioni serrate del protagonista di Chris Rock e finendo per l’esasperazione intenzionale dell’orrore. Ciò che più risalta nelle intenzioni di Spiral – L’eredità di Saw è, pur con le dovute diversificazioni, il collegamento diretto che la pellicola vuole creare tra i suoi predecessori e questa inedita serie di opere, pronte a spiegare le proprie ali in vista già della conferma del sequel. Ponte che non solo il racconto interno va costruendo, ma uno stile che si allarga tanto nei modi di esposizione della storia, quanto nella sua patina evidentemente retrò. Il richiamare un marchio che è quello appartenente al cosmo formale di Saw e che, pur in ritardo sui tempi, non stride con il risultato portato ora a compimento da Darren Lynn Bousman. 

Pur quindi espressivamente collocata quasi a quell’inizio Duemila, periodo di arrivo al cinema di Jigsaw, lo spettatore coglie la sensatezza visiva di Spiral sebbene ne colga tutta un’arretratezza che è però auspicata e sottolineata proprio dal film. Una scelta ben più ragionata rispetto allo svolgimento degli eventi o all’ingaggio di un cast in cui il detective Zeke Banks di Chris Rock funziona nei momenti di distensione, ma meno con il suo sguardo torvo e intenso. Due fessure che vanno rimpicciolendosi via via che la pellicola procede e che fanno dell’intensità di Rock la macchietta reiterata anche dagli altri attori al suo fianco, non tutti per forza fuori parte o dalle performance discutibili, ma certamente impostati e posti a declamare con trascinante enfasi le proprie battute.

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Spiral – L’eredità di Saw: frettoloso, prevedibile, ma da poter vedere

Imperfezioni di cui l’opera è assai piena, dove è impossibile giustificare un terzo atto precipitoso ed eccessivamente intuibile, così frettoloso da perdere totalmente l’aggancio del proprio spettatore, mettendo ancora più in luce le sbavature che, se prima potevano risultare passabili, vengono del tutto spiattellate nell’ultima parte del film. Nella confusione generale che Spiral – L’eredità di Saw va generando, pur rimanendo a bocca asciutta quando ci si accorge dell’esigua presenza di trappole letali come quelle ben note e presenti nel cammino di Saw, il film ha però una dose di intrattenimento da non dover sottovalutare. Non certo pulita e cristallina, con differenti strade intraprese e rimaste inspiegabilmente aperte, con una goffaggine anche non indifferente che fa accavallare gli accadimenti e ne impoverisce le opportunità drammatiche. Eppure, nel marasma che il thriller accumula, il pubblico rimane incuriosito dalla svolte su cui l’opera va instradandosi; una prevedibilità che scivola indubbiamente con facilità, ma permette comunque un passatempo filmico disimpegnato e, a suo modo, intrigante.

Spiral – L’eredità di Saw punta sulla collettività e fa di un distretto di polizia il nucleo di discorsi politici e sociali declinati per renderli ottimali al genere thriller e dell’orrore. L’ingiustizia, che da sempre ha contraddistinto l’operato di Jigsaw, si rivolge questa volta a un sistema malato a tal punto da dover essere riformato, riconfermando l’operazione sperimentale alla base della saga quasi ventennale. Un aspetto, quello del rifarsi alla quotidianità contemporanea, che rimane superficiale in Spiral, ma che fa specie per la sua inerenza alla realtà, specie americana. Quelli che l’Enigmista ha lascito sono dunque gli strumenti che i posteri possono sfruttare: materialmente per i suoi seguaci all’interno dei film, produttivamente per l’industria cinematografica.