La nuova serie Netflix tratta dai comics di Jess Lemire ibrida favola per l’infanzia e visioni post-apocalittiche, appesa con misura fra il nostro presente pandemico e l’idealità del fantasy.

Sinossi di Sweet Tooth:

Tratta dalla celebre serie di fumetti di Jeff Lemire, la serie è ambientata in un futuro distopico e post-apocalittico, in cui un misterioso virus sta progressivamente decimando l’intera popolazione. Da questo morbo però si è evoluta una specie ibrida, a metà fra esseri umani e animali. Uno di questi bambini è Gus, che dopo la perdita del padre è deciso a incamminarsi dal parco di Yellowstone verso il Colorado alla ricerca della madre che non ha mai conosciuto, accanto al suo fedele compagno Jepperd.

Recensione di Sweet Tooth:

Il 2020 non incarna solo una data spartiacque per l’intera società moderna, costretta suo malgrado a fare i conti con una pandemia mondiale che ha modificato inevitabilmente le lenti con le quali viene osservato il nostro futuro prossimo. Ma, a loro modo, cinema e tv hanno dovuto piegare – o se si preferisce ‘adattare’ – l’incredibile esperienza collettiva appena vissuta ai racconti cinematografici o seriali strettamente contemporanei. Di virus e mascherine, dunque, non solo i fortunati medical drama hanno giocoforza narrato di corsie, vaccini e sintomatologie ma lo spettatore, per quanto ne sia francamente saturo, è costretto ad assistere a storie quanto mai attaccate al nostro presente, e (soprattutto) di quarantene e di distanziamenti oramai se ne vedrà in ogni dove.

Piaccia o meno, le visioni terrificati di un mondo post-apocalittico sono più vivide che mai, e se prima del fatico anno era il cinema a restituirci catastrofi e avvenire contagiosi, ad ora alle immagini di disinfestazioni diurne e uomini bardati dalla testa ai piedi il nostro cuore (e il nostro cervello) fa un sussulto minaccioso, e non più il solito sorriso stupito della consapevole assurdità. Non sorprende allora che Sweet Tooth, il fantasy in otto episodi prodotto in pompa magna da Netflix, Warner Bros, Dc Entertainment e Team Downey (società creata dal camaleontico Robert Downey Junior), la sensazione avvertitasi è al contempo straniante e meravigliata, cosciente e fanciullesca; sempre in bilico tra il nostro 2020 e il futuro-in-presente ultra sospeso delle fiabe.

Afflizioni mondiali e cammini di gioventù

Il mondo in cui viene Gus (Christian Convery) il piccolo protagonista a metà fra il bambino e il cervo, figlio di un padre perso troppo presto e una madre mai conosciuta, è un ibrido come la sua neonata specie, conseguenza o preveggenza di un misterioso morbo chiamato ‘afflizione’, frutto del maltrattamento umano ai danni della Madre Terra, mettendo in ginocchio l’intero genere umano e obbligandolo a fronteggiare ondate pandemiche di un virus altamente contagioso, ma probabilmente curabile. Cresciuto nell’ormai ex parco dello Yellowstone assieme a Pubba (Will Forte) nell’immensità intatta della natura del bosco, Gus dovrà affrontare un lungo viaggio verso il Colorado alla ricerca della madre, e accanto a lui un ex giocatore di football, omone gigante quanto dolcemente protettivo, chiamato Jepp – o come preferisce Gus ‘Uomo Grande’ (Nonso Anozie).

Nel suo rocambolesco viaggio verso il Colorado, il piccolo ibrido dalle corna da cervo e dall’olfatto ultra sviluppato, dovrà fare i conti con uomini spietati, bracconieri e nemici giurati della sua specie, perfetti antagonisti di una storia tratta dai fumetti del disegnatore canadese Jess Lemire, pubblicati dal 2009 al 2012 per la DC Vertigo. Molto prima il nostro oggi, dunque, l’autore immaginava già allora una società al collasso e milioni di vittime; medici come il dottor Aditya (Adeel Akhtar) ad assistere a tremori, ginocchia sbucciate e iniezioni, e attorno ad esso amici e famigliari probabilmente contagiati, ancor più probabilmente in fin di vita.

ibridazioni narrative e sguardo incantatorio nella serie Sweet Tooth

Sweet Tooth allora è sia attuale che ubiquitario, permeato costantemente da uno sguardo incantatorio e al contempo aspramente feroce sui pericoli dell’uso e abuso dell’unico pianeta abitabile, mescolando assieme le tradizioni infantili del viaggio come metafora di passaggio al mondo degli adulti e nel suo peregrinare assistendo sia a brutture e ingiustizie, quanto a legami amicali ed eternamente famigliari. Non si pensi allora, che Sweet Tooth sia solo indirizzata a giovanissimi appassionati di fumetti o di saghe fantasy come Il Signore degli Anelli. La forza e il successo della regia e della scrittura della serie Netflix è nella capacità di parlare anche ai grandi attraverso protagonisti di piccola taglia e, parimenti, nel porre proprio sul suo piccolo eroe occhi e fattezze da individuo a tutto tondo.

Non è la meta ma il viaggio si dice, e allora Sweet Tooth segna, episodio dopo episodio, tappe di un percorso personale e universale tutto in divenire, ibridando, per l’appunto, visioni di paesaggi rocciosi avvolti da un’aura trasognante, per poi gettarci in un mondo molto meno fatato, in cui gli orchi sono uomini in carne ed ossa, avviluppati nella solita avidità e nella costante eterna della prevaricazione. A guidarci, assieme a Gus e Jepp, un narratore onnisciente e saggio, come un tempo furono i nostri genitori, accanto a noi per leggerci libri di storie e avventure di bambini/e, come speriamo sempre di conservarne in noi una parte. Anche, o meglio particolarmente, dopo aver vissuto il 2020.