Dal 9 luglio su Amazon Prime l’opera prima della regista Francesca Marino, una commedia romantica agrodolce e atipica che sovverte i canoni e gli stereotipi di coppia.

Sinossi di Blackout Love:

Valeria è una donna che colleziona un uomo dopo l’altro, senza mai guardarsi indietro. Allena una squadra femminile di pallavolo e, oltre alle regole, alle ragazze dispensa consigli su come comportarsi in amore per essere indipendenti e non soffrire. Quando nella sua vita torna Marco, l’unico che le ha fatto alzare la guardia e rovinato l’esistenza, Valeria decide che è arrivato il momento di vendicarsi. Ma non facile come crede… 

blackout love

Recensione di Blackout Love:

Si respira un’aria diversa in Grøenlandia. Un’atmosfera che sa di futuro e di volontà di guardare ad un cinema nuovo. La società di produzione fondata da Matteo Rovere e Sydney Sibilia nel 2014, continua nel suo ruolo di fucina di giovani talenti, lavorando su progetti innovativi, indipendenti e promuovendo egregiamente idee di registe donne, a sostegno diretto della parità di genere. Un’inclusività che alla trentunenne cineasta romana Francesca Marino ha dato l’assist perfetto per firmare la sua opera prima, dopo la calda accoglienza dei corti Knockout e L’uomo senza paura.

La sua prima volta alle prese con il lungometraggio dal titolo Blackout Love, arriva sulla piattaforma Amazon Prime con la collaborazione di Rai Cinema, portando nel genere della commedia romantica una sferzata di anti convenzionalità. Il film infatti ha l’intento di raccontare l’amore di coppia attraverso un personaggio femminile ruvido, disilluso e pieno di paure, ma soprattutto ricco di coraggio e grinta da vendere, qualità che spesso vengono attribuite al maschile.

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La vendetta può attendere

Nella visione di Francesca Marino, non c’è nessun principe azzurro ad attendere la sua Valeria, trentanovenne insegnante di pallavolo, pronta a dispensare consigli di rieducazione (a)sentimentale alle sue giovani sportive, quanto incapace di guardare in faccia alla sua realtà. Passando da un ragazzo ad un altro e senza voltarsi mai indietro, la protagonista interpretata da una brillante Anna Foglietta, un giorno sarà costretta a prendersi cura del suo ex Marco (Alessandro Tedeschi), il ragazzo che le ha spezzato il cuore un anno e mezzo fa e che ripiomba nella sua vita dopo una commozione celebrale che di fatto gli ha interrotto la memoria.

La Maniero e il suo co-sceneggiatore Tommaso Renzoni immaginano così un pretesto ‘terapeutico’ per dare il via ad una guerra spietata, combattuta tra una lei che farebbe di tutto pur di evitarsi 10 giorni chiusa in casa a servire l’uomo che l’ha lasciata con un post it indurendo ancor di più la corazza, e un lui fragilissimo nel suo ego smisurato e narciso, ma innegabilmente attraente. In mezzo, una ex suocera (Anna Bonaiuto), moderna, risolta per nulla chioccia, la quale si rivelerà alleata al femminile della protagonista stessa.

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In guerra come in amore, si vince sempre in due

Inteso quasi come fosse una sorta lockdown dei sentimenti, la regista crea ad hoc un ambiente circoscritto come quello della bellissima casa in stile retrò in cui abita Valeria, per ingabbiare i due e sovvertire gli stereotipi dei ruoli romantici finora rintracciabili nei racconti usuali, fotografando la naturale evoluzione della società in un mondo arido e vendicativo. Risolvendo il conflitto nella rispettiva presa di coscienza che in amore, come in guerra si vince o si perde sempre in due, l’amnesia di Marco pur nella sua funzione di “macchina del tempo” per far tornare i protagonisti sui loro passi, fatica ad essere una scusa drammaturgicamente plausibile per chi guarda, confinando la storia in un senza tempo favolistico, o fuori dal tempo se più si preferisce, e giocando con toni che, spesso sopra le righe e interpretazioni che tendono a perdere la bussola dell’estrosità, confinano nell’iperbole.

Blackout Love comunque rappresenta una precisa volontà di rappresentare una guerra dei sessi tipica del 2020, tra social e “bombardamenti emotivi” come li definisce la stessa Marino, non abbandonandosi completamente ai sentimenti sterili del conflitto, ma concedendosi tonalità più armoniose nel finale e nell’uso della colonna sonora variegata e moderna.

Una vendetta che nel film si risolve solo quando Valeria ritrova la voglia di tirare la testa fuori dalla sabbia, la stessa in cui, fino ad un preciso momento, aveva nascosto la sua parte femminile, plasmando la memoria rievocata e negata allo stesso tempo, come ruolo chiave nel suo percorso di crescita.