Storie di biscotti, di mitologia marina e cinema passato: i titoli da non perdere del catalogo Mubi

Se ti ritieni un cinefilo sofisticato Mubi è la piattaforma streaming che fa per te. Fondata da Efe Çakarel, mosso dall’impossibilità di vedere sul proprio computer un capolavoro come In the Moon for Love di Wong Kar-wai, il servizio che offre film d’autore è uno dei più amati dagli adepti della settima arte. Una vera e propria videoteca di tutto il cinema più sofisticato dei circuiti indipendenti, quell’ambiente che ricorda i cineforum francesi underground di The Dreamers, riportati però in forma digitale. Le scelte di acquisto di Mubi si incontrano con i gusti di tanti appassionati, con una piattaforma la cui distribuzione permette a molte pellicole di poter vedere la luce.

Se vi state domandando quali sono i titoli che potete trovare abbonandovi a Mubi, se avete già accesso al servizio e cercate delle opere imperdibili, ecco 5 film che dovete assolutamente vedere, da mucche nel periodo della corsa all’oro a creature marine.

first cow

1) First Cow

Per mesi dopo la sua anteprima al Telluride Film Festival si è parlato di Kelly Reichardt e della sua miracolosa mucca. Non nel senso prettamente magico del termine, ma pur sempre fonte di una risorsa come il latte che non era certo per tutti nei territori dell’Oregon della metà del XIX secolo. Lo sa bene il personaggio del cuoco Otis “Cookie” Figowitz, ma soprattutto di King-Lu che convince quest’ultimo a mungere in segreto l’unica mucca della zona posseduta da un ferreo ufficiale. First Cow è di una dolcezza inaspettata, di una tenerezza carezzevole. È una storia sui biscotti, che riflette sulle grandi aspettative americane. Un film che finalmente con Mubi arriva in Italia dal 2019, suo anno di uscita, per un’amicizia che come quella tra i due protagonisti va instaurandosi anche tra opera e spettatore.

shiva baby

2) Shiva Baby

Quale opera più pregnante del 2021 riesce a raccontare dei giovani e del modo in cui vivono la società di oggi se non Shiva Baby? Girato con pochissimo, ambientato tutto in un unico luogo, in un’unica giornata, il lavoro già magistrale della regista e sceneggiatrice canadese Emma Seligman è il ritratto di una giovane ebrea che deve rapportarsi allo stesso tempo con i suoi genitori, il suo sugar daddy e la sua ex. Tutto durante la veglia di un funerale. Cinico e veritiero, spiritoso nell’utilizzo del disprezzo per una società dei costumi passata che poco appartiene ancora alle generazioni giovanili d’oggi, Shiva Baby diverte fino alle lacrime proprio per quella sua ingestibilità e nevrosi in cui tanti venti-trentenni possono ritrovarsi. Uno specchio del contemporaneo per una regista che non vediamo l’ora di continuare a vedere nel domani.

undine

3) Undine – Un amore per sempre

L’area è quella della mitologia, l’ambientazione quella moderna. È Ondina la creatura da cui Christian Petzold va prendendo, legandole gli attori Paula Beer e Franz Rogowski, gli stessi del suo precedente La donna dello scrittore del 2018. Ma la scelta di coinvolgere nuovamente i due interpreti in questa interazione intima e metafisica è chiara nel momento stesso in cui i loro personaggi si intrecciano in questa ricostruzione del mito che mescola abissi, visioni e amori. Undine – Un amore per sempre è lasciarsi ammaliare dalla voce di una sirena e, da questa, lasciarsi condurre fin giù, nelle profondità delle acque. E non importa se si rischia la propria vita, l’importante è non perdere mai il ricordo di chi hai amato.

sussurri e grida

4) Sussurri e grida

Mubi è una piattaforma di scoperta, ma anche di grandi recuperi classici. Sapere quindi di avere uno spazio cinefilo in cui ritrovare capolavori come quelli di Ingmar Bergman è assolutamente rassicurante. Per questo non dovreste perdere uno dei gioielli della filmografia dell’autore svedese: Sussurri e grida è il rosso che vi entrerà negli occhi, nel cuore, nella mente. Rosso che soffoca, come le relazioni tossiche all’interno del film. Rosso che acceca, come il dolore che i protagonisti non possono che provare. Un film esistenzialista e, sopratutto, essenziale per chiunque vuole approcciarsi ai più grandi cineasti di ogni tempo. Una pellicola con cui entrare in contatto col passato per scoprire quanto la sofferenza è comune in ogni luogo. Ma anche in ogni casa, in ogni famiglia, in ogni persona.

song my brothers taught me

5) Songs My Brothers Taught Me

La meraviglia di Chloé Zhao è di essere un’autrice incredibilmente onesta con sé stessa e con il proprio cinema nonostante la risonanza che quest’ultimo riesce a ricevere. La prova ne è Nomadland, che le ha permesso di vincere l’Oscar come Miglior film, ma anche ad insignirla dell’onore di essere la seconda donna nella storia dell’evento a ricevere come riconoscimento la statuetta per la Miglior regia. Ma ne è altresì il confronto che di questa pellicola si può fare con il suo lungometraggio d’esordio, il naturalistico e primitivo Songs My Brothers Taught Me da cui si possono trarre tutti i punti fissi della sua poesia. Vicino tanto al vincitore dell’Oscar, quanto al secondo film della Zhao The Rider, Songs My Brothers Taught Me sono le macchine a mano che incastrano nelle proprie inquadrature i primi piani dei personaggi. È la scioltezza dei protagonisti, delle interazioni che hanno tra loro e che si riflettono di conseguenza nell’intera pellicola. È un cinema che sembra povero, ma è in realtà ricchissimo di un pensiero cinematografico che la regista ha chiaro fin dai suoi inizi e che traspone con un affetto e una verità decisamente estasianti.