I protagonisti Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli ci parlano nella nostra video intervista di Generazione 56K, di romanticismo e della loro musica preferita anni ’90

Dopo il passaggio al cinema nel 2017 con Addio fottuti musi verdi i The Jackal escono nuovamente da internet per catapultarsi direttamente su Netflix. È con la piattaforma che il collettivo stringe un accordo per la produzione di Generazione 56K, una storia che si pone a cavallo tra il 1998 e i giorni nostri per raccontare la vita dei protagonisti partendo dai tempi delle medie e arrivando fino ai loro problemi da adulti. Al centro della serie, però, c’è un romanticismo a cui non si può che rimanere legati, accompagnato dalla comicità del gruppo partenopeo.

A capo della creazione di Generazione 56K capeggia Francesco Ebbasta, che ha raccontato come è nata l’idea della serie: “Inizialmente volevo farne un romanzo, ma è andata meglio così perché ci siamo risparmiati tutti un brutto libro. Il primo spunto è arrivato durante il matrimonio di un mio amico. Durante la serata, quando eravamo tutti ormai un po’ brilli, mi si è avvicinato e ha cominciato a dirmi che era felice di aver trovato quella che è diventata sua moglie, che sapeva si trattasse della sua anima gemella, ma che essendo nati entrambi nello stesso piccolo paese si domandava se per lui, forse, non ci fosse qualcos’altro al di fuori. Se magari la donna della sua vita lo stava ancora aspettando. Ovviamente il problema è rientrato e il mio amico è felicissimo con la moglie. Ma è da questa domanda che sono partito: cerchiamo sempre qualcosa che è lontano da noi? E se in verità bastasse soltanto cercare più vicino?”.

Il sentimentalismo del progetto dei The Jackal vede al proprio centro anche “lo spartiacque che fu internet.” continua Ebbasta “È con lui che ci si sono aperte davanti mille e più scelte. Ed è da questo che nasce la fobia del: e se in verità dovessi stare altrove?”. Ad accompagnare l’ideatore di Generazione 56K nell’incontro tra i protagonisti Daniel e Matilda sono i protagonisti Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli. Dichiara Spagnoletti: “La serie è il punto di congiunzione di due generazioni. Le cose di oggi possono essere influenzate dalla tecnologia, ma con Generazione 56K si impara a ridare il giusto tempo alle cose.”. A ripercorrere gli anni Novanta del suo personaggio, quando internet era ancora agli inizi, è invece Cappelli: “Sono rimasta molto affascinata dai conflitti della mia Matilda. È un personaggio che porta in sé un passato molto pensante, ma infine riesce a riscoprirsi bambina.”.

generazione 56k

A comporre il resto del cast c’è Claudia Tranchese, che nella serie interpreta l’amica Ines della protagonista: “La loro è un’amicizia pura. Ines cerca da sempre di difendere Matilda e, seppur forse tra le due è la più precoce, alla fine non potrà che provare un moto di ammirazione per la sua amica e il fatto che decida di seguire le sue emozione.”. Gli unici volti noti della serie appartenenti in tutto e per tutto al gruppo dei The Jackal sono Gianluca Fru e Fabio Balsamo, i quali vanno descrivendo anche loro i propri personaggi. Comincia Fru: “Luca è senza filtri, è rimasto quasi il bambino che vediamo alle medie. Non nasconde cosa gli piace o non gli piace, non sa farlo. Eppure vive un grande disagio personale che è proprio quello di non riuscire a relazionarsi con le persone. Questo non perché tiene a bada le proprie emozioni, bensì per proteggersi.”. Finisce Balsamo parlando del suo ruolo: “Forse il mio è il personaggio più anomalo. Tutto è racchiuso in una frase che rivolge ai suoi amici e che fa: chi esce con persone che non gli piacciono, chi con donne che non gli piacciono, qui l’unico strano insomma sono io!”.

Per andare in fondo alla storia di Generazione 56K, al suo sentimentalismo e alla colonna sonora capitanata dagli 883 abbiamo intervistato i protagonisti Cristina Cappelli e Angelo Spagnoletti, che ci hanno parlato della tenerezza dei loro personaggi e delle relazioni ai tempi di internet. Nonché di qual era la loro canzone preferita degli anni Novanta. Ecco le nostre interviste: 

Dividendosi con piacere tra “Gli anni d’oro del grande Real, gli anni di Happy Days e di Ralph Malph…” e la contemporaneità d’oggi, Generazione 56K è il destino in cui diventa sempre più difficile credere, ma che, anche se nella sua maniera sfasata e indecifrabile, prima o poi viene e ti stordisce amabilmente. È l’intrecciarsi finalmente in questa marea di persone, magari proprio su quell’isola dove non si credeva esserci altro. È una serie Netflix che ci allieta e di cui siamo orgogliosi, che porta un po’ d’amore nella produzione nostrana.