Da Lady Macbeth, passando per Midsommar fino al grande pubblico: quanto è elettrizzante veder sbocciare Florence Pugh

È il broncio più iconico della nuova generazione di Hollywood. Quello che alla fine di Midsommar si riempie di un misto di inquietudine e soddisfazione, esattamente come era stato per l’Alex Wolff dell’anno precedente in Hereditary. È indubbio che sia stato proprio il film horror del 2019 diretto da un genio “spaventoso” come Ari Aster ad aver reso Florence Pugh la Regina di Maggio della cinematografia odierna. Un volto così d’impatto che era destinato ad arrivare lontano, continuando ad osservare dritto nella camera da presa per parlare direttamente allo spettatore.

Seppur il debutto dell’attrice britannica sul grande schermo è datato 2014, è con la sua Lady Macbeth ad aver segnato una linea di demarcazione tra coloro che cercano già in giovane età di dimostrare il proprio talento e chi, invece, non ha nemmeno bisogno di sforzarsi. È una dote naturale quella che Pugh ha di porsi davanti alla telecamera, di lasciare che il suo volto sia l’espressione di tutti i sentimenti che sta provando il suo personaggio, anche quando deve rimanere impassibile trasmettendo proprio immobilità. Nel film di William Oldroyd del 2016 Florence Pugh è una lastra di marmo in cui ciò che sembra scivolarle addosso viene in verità fatto ribollire nella sua frustrazione, nell’inappagamento, nel desiderio di svincolarsi da un’esistenza che la rende ingabbiata e la porta a tramutare la insofferenza in atti brutali.

florence pugh

Tutte le emozioni sul volto di Florence Pugh

Lady Macbetch, come sarà poi per i primi piani di Midsommar, incastona nelle proprie inquadrature l’attrice. La lascia spesso sola nella sua casa del 1800, ad addormentarsi sul divano della camera centrale, pigrizia e vuotezza delle giornate che la porteranno alla torbida relazione con il bracciante Sebastian di Cosmo Jarvis. Staticità e prigionia che le faranno compiere i più disdicevoli gesti. Ed è totalmente su di lei che l’opera si concentra: sulla sua figura, sulle immagini che la ritraggono, su quei desideri i quali non verranno mai raggiunti. Micidiale e insieme imperturbabile, a soli vent’anni Florence Pugh dà enormemente prova di conoscere la tensione recitativa e di saperla non solo rappresentare, ma incanalare a favore di una protagonista sgradevole, rendendola ben presto un’interprete straordinaria.

Viso che trasmigra così dai territori dell’Inghilterra ottocentesca alle tradizioni folkloristiche di una Svezia rurale, passando per un film poco conosciuto come Una famiglia al tappeto dove Florence Pugh recita accanto a Lena Headey e Vince Vaughn, mostrandosi completa e pronta ad affrontare qualsiasi genere, anche quello della risata. Ma sono i suoi successivi due film a manifestare questa gamma di possibilità interpretative che non possono che esaltare ancora di più l’estro della giovane attrice. Così distanti eppure avvicinabili per i caratteri dei suoi due personaggi, Piccole donne e Black Widow evidenziano una dolcezza che poco era stata possibile vedere nelle precedenti pellicole d’autore – per quanto anche Piccole donne può rientrare in questa categoria -, e che hanno soprattutto concesso un’apertura maggiore dell’interprete al grande pubblico, pronto così a poterla venerare come un’autentica star.

florence pugh

Tra umorismo, stories Instagram e progetti futuri

Sia la sua Amy March nata dalla penna di Louisa May Alcott, che la Yelena Belova del MCU sottolineano una certa tenerezza insita in Florence Pugh che l’interprete non aveva avuto ancora modo di mostrare, nonché la capacità di adattare i lineamenti del proprio volto a qualsiasi tipo di emozione richiesta per i suoi personaggi. È inoltre un’ironia innata quella che sembra trasparire dall’attrice, forse conosciuta anche al di fuori dalla sala cinematografica e messa a disposizione di tutti sul suo profilo Instagram tra una lezione di cucina e l’altra. Un umorismo che Pugh converte in carburante per le proprie interpretazioni, giungendo al pubblico in maniera ancora più onesta e genuina. Qualità, tra sensibilità e animosità di spirito, che vanno a integrarsi nella storia di formazione di queste “piccole donne” nel film di Greta Gerwig e all’action di Black Widow, per una crescita dei personaggi che va di pari passo con la dimestichezza attoriale dell’interprete.

Un’attrice di cui non vediamo l’ora di vedere lo splendido futuro, fatto di una varietà di opzioni come quella che la vedrà da ora impegnata nel filone dell’universo Marvel e nel cinema autoriale-mainstream di un’autrice come Olivia Wilde, di cui Florence Pugh è protagonista per il prossimo Don’t Worry Darling. Quanto è elettrizzante sapere di avere un talento simile nel domani del cinema!