Kate Beckinsale è una donna violenta per biologia e non solo per esigenze di vendetta nel nuovo film di Tanya Wexle su Prime Video.

Sinossi di Jolt:

A causa di un raro disturbo neurologico che la affligge da sempre, a Lindy accade di essere presa da impulsi omicidi che può controllare solo dandosi una scossa elettrica tramite uno speciale dispositivo a elettrodi. Incapace di trovare amore e intimità in un mondo che teme, si fida finalmente di un uomo abbastanza a lungo da innamorarsene, per poi trovarlo assassinato il giorno successivo. Con il cuore spezzato, Lindy parte in una missione di vendetta per trovare l’assassino, mentre la polizia è sulle sue tracce come principale sospettata.

Recensione di Jolt:

Cos’è normale e cosa invece non lo è affatto? Con questa domanda, tortuosa e complessa più di quel che sembra, il film della regista di Hysteria (2011) Tanya Wexle apre il suo racconto tornando indietro nel tempo, quando la protagonista (Kate Beckinsale) poco più che bambina, inizia ad avvertire i primi sintomi del disturbo esplosivo intermittente, una rara sindrome neurologica che la costringe ad essere preda di impulsi violenti e irrefrenabili. Per contenere e propagare la spinta incontenibile proveniente dall’eccesso di cortisolo nel suo cervello, nulla è servito l’addestramento nell’esercito, gli sport estremi, l’ospedalizzazione: a Lindy come unica cura possibile è rimasto un trattamento sperimentale pensato per trasmettere una scossa elettrica mediante uno speciale dispositivo a elettrodi.

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silhouetteAntefatto biologico e terapie elettriche

L’antefatto di Jolt, disponibile su Prime Video dal 23 luglio, colloca il personaggio interpretato dalla Beckinsale e scritto da Scott Wascha in una posizione fuori dall’ordinario quanto usuale per altre eroi ed eroine action come lei, ovvero quella di outcast della società, esclusa da quella che, appunto, viene considerata normalità. La difficoltà a controllare gli impulsi l’ha di fatto tagliata fuori dalla collettività, costretta a disertare appuntamenti romantici per paura di rivelare un segreto complesso, finché Justin (Jai Courtney) sarà l’unico a farla sentire accettata per la prima volta nel corso di una notte di passione ritrovata.

Risucchiata in una sete di vendetta dopo l’assassinio dello stesso, nel film della Wexle Lindy incarna per fattezze e condotta l’archetipo moderno delle eroine action/thriller, riprese tra silhouette glam e indole prestante, inserite con molte forzature autoriali in situazioni al limite che le vogliono perpetuamente scattanti, manesche e pronte a tutto. Ma nonostante la radice narrativa della malattia come metafora loquace dell’estromissione sociale, Jolt non riesce a portare avanti le sue premesse peculiari e, non appena si affaccia l’inserimento del revenge movie, la pellicola si aliena e affastella prevedibilità e connotazioni poco trascinanti rintracciabili in film consimili.

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Arroganza (in)civile e irrefrenabili contenimenti

Quella di prelevare dall’action l’elemento congenito della violenza per farne specificità acquisita biologicamente e non attraverso esperienza vitalistica o allenamento forzato, nella scrittura del film rimane pertanto un tentativo lasciato a metà e perduto nel corso del suo narrarsi, finendo per dipingere il personaggio di Lindy come una summa parodica ed estetica di pellicole quali Atomica Bionda, la recenti spy story di Luc Besson sempre su Prime Video come Anna e la Lisbeth Salander del pioniere Uomini che odiano le donne.

Jolt infatti non riesce a sfruttare in modo pragmatico il cortocircuito elettrico nella mente della sua eroina sorta nel vivere quotidiano della maleducazione e arroganza contemporanea – quella cioè che il film vorrebbe rimettere in discussione e provarne quantomeno a riflettere. Ma vani sono i tentativi di contenere o frenare il bisogno di azione, di inseguimenti a tutta velocità, di twist finale, di lotte fisiche e, se a prevalere sono alcune dinamiche elementari o soluzioni poco sperimentali, Jolt offre una visione priva di sorprese e di reale evoluzione. Le scosse adrenaliniche rimangono così prerogativa terapeutica della protagonista soltanto, paralizzate e decelerate da una certa pigrizia autoriale e trovate registiche estrose quanto infruttifere.

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