Dalla politica alla voglia di sangue: di cosa tratta La notte del giudizio per sempre, al cinema dall’8 luglio

La saga di La notte del giudizio – in originale The Purge – sta giungendo alla sua conclusione. Dopo il suo inizio nel 2013 con il film diretto da James DeMonaco, la serie sui Purificatori e il loro desiderio di sangue in una notte precisa dell’anno ha proseguito con le pellicole Anarchia – La notte del giudizio (2014), La notte del giudizio – Election Day (2016) e La prima notte del giudizio (2018), quest’ultimo però in veste di prequel. Per il quinto e ultimo film la regia passa da James DeMonaco a Everardo Gout e vede nel cast dei protagonisti Ana de la Reguera, Tenoch Huerta, Josh Lucas, Cassady Freeman, Leven Rambin e Will Patton.

la notte del giudizio per sempre

La trama di La notte del giudizio per sempre

La notte del giudizio per sempre è il diretto seguito di La notte del giudizio – Election Day del 2016. I protagonisti questa volta sono Adela (Ana de la Reguera) e il compagno Juan (Tenoch Huerta), i quali in fuga da un cartello della droga messicano si ritroveranno bloccati nei territori del Texas. I due trovano pace in un ranch della zona, in cui Juan comincia a dare una mano al ricco capofamiglia Cale (Will Patton), pur andando contro le idee del figlio Dylan (Josh Lucas). Dopo essere stati al sicuro durante la notte dello Sfogo, al mattino seguente la coppia scoprirà che una banda di fuorilegge ha deciso di perpetrare nelle violenze e nelle brutalità incontrollate, rendendo lo Sfogo permanente. Sia Adela che Tenoch e tutta la famiglia di Dylan dovranno trovare un modo per mettersi al sicuro.

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Dalla società alla politica americana: i temi del film

La notte del giudizio per sempre non poteva che essere la successiva mossa – nonché in questo caso l’ultima – della saga avviata da James DeMonaco. Se il film del 2016 si poneva in un clima fervente per ciò che riguardava lo scenario politico che si stava andando a delineare, il suo successore non poteva che spingere su quella scia di crudeltà che sempre più è andata serpeggiando nell’ultimo tempo per i territori americani. In verità l’uscita del film era prevista per il luglio 2020 e, sicuramente, avrebbe saputo parlare ancora di più al pubblico vista l’aria di tensione che ha accompagnato la campagna elettorale tra Donald Trump e Joe Biden.

Per quanto, quindi, La notte del giudizio per sempre possa risultare un prodotto fuori tempo rispetto al periodo specifico per cui era stato pensato, rimane comunque una cartolina di quello che potrebbe accadere di una democrazia lasciata nelle mani e all’insania di gruppi violenti organizzati e decisi ad assalire i luoghi comuni e del potere – anche qui riecheggiano le immagini dell’occupazione del Campidoglio americano del 6 gennaio 2021. L’opera girata da Everardo Gout e sceneggiata sempre dal medesimo DeMonaco è non solo la manifestazione del nazionalismo che si converte in liberalismo estremo e votato ad un dominio segnato dalla discriminazione e dal voler infliggere dolore, ma di un razzismo e di un classismo che per troppo tempo hanno imperato negli Usa e a cui la pellicola, spingendosi oltre, prova a mettere fine.

L’opera mostra infatti gli eccessi dell’intolleranza mescolata a una voglia di sangue che ben poco inquadra dei veri e propri ideali sociali e politici. E, così, il lavoro di Gout evidenzia come un’America lasciata in balia delle masse più incontrollate e votate alla negazione delle uguaglianze non può che implodere tragicamente su se stessa; portando al paradosso della protezione dei confini e a un Messico che non vuole aiutare gli Stati Uniti, cercando di far capire cosa si prova.

La notte del giudizio per sempre è al cinema dall’8 luglio distribuito da Universal Pictures.