Old è il nuovo enigma di M. Night Shyamalan in cui coinvolge esistenza e natura per un mistero concitato e ambiguo

M. Night Shyamalan non è un regista per chiunque. Il suo marchio di frabbrica, dei marcati e determinanti plot twist, hanno fatto dell’autore di origini indiane un cineasta da amare o, talvolta, da odiare. Quello che è certo è che non mancheranno mai i colpi di scena nella filmografia di un regista il cui sguardo punta sempre dritto verso la sorpresa, lo sconcerto, lo scuotimento dello spettatore.

Rovesciamenti e scoperte che fanno parte anche del suo ultimo film Old, in uscita il 21 luglio e che presenta le medesime dinamiche proposte della propria cinematografia. Un ritorno dopo la chiusura con Glass della sua trilogia personale e supereroistica e del passaggio in tv per la piattaforma Apple Tv+ con la serie Servant, che lo porta in mezzo a una natura nuovamente vitale e in pieno controllo della vita degli esseri umani come accadeva nel suo E venne il giorno del 2008.

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La trama di Old

Guy (Gael García Bernal) e Prisca (Vicky Krieps) sono in viaggio per quella che sembra essere l’ultima vacanza di famiglia tutti insieme. La coppia e i due figli si recheranno in un posto da sogno trovato casualmente dalla donna. La magia però non sembra finire: non solo i quattro si trovano in un paradiso sceso in terra, ma gli viene offerta la possibilità di trascorrere la giornata in una caletta ricavata da delle alte rocce. Un posto lontano e isolato in cui godersi la meraviglia del mare. Quello che doveva rivelarsi, però, un momento di svago e condivisione finirà per tramutarsi in un tragico evento. La famiglia non solo non sarà sola sulla spiaggia a chilometri dal villaggio turistico, ma si ritroverà insieme ad altre persone, tutte impossibilitate dal potersene andare.

Prisca, Guy e i suoi figli si ritroveranno in una letterale corsa contro il tempo. Sia loro che gli altri personaggi, infatti, capiranno ben presto di essere imprigionati in un luogo di cui non solo diventano i prigionieri, ma in cui il tempo scorre più velocemente che in qualsiasi altro posto. Mezz’ora sulla spiaggia equivale a due anni della vita di ogni persona. I bambini diventano così presto adulti e gli adulti diventano anziani. Una trappola in cui lottare contro il decadimento del corpo e della mente, vedendo passarsi davanti l’intera esistenza.

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Il cast del film

M. Night Shyamalan sceglie un cast di grandi nomi da mettere insieme sulla propria isola. I capifamiglia sono Gael García Bernal e Vicky Krieps. Il primo attore messicano presente in cult come Y tu mamá tambien di Alfonso Cuarón e La mala educación di Pedro Almodóvar; Krieps è invece divenuta nota al grande pubblico soprattutto grazie all’elegantissimo Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, ed è la protagonista di Bergman Island di Mia Hansen-Løve presentato alla 74esima edizione del Festival di Cannes. Sull’isola con loro i figli cresciuti precocemente: Alex Wolff, tra i protagonisti di Hereditary, e Thomasin McKenzie che abbiamo tutti adorato in Jojo Rabbit e prossima protagonista di Last Night in Soho di Edgar Wright accanto a Anya Taylor-Joy.

A completare il cast Rufus Sewell (The Father), Abbey Lee (The Neon Demon), Nikki Amuka-Bird (La vita straordinaria di David Copperfield) e Aaron Pierre, recentemente tra i protagonisti dell’acclamata serie The Underground Railroad diretta da Barry Jenkins.

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Temi e commento al film

Il tempo in Old è concitato tanto per i personaggi, quanto per gli spettatori. M. Night Shyamalan fa in modo che tutto sembri scorrere velocemente. I protagonisti, così, subiscono i cambiamenti di un’intera vita direttamente sul proprio corpo e in un tempo circoscritto, mentre al pubblico resta la percezione di un avanzamento inarrestabile. Questa condizione fa delle svolte solite della filmografia di Shyamalan un continuo disvelamento di cosa comporta rimanere prigionieri su quella spiaggia e, alla stessa maniera, quali sono le conseguenze che devono affrontare i suoi ospiti.

I vari passaggi che una persona vive durante la sua esistenza divengono quindi i colpi di scena che vanno costruendo la storia, divisa tra il senso di chiusura naturale delle rocce che impediscono ai protagonisti di fuggire e la scoperta di modifiche fisiche e interiori che solitamente ci mettono una vita ad arrivare. L’influenza di quel fittizio locus amoenus, infatti, non condiziona solamente il corpo e il suo deperimento, ma anche il modo di approcciarsi alle cose, agli avvenimenti, ai pensieri, trasformando un minuto da solo in un’esistenza fatta di solitudine e offuscando la memoria su ciò che un tempo ci aveva fatto stare male – anche se, in verità nel film, è avvenuto solamente qualche minuto prima.

Ovviamente alla base di Old, che trae la propria storia dal fumetto Castello di sabbia del regista e scrittore francese Pierre Oscar Lévy e dal disegnatore Frederik Peeters, c’è la solita fascinazione verso ciò che non si conosce, l’enigma che continua a presentarsi ossessivamente nella poetica del suo autore. Una scatola cinese che, in questo caso, oltre al mistero in sé racchiude anche il percorso dell’esistenza umana tutto condensato in un’ora e cinquanta di film, che proprio e nonostante il poco tempo ne mostra la fioritura, la maturazione, lo sfiorirsi e la sua fine. Il tutto avvolto dall’importanza di avere qualcuno accanto e sentire di aver trascorso quell’esistenza con la propria famiglia. Che sia stata breve o più lunga possibile.

Old è in sala dal 21 luglio distribuito da Universal Pictures. Qui il trailer ufficiale