Beckett, disponibile su Netflix, è un thriller politico classico a cui va aggiungendosi un carattere minimale e tutto personale dell’autore 

Sinossi di Beckett:

Beckett (John David Washington) ha avuto un brutto incidente in cui rimane coinvolto con la sua ragazza. Ma l’uomo non sa che, in quel frangente, vedrà qualcosa che doveva in realtà rimanere segreto, mettendo così in pericolo la sua vita.

Recensione di Beckett:

C’è una classicità che si riempie di un certo gusto contemporaneo in Beckett. C’è il semi-action spionistico condito da spruzzate socio-politiche, c’è un protagonista itinerante che si sposta tra corse e mezzi di fortuna da una parte all’altra di un paese, c’è un fuggitivo che è solamente vittima degli eventi e che racchiude in sé uno dei personaggi più archetipici dei racconti: l’uomo sbagliato al momento sbagliato. Una tradizione cinematografica legata al genere di appartenenza quella che sospinge l’intera storia alla base dell’opera diretta da Ferdinando Cito Filomarino, che esponendo con chiarezza gli elementi di una narrazione thriller pura e ancorata a un immaginario passato, ne arricchisce la portata nell’adozione di uno stile minimale eppure pressante all’interno del racconto.

Beckett è il nome del protagonista interpretato da John David Washington, incredulo nel momento in cui vede una donna e un poliziotto cominciare a sparargli addosso. Un uomo che ha appena avuto un incidente in cui a rimanere uccisa è quella compagna che sentiva di amare, strappata da un colpo di sonno che costerà al personaggio non solo la vita della ragazza, ma la propria stessa sicurezza. Andando fuoristrada sulle curve di un promontorio nella Grecia rurale, Beckett finirà per precipitare dentro ad una casa che doveva essere vuota, ma che in verità contiene al proprio interno un micidiale segreto.

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Il prisma di Beckett

Né sincopato, né disteso, non utilizzando un ritmo accelerato e né tanto meno adagiandosi su di una lentezza che potrebbe costare al racconto l’attenzione dello spettatore, la pellicola di Ferdinando Cito Filomarino trova un proprio spartito tutto soggettivo su cui svilupparsi e dove ricercare poi un proprio andamento incredibilmente personale. Quello di un’opera di poche parole, ma di una pronunciata fisicità, a cui non serve la verbosità degli action/thriller politici degli anni Settanta, da cui trae però la propria linearità narrativa e l’esilità di un racconto su cui si riesce a tirar fuori un’opera compiuta e ammirevole.

Cercare un genere di riferimento per poi vederlo riempito di un gusto e un carattere del tutto personale appartenente all’autore, spesso anche dissonante, contribuisce alla realizzazione di un film che pulsa costantemente di questa identità insieme ben definita alla radice, ma che ha la possibilità di mutare e trasformarsi ogni volta in qualcosa di altro e inaspettato. È la dolcezza dei personaggi nel prologo della storia, di una naturalezza disarmante dovuta alle interpretazioni di Washington assieme ad Alicia Vikander. È il mistero attorno all’interesse di presunti criminali che iniziano a braccare l’uomo rimasto tutto solo in balia del paesaggio greco.

È l’apertura degli spazi, che da grandi come le montagne diventano stretti in prossimità dei palazzi di Atene, in cui è la musica a soffocare qualsiasi tipo di ambiente. Melodie dai tratti al limite dell’horror che quella tensione la esprimono nella più disturbata e deviante delle maniere, aggiungendo un ulteriore tono al racconto e completando il prisma di umori e svolte narrative di cui è formato Beckett.

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Una vita per una vita

L’intrigo rimane sempre alto nel racconto, pur con i molteplici palcoscenici che accolgono la fuga del protagonista e il suo istinto di sopravvivenza. Un’opera che nonostante la complessità delle scene e degli incastri, dell’esposizione della violenza e della trama complottistica mantiene una semplicità che è ancora altra espressione aggiuntiva del film. Una caparbietà che John David Washington mostra senza mai voler rendere eroe il suo Beckett.

Una pellicola dalla messinscena modesta, ma non banale. Un trauma che si trasforma in una missione tutta interiore per il protagonista: quella che dopo avergli visto togliere una vita, cerca disperatamente di restituirne un’altra.