Come un gatto in tangenziale 2 – Ritorno a Coccia di Morto torna ad accentuare le differenze sociali, cercando un punto di incontro

Sinossi di Come un gatto in tangenziale 2 – Ritorno a Coccia di Morto:

Monika (Paola Cortellesi) viene ingiustamente incarcerata per un furto che non ha commesso. Per non scontare il tempo in carcere Giovanni le troverà una soluzione alternativa: aiutare in un convento nella periferia di Roma. I due torneranno a frequentarsi con assiduità, ma le differenze che li dividono sembrano anche questa volta insuperabili.

Recensione Come un gatto in tangenziale 2 – Ritorno a Coccia di Morto:

L’arrivo in sala di Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto viene aspettato dai distributori e dagli esercenti come il Messia. Molti volevano trarre in tentazione Riccardo Milani e il suo dinamico duo Paola Cortellesi e Antonio Albanese, ma nessuna piattaforma è riuscita ad agguantarsi il sequel del maggior incasso italiano del 2017 nonché uno dei film più visti e apprezzati negli ultimi anni dal pubblico italico. Sopraggiunge così il Ferragosto 2021 e anche l’anteprima aperta a tutti, che fa fare al film il balzo al botteghino. Box office che viene riconfermato anche alla sua uscita ufficiale, il 26 agosto di un’estate in cui Cortellesi e Albanese devono confrontarsi col fenomeno dei Me contro te, al cinema anche loro col secondo film Il mistero della scuola incantata, sapendosi però ritagliare il proprio spazio sulla vetta raggiungendola senza impedimenti.

In fondo anche Come un gatto in tangenziale ha segnato quattro anni fa, al momento del suo primo rilascio, un vero e proprio caso cinematografico per l’industria nostrana, capitanata dal faro di Paola Cortellesi che si riconferma la personalità più trascinante del panorama contemporaneo. Aspettativa per la seconda pellicola che viene sottolineata dalla copertura quasi totale della distribuzione sul territorio, con novecento copie che vanno così coprendo un’enormità della superficie nazionale, da cui il pubblico non potrà sottrarsi.

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Il cinema tra cultura e necessità

Come un gatto in tangenziale 2 – Ritorno a Coccia di Morto accoglie fin da subito nuovamente gli spettatori collegando prima e seconda opera con gag e siparietti che erano diventati già i tormentoni della commedia iniziale. Un ponte di unione tra i due lavori che permette al pubblico di acclimatarsi immediatamente in una pellicola che vuole ristabilire l’affinità tra la sua natura e il pubblico. Uno dei film più popolari del decennio scorso, che ha voluto segnare una restaurazione tra la presenza in sala e ciò che uno spettatore può trovare sullo schermo, facendo della battuta il veicolo principale con cui comunicare, ma riempendo di molto altro anche il racconto.

Ecco che nel secondo episodio diretto dal regista Milani torna la complicità che il cinema vuole instaurare tra cultura e necessità, tra ciò che consideriamo soltanto alto e altolocato e ciò che invece ha un’essenza più basica e popolana. Una combinazione che aveva evitato la demonizzazione di entrambi gli ambienti di cui i personaggi di Monika e Giovanni sono i rappresentanti: una ertasi a paladina della borgata romana, l’altro “pensatore” con impiego al centro della capitale. Un incontro che sia che nel primo film che nel suo seguito pongono ancora una volta su di una dimensione ugualitaria le due vedute, invitando semplicemente a comprendere e conoscere l’altro, senza giudicarlo o infangarlo solo perché distante.

Un ricalcare una parità di intenti che, solitamente, vede nel cinema italiano il sadismo verso la classe privilegiata e borghese ridotta al ridico, sbeffeggiata, posta sotto la luce maligna che teoricamente si merita – che poi, a pensarci, di che ceto sono quelli che il cinema lo fanno? E, all’inverso, un universo periferico senza dubbio vitale eppure difficile da poter migliore. In entrambi i casi, però, c’è un invito alla scoperta che è quello che i due protagonisti costantemente attuano e che ricalcano anche con Come un gatto in tangenziale 2, magari con un bel piatto di pesce da gustare direttamente a Coccia di Morto.

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Come un gatto in tangenziale 2 e quel brio che manca

Impegnato su di una storia che vuole essere, in qualche maniera, di maggior profondità rispetto al primo film, aprendo così forse troppe strade da far rischiare alla comicità di perdersi nelle varie svolte, l’opera con Cortellesi e Albanese perde leggermente del suo smalto per concentrarsi un filino di troppo sul suo aspetto sociale e antropologico. Ironia che sceglie una via meno diretta con cui colpire lo spettatore, cercando di togliersi quella battuta facile che invece contraddistingueva la prima pellicola e di cui, probabilmente, ce ne sarebbe stato ancora il bisogno. Un pizzico di leggerezza in meno che un epilogo decisamente troppo lungo e poco concentrato va appesantendo, ma che non compromette quello che il prodotto ha promesso fin dal principio e che ha riportato anche col suo proseguimento: una commedia italiana divertente, fatta per intrattenere chiunque.

Con una nota di lode alla simpatia e all’adorabile attitudine di Sonia Bergamasco nel ruolo di Luce e con quel citazionismo ad Ingmar Bergman che fa ridere più per il suo inserimento in sé che per le effettive sequenze – non è certo il regista svedese il pupillo del pubblico tipico di questo genere di film -, Come un gatto in tangenziale 2 si ammorbidisce di molto, ma sa sempre farsi riconoscere. Ha la stessa intenzione del suo predecessore e il suo medesimo animo. Un film di quelli che sacrificano tutto per il pubblico, sperando inoltre di potergli spiegare qualcosa. Ancora una volta: cultura e necessità. Privo di quel brio e quell’essere peperino in più che gli sarebbe servito – non per altro Riccardo Milani fa una dichiarazione inserendo Dramma della gelosia di Ettore Scola nella pellicola -, ma che potrà recuperarlo in quello che potrebbe essere un possibile, prevedibile, forse auspicato terzo film.