Cambiare look tre volte non basta a Cruel Summer su Prime. Serie teen, mistery e thriller psicologico insieme ma senza una spiccata identità.

Sinossi di Cruel Summer:

In una piccola città del Texas, Kate la ragazza più popolare del liceo viene rapita. Apparentemente affiliata ai fatti, una ragazza di nome Jeanette passa dall’essere una dolce e goffa nerd alla ragazza più popolare in città, prendendo il posto della prima. Ma nel 1995 diventa improvvisamente la persona più disprezzata d’America.

Recensione di Cruel Summer

Rubare un’identità e cambiare pelle. Mutare e provare finalmente ad assumere le sembianze di chi si è sempre voluto essere. È quello che capita agli adolescenti in tutto il mondo, alla costante ricerca tra l’essere sé stessi e parimenti entrare nelle grazie degli altri. Non è facile certo, lo è ancor di meno quando compi quindici anni in una piccola cittadina del Texas e sei considerata una stramba. Hai gli occhiali, l’apparecchio ai denti e i capelli ribelli; non hai ancora un ragazzo, ma solo tre amici outsider come te con cui spesso fatichi ad andare d’accordo. Davanti ai tuoi occhi ogni giorno si riflette il tuo opposto: la ragazza più popolare della scuola, con un fidanzato aitante, enormi possibilità economiche, l’autostima alimentata da una madre esigente e impeccabile.

Questa dicotomia fra la ragazza nerd e l’antagonista in auge ha alimentato sin dagli albori il racconto adolescenziale sul grande schermo e, ancor più, sul piccolo, spalmandosi negli anni e nei generi come uno fra i tropes più adoperati dagli autori per dipingere i tratti mutevoli dell’identità dei sedicenni, varando i stretti confini del teen drama e abbracciando in esso filoni da adulti come il mystery e il thriller.  

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Cruel Summer: anni ’90 tra analogico e (pre) digitale

Cruel Summer, la nuova serie Amazon Prime prodotta fra gli altri dall’attrice Jessica Biel, vorrebbe far coincidere nel medesimo punto dramma liceale e thriller/mysery psicologico, trovando nel triplo e perpetuo salto indietro nel tempo una sua specifica modalità narrativa, ma perdendo nella laboriosità registica l’approfondimento a tematiche o problematiche squisitamente adolescenziali, di fatto, congestionandone emotività e aggancio interiore.

Ambientata in tre estati dal ’93 al ’95, le vicende di Cruel Summer girano attorno ad un rapimento, quello di Kate Wallis (Olivia Holt), ragazza popolare del liceo di Skyline, svanita nel nulla per diversi mesi e ritrovata nello stanzino all’ultimo piano di una villa abitata dal nuovo vice preside della città, il giovane e indecifrabile Martin Harris (Blake Lee). Complice possibile di una mancata liberazione è invece Jeanette Turner (Chiara Aurelia) accusata dalla prima di averla vista prigioniera e di non aver fatto nulla per aiutarla, passando suo malgrado per media e tg locali come la ragazza più disprezzata d’America.

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Discesa verticale (e ritorno) in parallelo

Rievocando tramite colonna sonora e guardaroba tre annate dei nostalgici anni ’90, la serie torna in possesso dell’era pre social, quando l’inconfondibile suono del collegamento ad Internet sanciva con lentezza l’accesso alle prime chat nei forum a tema, i cellulari non erano ancora estensioni del nostro corpo e il videonoleggio in cassetta era pratica quotidiana. Sullo sfondo dunque di un periodo a ridosso fra l’analogico e il digitale, Cruel Summer traccia una doppia discesa verticale con protagoniste in parallelo due ragazze opposte, manipolando nella costruzione ingarbugliata e a incastro di fatti mischiati a conseguenze, una risoluzione finale che contorce bugie con verità, menzogne con segreti.

Il risultato, tuttavia, sembra rimpicciolirsi in puro esercizio di stile registico, inquadrando i rispettivi anni in tre altrettanti stili fotografici utili allo spettatore per comprendere immediata la collocazione temporale ai fatti, giocando su gradazioni tonali e luminosità, dalla più vivida del ’93 a quella più scabrosa e grigiastra del ’95. Per il resto si avverte un grande vuoto in introspezione. Tra correlazioni, split screen e alcuni manierismi la serie creata da Bert V. Royal sfrutta il novecento per pura celebrazione estetica, non motivando mai la scelta né tantomeno rendere chiaro il fine ultimo della scrittura – quali siano state cioè le tematiche care agli autori nel processo creativo, se l’identità mutevole o l’apparenza fra pubblico o privato; se abbiano voluto indagare la creazione di rapporti sentimentali declinati al possesso maschile, o piuttosto la relazione di contrasti e affetti tra madre e figlia.

Cruel Summer sembra perciò aver chiare solo le modalità (visive, registiche, processuali) con le quali voler trasporre quelle che in verità paiono argomentazioni invisibili, restituendo davvero troppo poco ai giovani spettatori che vorrebbero trovare una congiunzione con i suoi coetanei sullo schermo, oppure un nesso profondo con le dolenti affinità della propria vita. Forse cambiare look, come fanno di continuo Kate e Jeanette per rimarcare con l’estetica un cambio di rotta caratteriale dovuto ai fatti, non è sufficiente a mostrare il peso (se ce n’è) di una storia dimenticabile e fatua come questa.