Viggo Mortensen passa alla regia per il film Falling – Storia di un padre, dove si dimostra troppo indulgente col suo protagonista

Sinossi di Falling – Storia di un padre:

Willis Peterson (Lance Henriksen) è un uomo anziano che non riesce più a ragionare con la propria testa. Tutto ciò che gli passa per la mente, anche le cose più sgradevoli, trovano la maniera di uscire fuori dalla sua bocca. Eppure, nonostante non sia stato un padre molto presente o affettuoso, il figlio John (Viggo Mortensen) cerca di fare il possibile per aiutarlo, non sortendo alcun risultato sperato.

Recensione di Falling – Storia di un padre:

Quello di Falling – Storia di un padre è il tentativo di un uomo, un figlio, di non veder cadere a pezzi il proprio genitore e, al contempo, quello di un attore, Viggo Mortensen, di veder tramutare il proprio ruolo in quello di sceneggiatore e regista. Prove entrambe non prive di un massiccio coinvolgimento emotivo, che se nel personaggio che sempre Mortensen va ad interpretare nel film si esprimono nelle attenzioni e nelle cure reiterate ad un indisponente padre, nel novello autore cinematografico si traducono nel tenere forse troppo ai propri protagonisti tanto da commettere l’errore di assecondarli.

Un’indulgenza tutta genitoriale, quella che un padre dovrebbe provare nei confronti dei propri figli durante le fasi della loro crescita e che va ribaltandosi quando con l’età anziana sono i genitori stessi a dover ricevere quella dose di compassione. Sentimento che è alla base del personaggio medesimo di Viggo Mortensen nella pellicola e che insieme muove l’attore anche nelle vesti di creatore di operazioni per il grande schermo. Un’emotività sospinta enormemente senza avere alla base una vera e propria struttura, quella che avrebbe aiutato Falling – Storia di un padre a sostenersi pur con le sue malandate gambe e a riportare con incisività l’ultimo periodo di vita di un uomo che, anche da adulto, ha scelto di non avere riguardo per nessuno se non per se stesso.

falling storia di un padre

Quando a comandare è il capofamiglia

Protagonista è Willis Peterson, interpretato da Lance Henriksen, e i suoi modi bruschi al limite del tollerabile, su cui il figlio John (Mortensen) decide comunque di sorvolare. Scorbutico, indolente, con la memoria che comincia ad annacquarsi e a mescolare nomi e ricordi, momenti e famiglie. Un uomo che, pur non essendo mai stato realmente solo nella vita, si comporta esattamente come tale; non bisognoso del sostegno di nessuno, fermo nella decisione di rimanere a vivere nella sua casa lontana, in campagna. E non bastano pochi momenti di lucidità, non basta nemmeno la gentilezza e la resistenza di suo figlio. Un uomo, come il rapporto che intrattiene con gli altri, forse ormai troppo marcio, irrecuperabile quando a sopraggiungere è la parola fine.

Insistendo con pesantezza sulla volgarità e indelicatezza del protagonista, facendo di Willis il catalizzatore di tutti i malumori che un essere vivente può provare e facendoglieli vomitare addosso all’amabilità del figlio, Viggo Mortensen delinea un personaggio che non deve essere necessariamente piacevole, ma che non riesce a definirsi adeguatamente nemmeno nella sua sgradevolezza. Battendo lì dove il ferro è costantemente, rovinosamente caldo, Falling – Storia di un padre abbonda di descrizione e delineazione del protagonista di Henriksen per peccare e vederne mancare una narrazione compiuta e formata, dove sarebbero dovuti essere degli eventi a dipingere il quadro della famiglia dei Peterson, non il focalizzarsi solamente su quanto possa essere oramai burbero il suo capofamiglia.

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Gli sproloqui di Falling – Storia di un padre

È in questo che Viggo Mortensen è similare in quanto personaggio e cineasta. Si mostra prodigo e disponibile verso il protagonista, ma in entrambi i casi gli concede ben troppa corda, fin quando il film non ne rimane stritolato e soffocato. Uno spazio eccessivo che impedisce di dare respiro al racconto, agli altri personaggi, lasciando che gli sproloqui di un anziano signore vadano ad occupare le vite del figlio e dei membri della sua famiglia, nonché l’attenzione sempre più labile e infastidita dello spettatore, il quale non può che finire per irritarsi del mancato polso di Mortensen, diegeticamente e non parlando.

In Falling – Storia di un padre è delicato il tocco con cui lo sceneggiatore e regista alla sua prima esperienza dietro la camera vorrebbe avvicinarsi alle anime dei suoi personaggi e del pubblico raccolto davanti alla visione della pellicola. Una dolcezza che non ha però la fermezza per direzionare adeguatamente la storia, lasciando che Willis ne prenda il controllo, il sopravvento, appesantendo ciò che viene esposto e la percezione che se ne vuole dare. Un occhio premuroso che si coglie dietro al primo tentativo registro di Viggo Mortensen, dove è la scrittura a far sentire la propria assenza, lasciando che si disperda in un orizzonte fatto di album dei ricordi stracciati e di una serie di lamentele da voler sopprimere.