Videogiochi, action e romance: Free Guy – Eroe per gioco è il divertente universo videoludico che si mescola al panorama dei blockbuster

Sinossi di Free Guy – Eroe per gioco:

Guy (Ryan Reynolds) vive a Free Guy, lì dove la vita è sempre identica giorno dopo giorno. Quando però l’uomo incrocerà la donna dei suoi sogni per lui l’esistenza cambierà completamente, soprattutto perché capirà di essere all’interno di un videogioco…

Recensione di Free Guy – Eroe per gioco:

Quanto amiamo Ryan Reynolds. Ci fa proprio ridere, divertire, suscitando ogni volta quella simpatia naturale che, da quando l’attore ha abbracciato il suo ruolo di Deadpool – il vero Deadpool -, ci ha totalmente conquistato facendoci provare nei suoi confronti un profondo sentimento di affetto. Moto di tenerezza che è andato sempre legandosi al grande spasso che l’interprete è in grado di suscitare, soprattutto dal momento della presa di coscienza dell’attore sulla sua stessa carriera, improntandola su di uno stampo puramente comico e buffonesco in cui riesce a sguazzare benissimo.

Non a caso i progetti che lo hanno coinvolto in seguito ai due film dedicati al suo sboccato supereroe lo hanno sempre visto partecipe di avventure cinematografiche adrenalitiche o pienamente improntate sullo stile dell’intrattenimento e dello svago. Commedie action come Come ti ammazzo il bodyguard con tanto di sequel pronto per l’uscita, opere tratte dall’immaginario pop quali Pokémon: Detective Pikachu in cui presta la voce all’iconico personaggio, veri e propri thriller d’avventura su strada di quelli che solo Michael Bay sa fare e che lo vedono così protagonista del blockbuster di Netflix 6 Underground.

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Free Guy – Eroe per gioco e l’unione con il mondo dei videogiochi

Scelte che vanno delineando sempre con maggior spessore un determinato tipo di percorso assolutamente indicato per le doti dell’interprete, la cui ilarità diventa lo stampo principale con cui va approcciandosi al pubblico. Anche unico aspetto effettivamente adeguato della strada attoriale di Ryan Reynolds, che non potendo puntare sulle sue qualità da performer ha forse compreso che la via migliore da poter battere è quella della leggerezza e comicità.

Ecco dunque che non può che diventare lui il protagonista dell’incredibilmente divertente Free Guy – Eroe per gioco, film di Shawn Levy che si discosta dalle procedure di adattamento che solitamente passano dall’universo ludico a quello cinematografico, basandosi invece direttamente sul mondo dei videogiochi e integrandolo con tanto di slang e specificità alla natura stessa della pellicola.

Un doppio livello quello su cui si sviluppa l’unica trama centrale di Free Guy – Eroe per gioco: quello interno in cui il personaggio Guy di Ryan Reynolds si muove e si sviluppa dentro la propria realtà e quello esterno che muove i codici e le regole basilari per far funzionare una dimensione come quella composta dalla molteplicità dei numeri 1 e 0. È l’universo materiale, però, a voler distruggere quello digitale in cui trascorre la sua vita Guy, improvvisamente cambiata dopo l’incontro con una sconosciuta di cui non potrà che rimanere incantato e che lo porterà in una missione destinata a cambiare per sempre le sorti del suo cosmo videoludico.

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Dal mondo videoludico al cinema e ritorno

Discostandosi dalla convenzionalità che vuole oramai trasformare da attivo in passivo lo spettatore, vivacemente coinvolto quando può usufruire del suo joystick rispetto alla visione statica e non-partecipativa caratterizzante proprio dell’esperienza cinema, Free Guy – Eroe per gioco fa di tutte le conoscenze e i trucchetti dei giocatori il tappeto su cui costruire la propria storia. Trovate e svolte narrative, ma anche battute e momenti ironici del film poggiati sull’utilizzo di un linguaggio prettamente improntato su quello dei fruitori di videogiochi, ma non per questo meno comprensibile per chi invece non fa parte della categoria.

Sono infatti proprio all’opposto le intenzioni della pellicola, che non vogliono allontanare il pubblico meno avvezzo alla sfera videoludica, bensì assicurare una totale immersione a qualsiasi genere di spettatore il quale si ritrova a passeggiare per le strade di Free City. Un orizzonte similare a quell’OASIS di Ready Player One che non ha però nemmeno più bisogno di avere soggetti fisici che lo popolino dal di fuori. La completa trasmigrazione tra il tangibile e l’immaterialità della tecnologia, che gli sceneggiatori Matt Lieberman e Zak Penn riescono a rendere salda con gli stilemi della commedia e del tipico viaggio dell’eroe. Un divertimento assoluto e liberatorio impossibile da poter recintare entro i confini di un server. Una semi-riflessione esistenziale su cosa possono diventare i videogiochi, al contempo però oscurata e superata dal fatto di voler godere di un intrattenimento calato nell’istante stesso della propria proiezione. Un’opera con un protagonista destinato a diventare il paladino della giustizia videoludica, per un gioco di quelli che si ha voglia di poter riavviare non appena si conclude.