Di cosa parla Il mostro della cripta? Dai temi del film alle parole del regista e del cast: tutto sull’horror al cinema dal 12 agosto

Il mostro della cripta è il secondo film di Daniele Misischia, il cui debutto risale al 2017 quando Roma veniva assalita da una massa di zombie in The End? – L’inferno fuori. Il lungometraggio di debutto del cineasta vedeva come protagonista quasi unico Alessandro Roja, che per sfuggire dall’epidemia che aveva trasformato le persone in morti viventi vedeva il suo personaggio rifugiarsi nell’ambiente (poco) sicuro di un ascensore aziendale, insieme gabbia e protezione dal male che imperversa all’esterno.

Questa volta, invece, i protagonisti si moltiplicano. A capo della squadra di Il mostro della cripta abbiamo Giò, adolescente che per trascorrere il proprio tempo immobile e rallentato nella cittadina di Bobbio si intrattiene con i suoi amici tra fumetti orrorifici e cortometraggi amatoriali pieni di sangue fatto con il ketchup. Ad interpretarlo è Tobia De Angelis, fratello dell’attrice Matilda De Angelis. Ad affiancarlo in questa avventura c’è il comico Lillo Petrolo, che per l’occasione veste i panni del fumettista strafatto e amante del maialino alle erbe Diego Busirivici, nonché la giovane attrice Amanda Campana conosciuta con Summertime, la serie italiana originale Netflix, che nell’opera di Misischia veste i panni della cotta del protagonista Vanessa.

Il film, la cui sceneggiatura è stata scritta dai Manetti Bros., è stato presentato in anteprima Fuori Concorso alla 74esima edizione del Locarno Film Festival ed è distribuito nelle sale grazie a Vision Distribution dal 12 agosto.

La trama di Il mostro della cripta

Fumetti horror, una passione per il cinema e Boys Boys Boys sparata dalle casse a tutto volume di una macchina. Ma cos’è che aspetta al protagonista Giò Spada e ai suoi compagni di viaggio ne Il mostro della cripta? Il titolo prende il nome da quello che, secondo Giò, è un presagio che il fumettista Diego Busirivici aveva già disegnato nel numero estivo del suo lavoro a puntate. Illustrazioni che mostrano sempre più analogie con gli eventi che cominciano ad accadere nella sua piccola cittadina, che vedrebbero un mostro abitare nella cripta della loro chiesa e una forza che è pronta ad accoglierlo.

È così che Giò si metterà alla ricerca di Busirivici affinché possa dargli una spiegazione tra ciò che compare sulle pagine del suo fumetto e gli accadimenti del proprio paese. Un’indagine che porterà a scoperte inquietanti e, soprattutto, paranormali. Da un male che sta per provenire da un altro mondo a una famiglia devota a sacrifici umani.

il mostro della cripta

Commento e dichiarazioni del cast

Il mostro della cripta è un film che combina il senso horror più strettamente detto a una comicità che si rifà molto alla classicità delle pellicole di avventura per ragazzi degli anni Ottanta, come attestano anche i poster nelle camere dei personaggi, attaccati ai muri e posti ad esprimere attraverso il loro nido privato le singolarità dei ragazzini. Un tipo di racconto che scava nel B movie e lo riporta mescolando toni e atmosfere, lasciando come base quella della scoperta di un universo sovrannaturale che la crew dell’opera ha visto prendere vita attraverso effetti speciali tangibili e grazie all’utilizzo del trucco prostetico.

Un film che racchiude la passione per una determinata cinematografia condivisa dal regista Daniele Misischia, gli sceneggiatori e produttori Antonio e Marco Manetti – anche registi del prologo ambientato all’osservatorio – e da tutto il cast, come affermato da loro stessi.

Daniele Misischia: “Il mostro della cripta si rifà a quel tipo di film avvincenti degli anni Ottanta che tutti noi abbiamo visto. È un’opera avventurosa con personaggi e situazioni interessanti. Era una storia perfetta per omaggiare un cinema amato dal grande pubblico, per questo insieme ai Manetti abbiamo riadattato la sceneggiatura e abbiamo ambientato la storia negli anni Ottanta. E questa passione viene rappresentata dal protagonista Giò, insieme alla sua voglia di esplorare un tipo di cinema diverso da quello che potrebbe piacere agli abitanti del suo paese, tutti più o meno sui cinquant’anni in su.”

Marco Manetti: “Mio fratello ed io teniamo molto a Il mostro della cripta perché inizialmente avremmo dovuto girarlo noi. Continuava a ripresentarsi e volevamo davvero farlo, ma quando ci siamo resi conto che, tra un progetto e l’altro, non avremmo avuto tempo di farlo a breve abbiamo deciso di affidarlo a Daniele. La storia è una grande avventura tra comico e horror come quelle di una volta, da Gremlins a I Goonies, fino alle turbe adolescenziali che diventano realtà nei lavori di Stephen King. In più, in questa pellicola, possiamo dire che c’è un pezzo di noi.”

Antonio Manetti: “Esatto, teniamo tantissimo a questo film. Forse è il più fantasioso che abbiamo scritto e prodotto, nonché possiamo dire che è in parte autobiografico. Ci siamo noi che con le nostre telecamerine giravamo dei cortometraggi orrendi. Perché non solo guardavamo quel cinema quando eravamo giovani, ma volevamo provare a farlo.”

Tobia De Angelis: “Sento di soffrire di quella che viene definita la sindrome della Golden Age per cui pensiamo che ogni epoca precedente sia migliore rispetto a quella in cui si vive e sono perciò contento di aver preso parte ad un progetto ambientato negli anni Ottanta. Ho una vera fascinazione per tutto ciò che è avvenuto dagli anni ’60 agli ’80, soprattutto per l’oggettistica. Era tutto così inutilmente grande, lo adoro!”

Lillo Petrolo: “Per me prendere parte a Il mostro della cripta è stato un sogno perché sono un gran consumatore di fumetti, oltre che illustratore di alcuni, e in più il mio genere preferito è in assoluto quello horror, macchiato anche da tinte thriller o sci-fi. Sono poi impazzito perché potevo realmente vedere dal vivo gli effetti speciali che avrebbero dato vita al film e assistere a tale tipologia di lavoro artigianale è un’esperienza meravigliosa.”

Amanda Campana: “Gli anni Ottanta mi hanno sempre appassionata, dai colori a questa iconografia esagerata. Ho un fratello più grande che mi ha trascinato nella cultura pop di quel periodo, casa mia era piena zeppa di fumetti. Infatti più leggevo la sceneggiatura, più immaginavo il protagonista Giò con le fattezze di mio fratello!”