Nicole Kidman cerca di curare le ferite spirituali di un eccellente cast. Ma funziona davvero Nove perfetti sconosciuti?

Le potenzialità e le aspettative di una serie sono proporzionali al cast e all’intrigo che il prodotto suscita fin dal principio. Non è una regola esatta, ma avere un cast di nomi stellari e una storia che si basa su un’enigma da dover decifrare, magari condito da assunzione di stupefacenti e misteri che sfociano in atti estremi e violenza, contribuisce enormemente a catturare fin da subito l’attenzione dello spettatore, che si dirà pronto e curioso di assistere agli episodi che compongono il progetto seriale, augurandosi che il risultato sia degno dell’interesse che da subito ha mostrato.

Quello di Nove perfetti sconosciuti è un setting e un bacino di interpreti posti lì a incitare quella pulsione verso la visione dell’opera, che se ha saputo immediatamente conquistare il pubblico grazie alla sua semplice esistenza ha ora il compito di soddisfare appieno le attese di cui si è andata a caricare. Ad aggiungersi al portentoso richiamo che una serie simile può suscitare c’è il nome di un regista conosciuto e apprezzato come quello di Jonathan Levine (50 e 50, Warm Bodies, Non succede, ma se succede…) e un libro alla base come quello di Liane Moriarty, scrittrice anche di quel Piccole grandi bugie da cui è derivata l’operazione di successo come la premiata Big Little Lies.

nove perfetti sconosciuti

Gli ospiti di Tranquillum House

A fare da collegamento tra le due serie tratte dai lavori della romanziera australiana sono l’ideatore David E. Kelley, qui insieme alla collaborazione di John Henry Butterworth, e il suo sodalizio con Nicole Kidman. Unione che vede realizzatore e attrice riuniti dopo il trionfo che Kelley ha permesso all’interprete con la vittoria del suo Emmy e del Golden Globe per il ruolo di Celeste Wright in Big Little Lies, nonché per il torbido omicidio alle fondamenta della miniserie thriller The Undoing – Le verità non dette di cui è protagonista. Kidman si fa santona per l’autore nel suo Nove perfetti sconosciuti, lasciandosi circondare da un gruppo di nomi altrettanto risonanti che combinati assieme vanno formando uno degli assi predominanti dell’attenzione che la serie accende nel pubblico.

Melissa McCarthy – anche produttrice -, Bobby Cannavale, Samara Weaving, Michael Shannon, Luke Evans, Asher Keddie, Regina Hall, Melvin Gregg e Grace Van Patten sono i volti che vanno componendo quegli “sconosciuti” del prodotto seriale. Tutti incredibilmente funzionali all’interno di un circolo di persone che cercheranno attraverso il trattamento della Masha di Nicole Kidman di curare le loro ferite fisiche, ma soprattutto mentali e spirituali. La peculiarità che queste pedine vanno muovendo all’interno di Nove perfetti sconosciuti è la loro totale immedesimazione nei panni dei personaggi e nelle interazioni che vanno instaurando. Una credibilità che non si abbina però altrettanto bene alla narrazione e a quello che vuole riportare.

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I vari umori di Nove perfetti sconosciuti

La serie segue diversi registri umorali, dall’evanescenza dell’assunzione di droghe alla tragicità dei traumi che i personaggi vogliono medicare, fino a inaspettati duetti come quelli che vanno intercorrendo tra gli ospiti di Melissa McCarthy e Bobby Cannavale, i quali vanno aggiungendo addirittura un tocco da commedia romantica alla miniserie, alternato da drammi personali e famigliari. Un tono che cambia, che muta continuamente il proprio essere e che, seppur affascina lo spettatore, non può che fargli percepire a pieno una continua dissociazione della personalità che va poi mutando letteralmente di scena in scena, da un momento a quello precipitosamente successivo.

Un’altalena di emozioni su cui non sono solamente i personaggi a dondolare, ma un’intera esperienza di visione che, seppur costantemente stuzzicata dalle vere intenzioni del faro Masha di Kidman, non può che affievolirsi come la conclusione di uno stato di euforia travolgente e trascinante. Ogni volta che infatti il racconto sembra avanzare nell’esplorazione delle intenzioni dei protagonisti, ad aspettarlo è un arrestarsi ingombrante e affaticante che sembra solamente girare intorno ad un unico tema, il quale non vuole però essere rivelato e attorno a cui si continua perciò a girare senza avere il coraggio di afferrarlo.

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Quanti benefici porta la serie su Amazon Prime?

Una pecca che mette in dubbio anche l’efficacia dei cambi di atmosfere di Nove perfetti sconosciuti, facendo interrogare lo spettatore non più su cosa si nasconde dietro alla lirica e immacolata aurea di Tranquillum House, bensì su quale linea stilistica la serie si appropinquerà all’arrivo della sua fine. Se a prevalere sarà quell’aria scanzonata simile alla storyline tra McCarthy e Cannavale, quella dolorosa e familiare appartenente ai Marconi (Shannon-Keddie-Van Patten) o se il prodotto troverà finalmente la propria direzione, anche se per una guarigione completa è forse troppo tardi.

Lasciandosi comunque impressionare dalle ottime interpretazioni di alcuni impeccabili interpreti – Melissa McCarthy e Michael Shannon su tutti, con una nota d’onore a Samara Weaving -, Nove perfetti sconosciuti fa venire voglia di partecipare al trattamento di dieci giorni in un paradiso terrestre, aspettando che ne escano fuori demoni e tormenti. Un viaggio intensivo e concentrato, che perde ogni tanto la presa dello spettatore, il quale non rinuncia a completare il proprio percorso, ma si domanda comunque in conclusione quali siano i veri benefici.

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Leggi la recensione di The Undoing – Le verità non dette