The Suicide Squad non sembra solamente un seguito del film del 2016, ma un nuovo, violento e sboccato inizio

Sinossi di The Suicide Squad:

Una squadra di supercattivi viene mandata sull’isola di Corto Maltese per far saltare un intero edificio e gli esperimenti che venivano perpetrati da anni nella struttura. Peccato che i piani non vanno sempre come dovrebbero…

Recensione di The Suicide Squad:

La Suicide Squad del 2016 fu una vera catastrofe. Al netto di un divertimento minimo che l’opera poteva suscitare, il cui unico vero merito è quello di averci donato un’icona come l’ormai amatissima Harley Quinn di Margot Robbie, la pellicola di David Ayer non ha rispettato alcuni dei canoni richiesti al cinecomic, fallendo sia dal punto di vista della fattura dell’opera, che nel suo spirito intrattenitivo. Un’anonimia della tecnica del film tutta da ritrovare nello stile specifico e metallizzato del regista, che poco si addiceva alla storia dei supercattivi e che a livello universale ha riscontrato un malcontento che sarebbe stato difficile risanare.

Eppure la soluzione è stata trovata, la DC ha pescato nella Disney che era appena entrata in crisi con James Gunn (pericolo poi scampato che ha permesso il ritorno dell’autore per Guardiani della Galassia 3) e il risultato è stato uno dei lavori più acclamati dalla critica per un’opera cinematografica fumettistica. The Suicide Squad – Missione suicida non ci prova nemmeno a far finta di voler prendere da quello che era stato il lavoro dei cinque anni precedenti, decidendo proprio di eliminare ciò che fino ad ora era esistito del precedente gruppo di cattivi e ponendosi come un macigno posto a schiacciare l’operazione già ormai trapassata di Ayer.

the suicide squad

Addio Suicide Squad, benvenuta The Suicide Squad

Emblematica è infatti la scelta del titolo, non più una “Suicide Squad” generica, bensì quella che ora è la vera e sola, distintiva e inimitabile “The Suicide Squad” (“La” Suicide Squad). E così anche con la scena iniziale. Una maniera evidente di chiudere con un passato che non deve intromettersi in alcun modo con il presente dello scorrettissimo team, di cui Harley è la sola sopravvissuta, come in fondo accadeva proprio con il film del 2016. L’apertura dell’opera di James Gunn equivale dunque al riassetto nella sua interezza di quella che è la nuova squadra di protagonisti che ci accompagnerà nella risoluzione del progetto Starfish fin nei territori dell’isola di Corto Maltese. Un passaggio di testimone brutale, ma necessario, che dà a The Suicide Squad la possibilità dopo il suo prologo di scatenarsi senza doversi sentire legata al nient’altro.

È così che il cinecomic si direziona verso un altro incontro che è quello che la DC va instaurando tra le storie che desidera donare ai propri personaggi e il volerle condire con lo stile di un autore peculiare che possa portarne all’interno il proprio arsenale. Se con David Ayer tale connessione non era riuscita ad attivarsi, James Gunn a sua volta è invece in grado di mescolare alla perfezione le richieste avanzate dalla dimensione del cinema fumettistico commerciale al proprio gusto da cinema di serie B pieno di violenza e assurdità dichiarate. Un genere di riferimento che per The Suicide Squad è infatti quello di un filone splatter e grottesco che Gunn ha inserito nelle possibilità offertegli dalla DC, per poter così portare quel suo tipico modo di raccontare il filmico al grande pubblico.

Un background dell’autore che se James Gunn era riuscito ad inserire in piccole dosi in Guardiani della Galassia ha avuto l’opportunità con The Suicide Squad di far esplodere in maniera ancora più pronunciata. Un’occasione in cui non doversi limitare per non urtare la sensibilità del Topolino della Disney, capo in ogni caso assoluto di un’azienda come la Marvel, ma potendo osare facendo di quella Troma che lo accompagna dai suoi inizi un tappeto su cui poi innalzare l’operazione della DC. Battute sconce, umani squartati da squali millenari e topi come salvatori del mondo per una nuova dimensione, esilarante perché fuori di testa.

the suicide squad

La squadra che tutti aspettavamo

L’indipendenza e la libertà creativa della casa di produzione e distribuzione indipendente fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz si riversa con un budget ben più elevato e aspettative stellari in un’opera che sa come sfruttare le suggestioni di un cinema scorretto e carnale, viscido eppure qui mascherato dal clamore hollywoodiano. Una commistione che in The Suicide Squad manifesta la passione per il disgusto, per l’eccesso e per una cinematografia che arriva dall’action spinto fino al body horror, attraversando talmente tante sfumature, tante quante possono essere gli umori di Harley Quinn.

Azzerando ciò che è avvenuto in precedenza e asfaltando qualsiasi remora che potesse ancora far dubitare della potenza del gruppo dei criminali omicidi, The Suicide Squad è un’ironia caustica che si unisce al lato più infimo dei supercattivi e lo fa con ritmo musicale e sguaiatamente micidiale. Un’opera scurrile, licenziosa, truculenta e inaspettatamente molto buffa. La squadra che tutti stavamo aspettando. “The” Suicide Squad.