Dalla scoperta della propria individualità alla ripetizioni dei tormenti amorosi: cosa funziona e cosa no nella seconda stagione di Valeria 

La Spagna ha ormai invaso il panorama seriale. Tantissimi sono i prodotti che, soprattutto grazie a una finestra come quella offerta da Netflix, si sono aperti al grande pubblico mostrando la presa che le opere iberiche possono suscitare. Da un ormai cult come La casa di carta all’esperienza on the road tra prostituzione e stupefacenti di Sky Rojo, le serie spagnole continuano ad ampliare il loro ventaglio di interessi così da poter cogliere l’attenzione di un numero sempre più variegato di spettatori. In questa sequela di opportunità narrative nel 2020 si è andata ad aggiungere Valeria, serie basata sui romanzi di Elísabet Benavent, che passando dalla letteratura rosa ha affidato il proprio materiale alla creatrice María López Castaño.

Valeria debutta con la sua prima stagione ricalcando le orme delle imprescindibili Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda di Sex and the City, condendosi dell’aria avvolgente e calorosa di una Madrid che fa da sottofondo, ma pulsa delle (ri)scoperte sessuali e amorose dei suoi personaggi. Protagonista è quella Valeria interpretata da Diana Gómez che dà nome alla serie, la quale si fa centro di un triangolo in cui la donna va dividendosi tra la fine di un matrimonio giunto agli sgoccioli e l’arrivo nella sua vita di un uomo che ne riaccende gli appetiti vitali e sessuali. Una prima stagione che si conclude con la decisione della protagonista di dedicarsi alla propria carriera, intenzione ripresa anche col proseguo delle nuove puntate uscite nel 2021, in cui Valeria dovrà acquistare prima di tutto una nuova consapevolezza di se stessa.

Una serie che conosce bene il proprio potenziale e il pubblico a cui va riferendosi, sapendo così giocare al meglio le proprie carte pur continuando a scivolare su ingenuità narrative che sono impossibili da non constatare. Ecco dunque i punti a favore e a sfavore della seconda stagione di Valeria, serie che conosce affondo la propria natura sfruttandola pienamente, ma in attesa ancora di arrivare alla sua piena maturazione.

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I punti a favore di Valeria

Più della sua prima stagione Valeria col suo ritorno sembra riuscire a quadrare maggiormente l’essere donna della protagonista e tutto ciò che ne deriva dal punto di vista personale e lavorativo. Quando il pubblico andava a conoscere Valeria nelle prime puntate si ritrovava di fronte ad una protagonista in constante balia degli eventi, poco sospinta da una vera e propria autocoscienza individuale e sentimentale, condizione che ha portato la donna ad allontanarsi sempre più gradualmente dal marito Adrián e a lasciarsi circuire dalle attenzioni e dal fascino di Víctor. Valeria era dunque un personaggio certamente attivo ai fini dell’esplorazione del suo percorso narrativo, ma le mancava quella forza e quel coraggio che, finalmente, decide di perseguire nella seconda stagione.

La protagonista sceglie di affidarsi al proprio talento e di non sottostare al ricatto di una pubblicazione del proprio romanzo sotto la firma di uno pseudonimo – tra l’altro maschile. Questo la pone in una posizione di ripresa in mano delle redini della propria vita, effetto che si ripercuoterà nella relazione con lo stesso Víctor, rimasto nella cerchia delle attenzioni della donna, ma con contorni nel loro rapporto ancora indefiniti. Presa di fiducia nelle proprie capacità, compresa quella del riuscire a stare da sola e ad essere solamente Valeria (non “Valeria e Adrián”, “Valeria e Víctor”) che vedrà la donna compiere un percorso che la condurrà fino alla fine della stagione, dove imparerà che per poter essere completi è necessario sentirsi in sintonia con se stessi.

Armonia che in Valeria si rispecchia anche nel collante del gruppo di amiche della protagonista che vanno sostenendosi e assecondandosi, rimanendo però ognuna legata alla propria personalità che si rispecchia nelle strade che la serie fa intraprendere ad ognuna. Un prisma che mostra chi è pronta a costruire un futuro con l’uomo che ama, chi ha deciso di dedicarsi del tempo per viaggiare, chi decide di rivoluzionare la propria carriera non dovendo più sottostare alle scelte avanzate da altri. Un’unione forte e sempre presente, che come per la prima stagione continua a far battere il vero cuore di Valeria.

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I punti a sfavore di Valeria

Se rispetto alla prima stagione Valeria riesce a risultare più quadrata a livello della propria narrazione e a non limitarsi alle dinamiche da romanzo rosa da cui, comunque, è pur sempre tratta, la serie continua a ripresentare una monotonia dovuta al continuo dilaniarsi per amore che non ha mai la profondità di un’analisi dei rapporti elaborata, ma si limita a continui pianti e lamentele da parte soprattutto della protagonista. Il ripetersi costante, puntata dopo puntata, di meccanismi sempre identici pone su di una scala di insofferenza lo spettatore, che impotente si trova a dover vedere assecondate alcune dinamiche discutibili riguardo la gestione delle relazioni, cogliendo anche una mancanza di varietà e originalità nel racconto. Conseguenza che porta ad un’involuzione stessa del personaggio di Valeria, che nella seconda stagione cerca di combattere con tutte le proprie forze affinché la propria individualità riesca a saltare fuori, ma che troppo spesso finisce per venire ingabbiata nuovamente in dinamiche insoddisfacenti e, a tratti, svilenti.

Questo impone uno sguardo su ciò che significa essere donne oggi e come questo possa conciliarsi con un richiamo ad un romanticismo dai toni più disimpegnati. È evidente che Valeria cerchi in tutte le maniere di promuovere l’indipendenza, la resilienza e l’autodeterminazione dei suoi personaggi femminili, ma al contempo la narrazione deve pur sempre rifarsi a quei richiami a tinte sentimentali che non vogliono un’osservazione analitica e riflessiva delle relazioni, bensì solamente i tipici tormenti che molte volte non è dato vivere nella quotidianità esterna ai prodotti seriali. Un continuo struggersi che però a lungo andare indispone il pubblico, che proprio come accade con le storie amorose di amici e amiche vorrebbe solamente dire a Valeria di prendere in mano la propria esistenza, lasciando stare quella che da sempre si è costruita sopra una fantasia e che non sempre rispecchia i bisogni reali.

Di reale, inoltre, sembra esserci ben poco quando si tratta della naturalezza del rapporto tra Valeria e le sue amiche. Se da una parte sono lodabili le loro singolarità e il modo in cui la serie le fa intrecciare, dall’altra è un’interpretazione da parte di tutto il cast alquanto esagerata e quasi declamatoria a ricordare allo spettatore che si trova di fronte a un rapporto amicale costruito su misura e falsamente orchestrato. Una recitazione calcata che gioca dei brutti scherzi alla verosimiglianza che il pubblico dovrebbe percepire, di cui comprende certamente l’entusiasmo che può scorrere tra un gruppo d’amiche, ma di cui risulta ben tangibile anche la loro finzione.