What if…? sfida i fan del Marvel Cinematic Universe. Una serie tv animata che reimmagina gli eventi e riscrive la storia. 

Tempo, spazio e realtà non hanno un andamento lineare. Formano un prisma di infinite possibilità, in cui ogni scelta può diramarsi verso “multiversi diversi”, realtà parallele, creando accadimenti alternativi, appunto, a quelli già conosciuti. A descrivere il concetto alla base del Multiverso Marvel è l’Osservatore, colui che narra le vicende di What If…?, la nuova e inedita serie tv Disney + targata Marvel Studios

Il primo episodio dello show debutta oggi sulla piattaforma della Casa di Topolino, una serie animata che reimmagina eventi famosi dei film dell’Universo Cinematografico Marvel e regala sorprese sia a chi conosce in modo approfondito gli archi narrativi del franchise sia a chi potrebbe approcciarsi per la prima volta e non è un addicted. Nei primi tre episodi mostrati alla stampa, infatti, nonostante la profonda connessione con la miriade di personaggi del MCU, è piacevole notare come lo spettacolo messo in scena da What if…? si autoalimenti: possiamo infatti ammettere che si tratta del primo prodotto Marvel Studios “autonomo”, non gravato dalla necessità di adattarsi meticolosamente al canone dei film e delle serie tv della Casa delle Idee.

La novità: l’animazione!

What if…? è una serie antologica animata, e il fatto che il materiale di partenza siano proprio i Marvel Comics spiega il sapiente utilizzo dello stile non fotorealistico del cel-shadingUna tecnica che premia il movimento, soprattutto nelle scene d’azione. Il montaggio spensierato, poi, è così sfacciatamente da cartone animato che gli effetti sonori ricordano le serie tv live-action degli anni ’60 e il suo motore grafico rende le scene di combattimento più stravaganti e assolutamente facili da amare.

EPISODIO 1: Captain America o Captain Carter?

Giugno 1943. 

Sulla Terra impazza la Seconda Guerra Mondiale: l’esercito nazista avanza e conquista grazie alla tecnologia dell’HYDRA, la divisione scientifica di Hitler, con a capo il folle e spaventoso Teschio Rosso. La storia che conosciamo noi, gli amanti del Marvel Cinematic Universe, vede Steve Rogers protagonista della vicenda, un “semplice ragazzo di Brooklyn” che decide di sacrificarsi in nome della pace e per la salvezza del mondo. Scelto per la sua bontà d’animo, divenne un super soldato, nonostante il suo aspetto fisico e la sua corporatura tutto potevano indicare meno che una carriera militare. 

Nella prima puntata di What if…?, però, la storia narrata in Captain America: The First Avenger subisce una mutazione / diramazione non da poco: a diventare un super soldato è la caparbia Peggy Carter, qui doppiata nella versione originale dall’attrice che l’ha interpretata anche nel MCU, Hayley Atwell.

Cambiare la storia per cambiare il futuro?

Tra mito e storia, c’è un esercito di donne che non ha remore né senso di inferiorità e decide di prendere parte allo scontro, nonostante la società dica altro, ogni giorno. Contro ogni pregiudizio di chi ha la mente molto ristretta e sprezzante del pericolo, Peggy Carter offre un esempio di potente e ribelle femminilità, in una storia diversa ma se vogliamo specchio della versione già conosciuta. E mentre Steve Rogers diventa eroe senza siero – ma grazie alla tecnologia Stark -, sarà Captain Carter a liberare il 107° Reggimento di Fanteria, combattendo accanto agli Howling Commandos e a Bucky Barnes. La storia d’amore con Steve Rogers nasce, vive e si capovolge, ma non perde quell’ardore che tanto ci ha appassionato negli 11 anni di Marvel Cinematic Universe, e questo in soli 30 minuti di episodio.

Donne soldato e donne eroine

Storicamente, il ruolo principale attribuito in guerra alla donna non è stato quello di soldato, ma quello di vittima. E come viene detto anche a Peggy Carter nel primo episodio di What if…?, la figura femminile, in un conflitto bellico, potrebbe “scalfirsi le unghie”. 

A voler analizzare simbolicamente questa realtà alternativa raccontata dall’Osservatore nel primo episodio della seria animata Marvel Studios, più che vedere una realtà riscritta e sperare in un’assimilazione delle donne nella cultura militare “tradizionale”, che appare di ardua attuazione e di incerta desiderabilità, è necessario favorire nuovi percorsi di definizione della figura del supereroe e del militare, e delle rappresentazioni del maschile e del femminile ad esso connesse. Ponendo in crisi la concezione della “mascolinità virile” che il mondo supereroistico ha fino ad oggi prodotto, un reale ingresso di una reale Captain Carter può contribuire ad una ridefinizione del concetto e dell’iconografia nella direzione della flessibilità, complessità e multidimensionalità richieste dal nuovo scenario cinematografico e, perché no, anche fuori dal grande e piccolo schermo. Insomma, più potere alle donne eroine, non solo nel Multiverso.