Fabio De Luigi e Anita Caprioli sono una coppia in crisi nella miniserie in due puntate Ridatemi mia moglie, diretta per Sky Serie da Alessandro Genovesi.

Sinossi ufficiale di Ridatemi mia moglie:

Giovanni e sua moglie Chiara sono sposati ormai da tanti anni. Il loro rapporto è logoro ma sembra che solo lei se ne accorga, mentre Giovanni è convinto che tutto proceda per il meglio. Chiara decide di lasciarlo con una lettera, che scrive ma che poi decide di gettare nel cestino; fale valigie e si allontana da casa. Giovanni, ignaro di tutto, le sta preparando una festa a sorpresa per il suo compleanno. Mentre si attende la festeggiata, dentro il cestino viene ritrovata per caso la lettera. Il povero Giovanni apprende così le intenzioni della moglie. Ma non si vuole dare per vinto, ed è intenzionato a riconquistare Chiara a tutti i costi.

Recensione di Ridatemi mia moglie:

In una scena inserita nel primo episodio di Ridatemi mia moglie, Renato, il personaggio interpretato da Diego Abatantuono, racconta alla consorte Carla Signoris e alle figlie Anita Caprioli e Diana Del Bufalo come da giovane era solito suddividere un foglio bianco con una linea verticale, e rispettivamente scrivere su ambo i lati pro e i contro di una situazione che occorreva analizzare. Un metodo comune più al cinema che nella vita reale, ma tuttavia utile nel nostro caso a stilare intuitivamente gli aspetti positivi e negativi dell’intera pellicola andata in onda su due parti e diretta per Sky Serie dal regista Alessandro Genovesi.

Fra i pregi del remake italiano di I Want to My Back, franchise di successo ideato dalla britannica BBC, uno è da attribuire all’intera produzione Sky in collaborazione con Colorado Film, riuscita ad assembrare un cast potenzialmente esplosivo nella sua attitudine a praticare il complesso esercizio della commedia e le possibili derive comiche dell’improvvisazione corale, non sorretto però da una scrittura in grado di esaltarne le singole individualità.

ridatemi-mia-moglie

Tanti contro, qualche pro

Nel trasporre le modalità tipiche della sit-com e dello slapstick, genere al quale si rifà l’originale, in quelle più propriamente riconoscibili alla serialità contemporanea infatti, è la sceneggiatura a subirne le conseguenze meno prevedibili dei suoi autori Giovanni Bognetti con lo stesso Genovesi, intenzionati a indagare maggiormente gli aspetti intimi e caratteriali dei suoi personaggi, ma forse per questo rallentandone sia la vivacità nel ritmo sostenuto, che l’imprevedibile ilarità di un cast di portenti, qui poco rodato e perciò inefficace ai fini del divertimento spettatoriale.

Ridatemi mia moglie sembra così avanzare per dialoghi poco brillanti, nonostante i suoi interpreti (fra tutti il Fabio De Luigi alter-ego del regista, come definito in conferenza stampa), arenandosi spesso in tentativi flebili di connubiale comicità e romanticismo, e lavorando per escamotage narrativi piuttosto intramontabili, quali la fine di un amore scoperta casualmente tramite una lettera d’ addio scritta e non inviata, idiosincrasie personali o di coppia e il bailamme familiare per salvare i pezzi di un matrimonio in pausa riflessione.

ridatemi mia moglie

amore al capolinea e tentativi di riconquista

Complice il dietro le quinte pandemico che ha costretto a mitigare la scelta delle location e degli interpreti su singola scena, la miniserie che dà il via alla prossima stagione seriale di Sky e battezza il neonato canale Sky Serie, opta per gli ambienti interni di un’indefinita città italiana borghese, per mette in scena la fine di un amore logorato dalla routine e dal tempo. Un sentimento, quello fra Giovanni e Chiara, scemato goccia dopo goccia in un arco temporale di sei anni, mostrato nei suoi goffi albori di corteggiamento per flashback e finito ufficialmente il giorno del compleanno di lei, trasformando come spesso succede, l’euforia del festeggiamento in recriminazioni da letto lontano dagli ospiti.

Quella scelta da Genovesi, è un tipo di trasposizione dall’intento internazionale, scavalcato dalle barriere del dialetto regionale o dell’appartenenza forzata ad un singolo luogo riconoscibile, e costruito sull’ambizione di non ridurre la risata al puro slapstick o alla caratterizzazione mimica. Eppure, Ridatemi mia moglie, si mostra incapace di mantenere le sue promesse d’apertura, lasciando una visione puramente godibile ma poco pavida, sia nell’impronta comica, che in quella d’indagine psico-amorosa delle dinamiche di coppia ai margini del sentimento forse risolto per sempre; consegnando un remake costruito sull’ambizione comico-melodrammatica proiettata all’universalità e risultata invece, se non lontana dai tempi generazionali, da quelli attribuibili alla scrittura seriale di moderna qualità.