The White Lotus conferma l’attenzione di HBO verso prodotti seriali di qualità, con un’acuta e drammatica satira sociale sul denaro e il privilegio.

Sinossi ufficiale di The White Lotus:

Il cliente ha sempre ragione, e va coccolato e viziato il più possibile: questo è ciò che Armond, il manager del prestigioso resort hawaiano The White Lotus, ripete con convinzione al suo staff. Il cliente, però, a volte può essere davvero insopportabile! Presso l’hotel sono in arrivo nuovi ospiti che si aspettano di passare una settimana di puro relax, ma andrà veramente così? Giorno dopo giorno, infatti, quel luogo paradisiaco farà emergere i segreti e i lati più oscuri non solo dei villeggianti, ma anche di Armond e dei suoi sottoposti, portando a rivelazioni a volte anche sconvolgenti. Se è vero che le vacanze sono un buon momento per fermarsi un attimo, guardarsi dentro e fare il punto della situazione in attesa di ributtarsi a capofitto nel mondo reale, è anche vero che a volte guardarsi dentro può essere più destabilizzante del previsto.

Recensione di The White Lotus:

Nella miriade di proposte seriali che emergono mensilmente dai cataloghi digitali, i prodotti targati HBO si contraddistinguono da sempre per la loro qualità. Solo prendendo ad esempio le prossime nomination agli Emmy Awards 2021, oltre all’accoglienza di critica e pubblico, i drama I May Destroy You, The Undoing e Mare of Easttown, spiccano fra i titoli maggiormente favoriti alle ambite statuette dedicate alle produzioni del piccolo schermo.

Non ancora nominata, ma che senza dubbio dirà la sua alle premiazioni del prossimo anno, la serie The White Lotus, creata, ideata e diretta interamente da Mark White, autore di cult per adolescenti come Dawson’s Creek, Freaks and Geeks, e il film musicale di Linklater School of Rock, è ad ora la rivelazione più recente dell’emittente statunitense via cavo, solo apparentemente banale per il soggetto principale incentrato su un gruppo di turisti americani in vacanza alle Hawaii, ma spiazzante e originalissimo nella sua straniante messa in scena.

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Maschere e personaggi nell’esclusivo resort su HBO

L’episodio pilota intavola da subito le premesse inquietanti di un corpo morto, trasportato in aereo su una lugubre scatola di resti umani da maneggiare con cura, all’interno di un aeroporto locale di Maui, l’isola capitale dell’arcipelago delle Hawaii. Sette giorni prima però, il clima è tutt’altro che funereo. Sorrisi forzati sui volti già esausti dello staff del White Lotus, accolgono da lontano il gruppo di ospiti, tutti nord americani benestanti arrivati nell’esclusivo resort affacciato sull’oceano per godere delle meraviglie naturali di un luogo solo idealmente ancora incontaminato, fra meritati ozi a bordo piscina e attività sportive organizzate dall’hotel.

Visitatori in solitaria, come la stralunata sessantenne interpretata da Jennifer Coolidge, lì per spargere le ceneri della madre morta da poco, oppure in gruppi familiari come i Mossbacher moglie e marito (Connie Britton e Steve Zahn), con i figli adolescenti (Sydney Sweeney e Fred Hechinger), e la coppia di neo-sposi Shane e Rachel interpretati da Jake Dacy e Alexandra Daddario. Fortemente caratterizzati fin da subito nelle loro tremolanti dinamiche personali e di gruppo, i protagonisti di The White Lotus vengono man mano schiusi dai loro microcosmi confortevoli e avvicinati progressivamente l’uno con l’altro attraverso il personaggio che fa da collante all’intero racconto, il manager del resort Armond (Murray Bartlett).

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soldi e benefici governano le dinamiche umane e familiari

La gentilezza e la rassicurante abnegazione che vediamo affidata ad Armond in verità, è una maschera asfissiante attaccata al volto suo e dei suoi collaboratori; una proiezione simbolica e allarmante del privilegio bianco e dei rapporti di potere sui quali si fonda l’intera società occidentale dall’imperialismo al capitalismo, costruiti sul reciproco sfruttamento a proprio vantaggio per dare vita alla perdita, ancor più sconfortante, dell’autenticità.

The White Lotus dunque scardina lentamente e con precisione chirurgica lo stato contemporaneo degli esseri umani della società dei consumi, senza alcun dichiarato intento politico nonostante la resa finale sia inequivocabilmente un monito alla coscienza dello spettatore, e smontando le sicurezze da ‘brave persone’ sulle quali siamo soliti crogiolarsi per rivelarne invece. con un sonoro schiaffo. la verità del denaro come mezzo unico per governare i rapporti. Con una regia alienante e toni che mutano dal comico al grottesco, dal dramma alla satira sociale, la serie progredisce nella stessa liturgia costruttiva à mo’ di mantra per ogni episodio, trovando nella ricostruzione delle ventiquattrore dei sei giorni trascorsi in resort, epifanie personali e imbarazzi collettivi, meschinità e capricci clientelari, incomunicabilità e bagliori di genuinità.

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The White lotus è ibrido nel genere ma tagliente nel contenuto

Mettendo in scena la tragedia umana del privilegio e dei precari scambi di potere che governano sentimenti e relazioni familiari, la serie s’immerge letteralmente delle onde spaesanti dell’oceano metaforico, alla ricerca sonora e visiva di una sorta di anestesia sensoriale e coscienziosa del suo spettatore, ipnotizzandolo dallo spiritualismo insito al luogo e alla cultura primitiva nella quale si ambienta il racconto, ma richiamandolo alla speranza probabile di un cambiamento coraggioso – gesto affidato ad un finale di risoluzione mystery congegnato sul whodunit tipico del genere, ma ancor più amplio nella sua portata simbolica.

A cosa appartenga esattamente The White Lotus, se a una commedia o un dramma, se a un giallo o una pellicola thrilling, poco importa ai fini della comprensione ultima della narrazione. La serie non ha intenzione di ergersi a manifesto politico, né tantomeno di proporre alternative sociali alla condizione odierna; piuttosto è un intrattenimento qualitativo capace di coinvolgere tramite escamotage narrativi dell’appartenenza e delle dinamiche che hanno portato al cadavere, fornendo spunti di riflessione autonoma sulla deriva naufragata delle relazioni costruire sui capricci di chi detiene il potere, dunque il denaro, e di chi invece, conseguentemente, ne beneficia. Ma a quale prezzo?.