Il Dune di Villeneuve rende giustizia all’epica avventura del romanzo di Herbert e ci regala un’esperienza cinematografica impareggiabile

Sinossi

“Dune”, un’epica avventura ricca di emozioni, narra la storia di Paul Atreides, un giovane brillante e talentuoso nato con un destino che va ben oltre la sua comprensione, che dovrà viaggiare verso il pianeta più pericoloso dell’universo per assicurare un futuro alla sua famiglia e alla sua gente. Mentre forze maligne si fronteggiano in un conflitto per assicurarsi il controllo esclusivo della risorsa più preziosa esistente sul pianeta – una materia prima capace di sbloccare il più grande potenziale dell’umanità – solo coloro che vinceranno le proprie paure riusciranno a sopravvivere.

La trasposizione cinematografica di Dune non ha mai avuto vita facile. L’omonimo romanzo di Frank Herbert, considerato la bibbia della fantascienza, è stato adattato per il grande (e piccolo) schermo ben quattro volte. I due film e le due serie tv tratti dal libro sono stati dei flop totali: da allora si dice che attorno a Dune aleggi una maledizione.

A quanto pare per romperla ci sarebbe voluto l’intervento di una sorta di “messia del cinema”, in grado di combinare lo stile autoriale con quello mainstream, creando così un’opera completa e fedele alla storia originale. Il messia di cui stiamo parlando è il cineasta canadese Denis Villeneuve, stimato da pubblico e critica soprattutto per Arrival e Blade Runner 2049.

Interessato da moltissimo tempo a questa storia e conscio della complessità di una sua trasposizione cinematografica, Villeneuve ha voluto circondarsi di professionisti d’eccezione. Per realizzare un colossal di proporzioni cosmiche, ha riunito una formazione di artisti vincitori e candidati all’Academy Award, dei veri fuoriclasse che sono riusciti a creare un’opera curata nei minimi dettagli.

Arrakis, il pianeta che parla di noi

Dune è ambientato a migliaia di anni nel futuro e narra la storia di Paul Atreides, un giovane spinto dal destino in una lotta di potere intergalattica sulle sabbie del remoto pianeta Arrakis, sede di una civiltà indigena chiamata Fremen. Arrakis è stata aspramente contesa per generazioni a causa della “spezia”, una risorsa naturale rara capace di espandere la mente e necessaria per i viaggi interstellari. Chi la controlla, controlla tutto l’universo.

Fin dal 1965, data di uscita del romanzo di Herbert, si è parlato di Dune come una storia contemporanea che tratta i temi dello sfruttamento e della gestione delle risorse del pianeta. Sono passati più di cinquant’anni e la trama continua a essere attualissima. Il regista Villeneuve si è approcciato a Dune anche per le tematiche di cui parla e le ha volute raccontare creando un evidente parallelismo tra noi e loro.

Nella trama, come d’altronde nella realtà, ci sono due fazioni: chi vuole appropriarsi della spezia sfruttando la comunità di indigeni e chi, invece, vuole gestirla attraverso il dialogo con loro. E poi ci sono le nuove generazioni rappresentate da Timothèe e Zendaya, mosse da intenti più nobili e capaci di andare oltre agli interessi personali, percorrendo la via della giustizia.

L’inizio di un viaggio epico

Negli ultimi giorni molti critici hanno definito Dune un film “a metà”, che racconta una storia potenzialmente epica ma che non sa arrivare in tutta la sua potenza. Effettivamente la pellicola, dopo due ore e mezza di narrazione, porta lo spettatore a volere di più e dà la sensazione di non aver sviscerato correttamente tutto ciò che si poteva raccontare.

Chiaramente dietro a questo espediente narrativo ci sono delle motivazioni: Dune è un prodotto difficile da portare sul grande schermo perché la storia originale è un turbine di informazioni senza fine. Si tratta di un’avventura fantascientifica complessa, ricca di significati e creatrice di nuovi mondi, quindi pensare di raccontarla in un unico film pareva quasi impossibile.

Villeneuve ha preso le giuste misure e ha inserito in questo lungometraggio l’indispensabile per gettare le basi di un progetto molto più ampio. Il suo intento appare chiaro fin da subito: sotto al titolo viene riportata la dicitura “parte 1”. Dune non è altro che un film preparatorio e misurato che ha la funzione di spiegare nei dettagli tutte le dinamiche della storia originale anche a chi non ha letto il romanzo.

L’esplosione narrativa che tutti si aspettavano arriverà sicuramente con il prossimo capitolo, che è già stato confermato dal regista. Non vogliamo anticipare i tempi, ma siamo propensi a pensare che il 3 settembre 2021 verrà ricordato come il giorno in cui ebbe inizio una saga memorabile che ricorderemo per anni.

Un trionfo di musica e scenografie

La forza di questo primo capitolo di Dune sta nei tecnicismi. A questo proposito facciamo una piccola premessa: Dune è stato pensato per essere visto al cinema. Guardarlo in qualsiasi altro posto sarebbe come guidare un motoscafo nella vasca da bagno di casa: inutile e frustrante. Detto questo, vi assicuriamo che una volta usciti dalla sala avrete l’impressione di aver vissuto una vera e propria esperienza cinematografica.

Dune trascina lo spettatore in un mondo nuovo, fatto di un’estetica elegante e maestosa, di scenografie ricercate e curate nei minimi dettagli. L’elemento del sonoro scandisce le vicende e rende la narrazione ancora più sontuosa di quanto già non lo sia. La colonna sonora, firmata da Hans Zimmer, svolge un ruolo fondamentale nella pellicola, tanto da essere considerata un personaggio a sé stante.

E a proposito di personaggi, il lavoro di casting fatto per Dune è stato davvero grandioso. Nel film sono presenti nomi di rilievo come Javier Bardem, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson, Josh Brolin, Jason Momoa e Zendaya, tutti entrati perfettamente nella parte. Ma il vero protagonista è Timothèe Chalamet che con questo film dimostra in modo definitivo il suo incredibile talento.

Vi abbiamo incuriosito? Dovrete aspettare ancora per poco: Dune esce nelle sale il 16 settembre!