Di fantasmi, orrori e sensi di colpa: Oscar Isaac è il protagonista di una storia dark piena di mistero e dolore. Arriva al cinema The Card Counter (Il Collezionista di Carte)!

SINOSSI:

Dei fantasmi del passato non ci si libera così facilmente. Prodotto da Martin Scorsese e in concorso alla
78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo film di Paul Schrader vede
Oscar Isaac nel ruolo di William Tell, un ex militare che vive come giocatore d’azzardo professionista e
attira l’interesse di una misteriosa finanziatrice.
La vita ordinaria di Tell viene però sconvolta dall’incontro con Kirk (Tye Sheridan), un giovane in cerca
di vendetta contro un nemico comune.

Il Collezionista di Carte è ora al cinema!

Il senso di colpa, a discapito di quello che si possa pensare, è un’emozione che sembra addirittura ricoprire una funzione: quella sociale; se ci riflettete, il senso di colpa ci permette di capire se è stato commesso uno sbaglio o un danno nei confronti altrui consentendoci di rimediare. Paul Schrader realizza film su anime perdute in questi tormenti, con protagonisti che hanno obiettivi irraggiungibili, una sorta di squallidi purgatori esistenziali che parlano dei loro momenti più brutti. Lo sa bene William Tell (Oscar Isaac) protagonista di The Card Counter (Il Collezionista di Carte), film presentato in concorso alla 78. edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Prodotto da Martin Scorsese, la pellicola ci ricorda il valore del passato, il peso del senso di colpa e il prezzo delle redenzione, passando per quella che sembra la soluzione ideale per espiare i propri peccati: il gioco d’azzardo.

La fortuna, il caso e l’azzardo sono le tre componenti principali che formano l’universo del gioco, ispirazione di molte trame narrative dalle intrecciate avventure con personaggi affascinanti, che hanno dato vita a varie opere cinematografiche. Esistenze molto tormentate in bilico e apparentemente senza via d’uscita, in cui il gioco dazzardo diventa una metafora della società, ma con una differenza: dei fantasmi del passato non ci si libera così facilmente, nemmeno se la dea bendata ha deciso di agire a tuo favore. 

Con The Card Counter, ancora una volta, Schrader torna a raccontare un senso di colpa e un processo di espiazione, spietato, dell’uomo verso se stesso. Il fatto che si tratti di un uomo di guerra non fa che portare in superficie la figura che è sempre soggiaciuta ai suoi personaggi: uomini soli, alla disperata ricerca della verità, squarciati da un conflitto tra materiale e immateriale. Ancora una volta un film uguale ma diverso, condannato narrativamente fin dal principio, dal passato eppure in dialogo con il presente, soprattutto con le immagini del presente: perché oggi l’immagine metaforica dell’essere umano sul punto di esplodere non può che essere quella di Tell e del suo gioco di “lunghe attese”.

Appare evidente, a noi e a Schrader, che in questo dialogo non è soltanto lui a riflettere il nostro tempo, ma soprattutto il nostro tempo a riflettere, quotidianamente e drammaticamente, il suo cinema. Al punto che le parole e le cose, il pensiero e l’immagine possono coincidere, perché aderiscono perfettamente l’uno all’altra. Sul grande schermo, Il Collezionista di Carte fornisce un altro resoconto stilisticamente elegante di un ex soldato, una delle tante personalità solitarie amate dal cineasta, che qui ha occhi e corpo di Oscar Isaac. Occhi vuoti, stanchi, tristi di un veterano di Abu Ghraib che ha scontato otto anni per i suoi crimini di guerra. Tell ora si guadagna da vivere giocando d’azzardo, viaggiando da un casinò all’altro in cerca di una mano fortunata a poker. E dal concetto appena esposto che lega parole e immagini, la luce oscura che vive nell’animo del protagonista adombra simbolicamente le luci sgargianti dei casinò. 

Nel suo peregrinare, Tell incontra un’altra “luce inaccessibile”, quella del giovane Cirk (Tye Sheridan). Cirk è sulle tracce del maggiore John Gordon (Willem Dafoe), un ex mercenario ad Abu Ghraib che da allora ha fatto fortuna vendendo software di sicurezza. Gordon, scopriamo, è riuscito a sfuggire alla giustizia, non pagando debiti per i suoi crimini, lasciando che i “piccoli” si prendessero tutta la colpa. Cirk vuole vendetta per il padre morto e cerca in Tell un possibile alleato.

La relazione un po’ schematica che va costruendosi tra i due protagonisti e che, forse, avrebbe meritato un approfondimento in più, dà il via a una serie di eventi che hanno un andamento lineare, senza il ritmo incalzante di un thriller, ma più dall’intensità meditativa e traballante che rispecchiano l’animo del protagonista.

La spavalderia stilistica inconfondibile con cui Shrader distilla i temi della pellicola appare in qualche modo inedita: la decisione di mantenere off screen una fondamentale scena raccapricciante è un tentativo di far vincere la speranza. Un passaggio più edificante rispetto al passato, dove il senso di colpa si combatte solo con la pratica della virtù.