Quentin Tarantino, Franco Nero e Ruggero Deodato ripercorrono gli spaghetti western di Sergio Corbucci nel doc Django & Django

Quentin Tarantino voleva scrivere un libro su Sergio Corbucci. Aveva ricominciato a vedere tutta la sua filmografia, ad analizzarla sotto il punto di vista narrativo e formale, cercando di estrapolare dalle sue opere la poetica del “secondo miglior regista di spaghetti western” al mondo e contribuendone a risaltare l’ingegno creativo. Un’operazione che il cineasta americano non portò mai a termine, ma a cui gli sono venuti incontro gli sceneggiatori Steve Della Casa e Luca Rea coinvolgendolo nel documentario Django & Django, che si divide tematicamente per capitoli ognuno impostato per esplorare e addentrarsi in determinati angoli della filmografia di Corbucci, cercando di estrapolarne il tocco e la visione di una frontiera tutta italiana.

È con un opening tra genio e fantasia che Django & Django si apre al percorso di indagine della carriera del regista romano che mescola al mito del cineasta i racconti tratti dall’immaginario di Quentin Tarantino. È il suo Rick Dalton di C’era una volta a…Hollywood ad incontrare in questa sequenza immaginifica il realizzatore di classici come Il mercenario e Il grande silenzio, un aneddoto raccontato come se fosse reale e che prende invece dall’impostazione a metà tra verità e rimaneggiamento della Storia passata. E così il suo attore irreale si incontra con la figura possente e piazzata di Corbucci, scambiano qualche parola, Dalton fa una serie di figuracce. Ed è mescolando ciò che Tarantino ha inventato e la cinematografia di uno dei suoi autori preferiti che il documentario comincia, per spingersi poi oltre sui territori della ricostruzione della sua concezione filmica e di ciò che ha significato per il cinema nazionale e internazionale.

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Quando lo spaghetti western si è fatto violento

Non è però soltanto Tarantino a ripercorrere la carriera di Sergio Corbucci. La sua intervista è intervallata da scene e sequenze, ma anche dalla presenza di due figure che furono essenziali per la realizzazione di alcuni dei più grandi successi del regista. Da un lato abbiamo colui che, insieme a Corbucci, era dietro la macchina da presa per contribuire alla visione violenta e fangosa di western che molto guardavano alla dimensione americana. È Ruggero Deodato l’aiuto regista che ha lavorato per anni al fianco del cineasta, che ne ha conosciuto il tentativo di spingersi sempre più in profondità nella torbidezza delle pellicole di genere, aumentando sporco e ambiguità, sangue e modi per uccidere.

Dall’altro è il volto per eccellenza del suo cinema a parlare all’interno di Django & Django, quel viso iconico della filmografia di Corbucci che è diventato nel tempo simbolo stesso di uno spaccato del cinema degli spaghetti western. Franco Nero è il Django del titolo, quello dalla D muta ripresa da Tarantino stesso e che compare proprio nella rivisitazione del classico del 1966 che diventa per l’occasione “Unchained”. Un attore che ha incanalato lo spirito degli western truculenti e rabbiosi del suo regista, che ha saputo restituire al pubblico le volontà intrattenitive e feroci di un cinema italiano che non si sarebbe mai più ripetuto.

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Django & Django e come sono stati quegli anni Sessanta

È infatti concentrandosi solamente sugli anni Sessanta che l’opera documentaristica va delineando il percorso di Sergio Corbucci, sia un decennale fondamentale per la sua formazione in quanto regista riconosciuto a livello mondiale, che per quella di un futuro cineasta come Quentin Tarantino, nonché il lasciato che avrebbe donato a tutto il suo pubblico.

Uno spazio temporale ben delimitato per concentrarsi maggiormente sul genere per cui è diventato noto e come a sottolineare quale fu il momento, l’istante in cui si andò formando il mito di Corbucci. Un documentario che non esplora l’intera carriera, ma una riflessione specifica e suddivisa per restituire le conoscenze sul cinema western dell’artista. Un documentario piccolo ed esile, ma funzionale nell’ottica della peculiarità di alcuni suoi titoli, pochi rispetto alla sua globale cinematografia ed utilizzati per descrivere un lavoro tutto personale sullo spaghetti western elaborato dal regista.