Halloween Kills è il secondo capitolo della nuova trilogia diretta da David Gordon Green, il “male assoluto” che genera intrattenimento e caos

Sinossi di Halloween Kills:

Michael Myers non è bruciato nella casa andata a fuoco di Laurie Strode, la sua nemesi. È così che continuerà a mettere in atto una serie di crudeli omicidi, finché la cittadina di Haddonfield non deciderà di ribellarsi…

 

Recensione di Halloween Kills:

Ci sono incubi che non vogliono lasciarci dormire. Che si ripetono uguali e costanti quando chiudiamo i nostri occhi, provocandoci notti insonni e brividi infiniti. Ma ci sono anche quei tormenti e pensieri angusti che si continuano a manifestare circolarmente ripetendosi sempre un po’ uguali a se stessi, trasformando lo spavento in indifferenza e la paura in noia. Fortunatamente per David Gordon Green e la sua nuova trilogia di Halloween ciò non avviene o almeno non in maniera manifesta o sottolineata. Di certo è evidente il voler cercare di trovare sempre una nuova chiave di lettura, ma soprattutto narrativa per il personaggio di Michael Myers e della sua avversaria, prima eroina slasher della storia, Laurie Storde. Ed è anche sintomatico che il processo in questa direzione possa risultare incespicante e tortuoso.

Halloween Kills però, secondo capitolo di Green, riesce a destreggiarsi pur dovendo rapportarsi ad una difficoltà in più ossia quella di fare da ponte di collegamento tra il primo film di rilancio della saga e quello che, con la pellicola Halloween Ends, chiuderà l’orrorifico cerchio riaperto nella contemporaneità dalla casa di produzione della Blumhouse. Compito non facile che non tutte le pellicole sono in grado di sostenere, ma che il regista assieme agli sceneggiatori Danny McBride e Scott Teems indirizza su di una strada dove a giocare il ruolo principale è l’intrattenimento più pronunciato, intervallato da una nuova riflessione sul male e chi è colui che va a determinarlo.

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Secondo capitolo: un ponte tra omicidi e male assoluto

Iniziando proprio lì dove Halloween (2018) era andato concludendosi, facendo avanti e indietro in un passato quale quello del 1978 che torna a scuotere e tormentare coloro che trovarono Michael Myers sulla propria strada, Halloween Kills segue diligentemente quel verbo posto all’interno del titolo della pellicola diventando l’uccidere il vero e proprio atto da compiere, più di quanto era avvenuto in precedenza. In questa sua valenza da intermediaria tra il principio e la fine, la pellicola decide di impostare il proprio svolgimento su una serie di morti violente che si susseguono molteplici e ogni volta cruente davanti agli occhi dello spettatore, in un richiamo quasi classico all’essenzialità delle opere dell’orrore del passato, dove era il coltello infilzato nella carne a voler essere visto ed era infatti ciò che veniva mostrato.

Trovate mortali che riempiono perciò il film per la maggior parte della sua durata, facendosi attrazione primaria che coinvolge i personaggi e portando lo spettatore e domandarsi su quali potrebbero essere le altre brutali trovate che Myers potrebbe infliggere alle sue vittime. Un concentrarsi insistente e sensato sui momenti di terrore e efferatezza del cattivo della saga, tanto da recludere la Laurie di Jamie Lee Curtis per quasi un’ora della pellicola in una camera di ospedale, facendola svegliare solamente quando sarà il momento di continuare nelle svolte del racconto che indagano il suo legame con l’assassino.

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Halloween Kills: tutti colpevoli, tutti innocenti

È infatti sull’interrogativo attorno al “male puro” che Halloween Kills si concentra nella sua seconda parte, diversamente strutturata rispetto alla reiterazione di omicidi sempre brutali – e molto cinematografici – a cui sono sottoposte le vittime di Michael Myers, sostituiti da un ribaltamento delle parti dovuto al caos creato proprio dallo stesso cattivo. Un personaggio che, nell’esprimere la forma suprema del male, lo riversa quasi inconsapevolmente sui cittadini di Haddonfield e elimina i confini tra vittime e assassini. Il momento massimo in cui Myers si ritroverà solo e indifeso a discapito però della perdita della ragione anche da parte degli innocenti. Perché il male attacca in tantissime forme e alcune sono ben più silenziose e subdole. 

Un divertissement tutto sangue e accoltellamenti, il quale riesce ancora a trovare qualcosa da poter dire nonostante l’evidente sforzo che si trova a dover avanzare. Una leggenda dell’orrore che forse è arrivato il momento di finire, ma che con dignità continua a osservare, inseguire e ammazzare.